giovedì 9 settembre 2010

Ipse dixit. L'abbecedario di Totò Riina

L'articolo è stato pubblicato su Strozzateci tutti

{ Nota: Gli errori grammaticali e sintattici che ritrovate nell’articolo sono la fedele trascrizione di frasi tratte dal gruppo Facebook Le più belle frasi di Totò Riina }

Dopo pochi giorni aveva 200 fan, in una ventina 2000 e ora festeggia il primo mese di vita con oltre 3200 utenti che hanno cliccato sulla voce “Mi piace”. Stiamo parlando della pagina Facebook Le più belle frasi di Totò Riina. La foto del profilo non è la faccia del boss di Cosa Nostra arrestato nel gennaio del ’93, ma la locandina della fiction tv Il Capo dei Capi (trasmessa in prima serata da Canale 5 nell’autunno del 2007).
Per chi avesse ancora qualche dubbio, le parole del gestore della pagina mettono in chiaro le cose: «Questo gruppo non e’ assolutamente favorevole alla mafia o alla malavita, ma semplicemente una raccolta delle frasi piu celebri della serie “IL CAPO DEI CAPI”». Nulla di cui scandalizzarsi. Anche Wikiquote, «l’antologia libera e multilingue di aforismi e citazioni etc.» raccoglie in una pagina i dialoghi più significativi di questa fiction. Ma Facebook è un’altra cosa, è uno strumento dove con facilità si esprimono gradimenti, gusti e opinioni personali. Bisogna prendere fiato e farsi un giro in questo gruppo. Chissà cosa ci aspetta.

Clicchiamo sulla voce “Info”. Vuota. Il gestore si tiene anonimo.

«Viri ca sbagliasti, talia le foto, nn sono proprio loro cn i loro nomi». Non è la voce di Totò Riina. È un utente infastidito dagli errori di pubblicazione de “La famiglia di Corleone”, album con 5 elementi. Siamo nella sezione “Foto”. Chi le ha pubblicate conoscerà a memoria i sei episodi che compongono la fiction, ma nel denominarle ha fatto un po’ di confusione e gli utenti ben più esperti glielo fanno notare. Il killer Pino Greco viene chiamato con il giusto soprannome di Scarpuzzedda ma con il nome sbagliato di Michele Greco, il papa di Cosa Nostra. Tano Badalamenti, il boss di Cinisi, viene confuso con Calogero Bagarella, il cognato di Riina. Completano l’album le foto dello stesso Riina, Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella.

«se ci fosse ancora riina e provenzano non ci sarebbe stato tutta questa crisi lo stato non sa gestire nulla». Nell’area “Discussioni”, qualche giorno fa, un utente mostrava seria preoccupazione per l’ingarbugliata situazione politica italiana. Il suo grido non ha stimolato ancora alcuna riflessione. Vox clamans in deserto internettiano.

«Piu’ guardo nella vita tua e piu’ penso che ho fatto bene a scegliere la vita mia». La pagina Facebook ha esordito con questa “Nota” il 7 agosto. Sono parole che rispecchiano in pieno il leit motiv della fiction. Le dice Claudio Gioè, nei panni del boss corleonese, a Daniele Liotti nelle vesti del poliziotto suo antagonista, il personaggio di fantasia Biagio Schirò. Riina vive da latitante, scala posizioni nella piramide di Cosa Nostra e Schirò gli dà la caccia insistentemente fino al suo arresto.

Andiamo avanti

«TU SI NUDDU AMMISCATU CU NIENT» sembra essere un classico dell’abbecedario di Riina e del linguaggio mafioso. È una frase che abbiamo già ascoltato da altre parti. Ricordate Tano Badalamenti che parla a Peppino Impastato ne I cento passi e il monologo finale di Salvo Vitale (lo stesso Claudio Gioè) dalle frequenze di Radio Aut?

