giovedì 22 luglio 2010

Strozzateci tutti


Da qualche giorno è on-line il blog Strozzateci tutti. Siamo un gruppo di scrittori che si occupano di mafie, ognuno con la sua sensibilità, la sua capacità analitica, la sua passione civile. Il blog anticipa l'uscita di una antologia prevista nel mese di ottobre per Aliberti Editore. Qui riporto il manifesto attorno al quale ci siamo riuniti.

Il Manifesto

«Essere pro o contro. Oggi la scrittura non sembra concedere possibilità ulteriori. Raccontare o non raccontare; indagare, approfondire, utilizzare i dettagli o rimanere ad un livello di superficie fatto di sensazioni e scoop quotidiani che rincorrono notizie di morti e indagati, e che poco aggiungono alle conoscenze sulle mafie.
Adottare uno stile sensazionalistico che non rischia di essere accusato di antipatriottismo, ma che rischia di celebrare personaggi e comportamenti criminali favorendo più o meno consapevoli meccanismi di identificazione, o scegliere la via dell’analisi del quotidiano, conoscere, osservare, chiamare in gioco anche i nostri modi di essere. Riflettere senza riflettori: cercare i nessi profondi. Sottrarre al racconto ogni intento romanzesco, ogni riferimento casuale, incasellare fatti offrendo una visione di insieme senza infingimenti e storture.
E fare tutto questo utilizzando angoli di visuale differenti e complementari, e confrontarsi su questi punti di vista differenti.
L’idea che muove gli scritti presenti in questo volume è di riunire saperi e competenze, di condividerli senza titubanze né timori perché la condivisione è parte integrante dell’impegno civile. Di proporre una risposta composita e articolata alla composita ed articolata fenomenologia della criminalità. Di mettere a disposizione dei lettori una osservazione partecipata che nasce dal confronto quotidiano con le mafie, di analizzarne il prisma che si declina in ambienti, territori e professioni eterogenee. Indagare i fattori di ordine materiale e culturale, il senso comune dei fenomeni, i riflessi psicologici della condizione di soggiogamento al crimine, cercare le risorse a cui è possibile attingere per liberare le coscienze e i corpi.
Fondare la specificità di un linguaggio data da un’appartenenza territoriale, esprimere una scrittura che affronta il dettaglio, lo vive e non se ne distacca, in una voce composita che non va di fretta per imporsi e dimostrare di sapere, ma che si fa forte e si confronta con i propri dubbi e le molte domande. Un sapere in itinere, in corso d’opera che non si colora di assunti professorali o taumaturgici, ma che si plasma di diversità e incontro.
Una scrittura umana, che non cerca di sfuggire ai suoi limiti ma che è convinta della possibilità di attraversare i confini imposti da redazioni e salotti, “scuole di pensiero”, appartenenze di partito, di cricca o accademiche.
Diffidiamo di chi vuole mettere ordine sempre e comunque, di chi sceglie cosa è importante oggi o domani, di chi decide l’esistenza di una realtà sociale finché gli torna comodo, di chi ha risposte a tutto. Le risposte spesso rassicurano chi ascolta, ma più spesso non sono la verità. E la verità è che non sempre c’è una risposta che può tranquillizzare. Le risposte vivono di semplificazioni, di rinuncia della complessità, fattore indispensabile per capire e raccontare il prisma delle mafie. La sfida è rendere fluida la complessità, capace di attraversare e penetrare spiriti e coscienze.
Sentiamo l’inquietudine dei tempi, crediamo nell’onestà verso il lettore, non scaviamo nel fango per poi esserne sovrani, rifiutiamo la spettacolarizzazione del dolore e conserviamo con rispetto il dolore della violenza della nostra società, quella meridionale, come volontà di difesa di dignità offese.
Sappiamo che la quotidianità della criminalità non si risolve con un libro, ma cerchiamo di mettere un tassello.
Pochi riflettori, molta conoscenza. Svelare la complessità del radicamento criminale ed impedire alle mafie di incidere sulla collettività distorcendo la realtà. Reagire alla rassegnazione del binomio stato/mafie, raccontare come e perché la criminalità organizzata sia entrata nel corpo vivo del paese adattandosi in modo liquido a modelli differenti di organizzazioni, territori, economie e sistemi sociali. Questi gli obiettivi.
Siamo una scrittura che si alza la mattina e si mischia con le storie di tutti i giorni sugli autobus e negli ospedali, nei mutui e alla posta. Che non crede nelle verticalizzazioni e risponde al Sistema illegale con un Sistema legale.
Ognuno con la sua storia da raccontare. Storie che cambiano la società, vissute, sudate, pensate, scritte per davvero. Nessuna tessera, nessuna etichetta di comodità, pensiero libero. Siamo affezionati ai nostri problemi perché sono complessi e perché li viviamo. Siamo coinvolti nelle storie con cui ci mescoliamo e scriveremo perché siamo affezionati alla nostra scrittura arrabbiata, sgradevole, scomoda. In fin dei conti, sincera».

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