sabato 28 marzo 2009

Il prezzo della verità

Fortapàsc è il titolo del film dedicato alla memoria di un giovane giornalista de Il mattino ucciso a soli 26 anni. Il regista Marco Risi torna a muovere la sua macchina da presa nei vicoli degradati e scorticati del Sud Italia. Lo fece bene in Mery per sempre e in Ragazzi fuori ormai tanti anni fa. Disperati sottoproletari animavano una Palermo arabeggiante. Si chiamavano Pietro, Natale, Mery-Mario, King Kong, Claudio, Carmelo, Marcello. Lo fa bene in questo Fortapàsc, che dedica alla memoria di suo padre. Giancarlo Siani è l'eroe antieroico di questo film, un tranquillo ragazzo che ha la passione per la carta stampata e che spera possa vivere coltivando l'amore per la verità. Inizia a fare il corrispondente da Torre Annunziata, roccaforte del boss Valentino Gionta.

Fortapàsc: Valentino Gionta festeggia sfarzosamente la comunione di suo figlio. Prima dell'inizio del banchetto, c'è un incontro fra capi clan nella cucina del ristorante. Carmine Alfieri porta in dono un orologio d'oro. Giancarlo e il suo amico Rico guardano da lontano sperando di fare uno scoop. La musica classica napoletana non manca. Improvvisamente c'è un bltiz dei carabinieri. Gionta viene arrestato e mentre va via chiede che la musica non si fermi, bacia con ostentato vigore sua moglie. Non siamo in un film di Alfonso Brescia con Mario Merola. Questo è Fortapàsc e il regista è Marco Risi.

Mery per sempre: Pietro ruba un disco di Nino D'Angelo, fugge con la sua Vespa e viene arrestato. Nino ancora oggi è un mito a Palermo e lo scorso anno per la festa di Santa Rosalia ha tenuto un megaconcerto.

Fortapàsc: le note di Popcorn e patatine, grande successo di Nino D'Angelo e titolo di un omonimo film che lo vide protagonista, accompagnano Giancarlo Siani a cercare informazioni in un triste bar di Torre Annunziata, popolato da biliardi, video poker, foto di Maradona e sciarpe del Napoli.

Ragazzi fuori: King Kong ruba uno stereo insieme ad un amico ma una pattuglia in borghese assiste al furto. Un poliziotto insegue King Kong in una rincorsa estenuante. Arrivano nel mercato di Ballarò. Il poliziotto sfinito ed innervosito estrae la pistola e lo uccide.

Fortapàsc: Una terribile strage è accompagnata nel film dalla radiocronaca di un Napoli-Verona passato alla storia per uno splendido gol di Maradona da trenta metri. Un giovane con la maglia numero 10 del Napoli fugge per i vicoli stretti di Torre Annunziata. I killer lo inseguono. Sembra sfuggire all'agguato, ma quando il radiocronista annuncia il gol di Maradona, lui è colpito da una valanga di proiettili e cade a terra. Il numero 10 si bagna di sangue. Il giovane è una delle 8 vittime della strage di Sant'Alessandro.

Il 26 agosto 1984, un pullman con il cartello Gita turistica arriva in Via Castello, dove c'è il quartier generale di Valentino Gionta. Sul pullman non ci sono turisti, ma killer spietati che trucidano i valentini. Così si chiamano gli affiliati del clan Gionta, dal nome di battesimo del loro capo. A sparare sono gli alleati stessi dei Gionta, gli Alfieri e i Bardellino. In quegli anni la camorra napoletana è divisa in due opposte fazioni. Da un lato il sogno egemonico in stile Cosa Nostra della Nuova Camorra Organizzata (NCO) di Raffaele Cutolo e dall'altra il cartello della Nuova Famiglia (NF) composta dai clan Alfieri, Bardellino, Nuvoletta e Gionta. All'interno della NF si riverberano le diatribe di Cosa Nostra siciliana, dove i corleonesi, legati ai Gionta e ai Nuvoletta, si contrappongono al binomio Badalamenti-Buscetta, legato a sua volta agli Alfieri e Bardellino . Valentino Gionta è inoltre un boss ambizioso che va tenuto a bada e che merita una lezione a casa sua.

Siani scrive articoli su una strage che sembra destabilizzare gli equilibri della camorra. Giancarlo è di famiglia bene, viene dal Vomero, ma va a lavorare a Torre Annunziata a bordo della sua Citroën Mehari. Lui è un abusivo senza contratto che deve occuparsi di furti, rapine, scippi e omicidi ordinari. Ma a lui va di raccontare le dinamiche criminali e politiche di quella città. Siamo negli anni del post terremoto dell'Irpinia, il grande spartiacque della storia della camorra. In Campania arrivano fiumi di soldi e i rapporti fra criminalità, politica e affari si stringono sempre più.

Fortapàsc: Risi omaggia Francesco Rosi mettendo in scena un'accesa giunta comunale che ricorda Le mani sulla città, ma va oltre. Alterna sapientemente le discussioni del consiglio comunale con quelle di un importante summit di camorra.

Giancarlo ha sete di verità. Valentino Gionta è latitante, la strage di Torre Annunziata chiede una nuova pacificazione all'interno della NF. Fra i Nuvoletta, alleati dei valentini, e i Bardellino ci sono attriti. Gionta viene arrestato nel territorio di Marano, roccaforte dei Nuvoletta. Il 10 giugno 1985 su Il Mattino Siani scrive un articolo, in cui ipotizza che i Nuvoletta hanno permesso l'arresto di Gionta per tenersi buoni i Bardellino. Quelle parole lo condannano a morte. I Nuvoletta non possono apparire agli occhi degli altri clan e degli alleati siciliani dei traditori, delle spie, degli infami. Quel gesto va punito con il sangue. Gionta non è d'accordo perchè se Siani viene ucciso le indagini sarebbero tutte contro di lui. Giancarlo intanto è approdato alla redazione di Napoli di Via Chiatamone e sta per arrivare anche un contratto. Adesso si occupa di sindacati e manifestazioni di disoccupati organizzati. Ma nella sua testa c'è sempre Torre Annunziata, il clan Gionta, la strage di Sant'Alessandro e gli intrecci politico-criminali. Giancarlo ha raccolto informazioni preziose e vuole pubblicare un libro-dossier.


Fortapàsc
: Giancarlo vuole andare a vedere Vasco Rossi in concerto con Daniela ma i biglietti sono esauriti. Rimane ancora un pò in redazione e riceve telefonate strane. E' agitato Giancarlo, ha raccolto materiale importante e vuole parlare con Amato Lamberti, il direttore dell'Osservatorio per la camorra. Lo vedrà nei giorni successivi. Ora va a casa a farsi una doccia e poi uscirà con Daniela. Sul cassone di un Ape tre ruote che lo precede, è seduto un bambino dallo sguardo dolce e malinconico. I fari della Mehari illuminano il suo viso. Giancarlo gli sorride e lo saluta. Quel gesto sembra restituirgli serenità. Giancarlo arriva sotto casa al Vomero. Il resto è un mistero in parte svelato.

www.associazionepasolini.org

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