«Voi non avete capito, o per meglio dire non volete capire che cosa significa Corleone. Voi state giudicando….degli onesti galantuomini che i crabinieri e la polizia hanno denunciato per capriccio. Noi vi vogliamo avvertire che se un solo galantuomo di Corleone sara’ condannato voi salterete in aria, sarete distrutti, sarete scannati come pure i vostri familiari». Totò Riina si rivolge così ai giudici durante il processo di Bari del 1969 con una lettera. Totò e gli altri della Banda Liggio vengono assolti. Per qualcuno la storia è maestra di vita e commenta il post così: «troppo bella STA LETTERA E A SANTA VERITA…..CE VULEWVA PURE RINT O SPARTACUS NA LETTER E CHESTA». Evidentemente quella che scrissero Francesco Bidognetti e Antonio Iovine contro il Pm Raffaele Cantone, la giornalista Rosaria Capacchione e Roberto Saviano durante il processo Spartacus (il processo alla camorra casalese) non fu abbastanza convincente da cambiare le sorti delle sentenze di condanna definitive ai boss.

«Mi chiamo Balduccio Di Maggio e faccio parte della famiglia di S. Giuseppe Iato. Sono un soldato di Toto’ Riina». Usciamo dal terreno della fiction per andare in quello della storia della mafia. C’è un altro errore. La foto che accompagna il post è quella però di Giovanni Brusca, ma ciò che contano davvero sono gli insulti rivolti a questo pentito eccellente. «fuck brusca»; «infameeeeee»; «pentitooooooo!!!!!!infamoneeee!!!!!!sbirruuuuuuu!!!!», solo per far capire che aria tira.

«RAGAZZI HO DECISO DI CARICARE I VIDEO DELLE SCENE PIU BELLE DELLA FICTION SE AVETE QUALKE RIKIESTA FATEV AVANTI». Ora ai fan del gruppo tocca partecipare attivamente alla vita della pagina. I giovanotti non si spaventano, anzi per loro sembra essere arrivato un invito a nozze. L’Area “Solo Altri” e i commenti ai video iniziano a pullulare dei messaggi più interessanti.

Vediamo un po’

«compare….nn mi conosci…cortesemente e x favore potresti fare 1 link della scena….tu e tu stasera lavorate cn i catanesi….????fate bene quello k dovete fare e poi c facciamo portare 1 bella cassa di moet e chandon????grazie mille». Abbiamo capito che c’è qualcuno a cui l’omicidio Dalla Chiesa regala particolare adrenalina.

«ciao metti il video di quando gli strappano le unghie dei piedi a buscetta in brasile?». L’immagine della tortura sudamericana di don Masino calmerà il livore dell’utente? La memoria dell’infame boss troppo donnaiolo sarà ulteriormente infangata?

«liberate totò riina….e poi dicono che gli uomini di una volta non esistono piu……per forsa lo stato li a rinchiusi !». Si torna alle esternazioni politiche.

«complimentii a totoo rinaa uomo kon le palle e complimenti a ki le onore queste palle tipo il fondatore di questa pagina» e «tot rina e un grande uomo e se a fato quelo k ha fato a fato bene vivatot rina e viva la mafia :)». Alcune volte la sgrammaticatura del web rende difficile la lettura e la comprensione.

«se ci fosse stato ancora il fascismo, gli avrebbero tirato le unghia con le tenaglie roventi, ai mafiosi ed ai loro capi. gente come voi, merita solo di marcire in galera, vigliakki!!!». Il Ventennio mai dimenticato sembra essere l’arma giusta per esprimere indignazione.

«viva falcone, borsellino, guiliano, della chiesa and many excellent cadavers» e qualcuno minaccia la segnalazione al “tribunale” di Facebook. Finalmente una boccata di ossigeno.

«Lo sapevate che da bimbo Totò Riina nella letterina a Babbo Natale chiedeva il pizzo?», scrive un utente in vena di umorismo. Quasi quasi ci scappa una risata.

«VORREI SEMPLICEMENTE DIRE A TUTTE QUELLE PERSONE CHE CRITICANO QUESTA PAGINA CHE NON LODIAMO I MAFIOSI MA E SEMPLICEMENTE UNA PAGINA ISPIRATA ALLA FICTION “GRAZIE”». Alle esaltazioni della mafia e di Riina il nostro risponde finalmente il 25 agosto. Molti dei commenti a questa frase sono però di tutt’altro avviso.

«oltre allo scritto, vorrei proporre questa canzone agli amici della pagina…ascoltatela tutta, canta la la storia di Salvatore Riina». Una chicca imperdibile.

«Falcone.. non mi piace questo nome mi sa di bestia cattiva». In venti gradiscono. Meglio spegnere il computer e fumarsi una sigaretta. Vien quasi da dire: «Ogni limite ha una pazienza». E questo è un altro Totò. Che si sappia.

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