mercoledì 23 febbraio 2011

Víctor Hugo Morales, radiocronista

Il quotidiano argentino Página/12 ha pubblicato un articolo intitolato "Trent'anni con Victor Hugo" firmato da Daniel Guiñazú. Non si parla dell'autore di Notre-dame de Paris o de I miserabili, ma di Víctor Hugo Morales, il più grande radiocronista sportivo della storia argentina. Nato nel 1947 a Cardona in Uruguay, Morales cominciò la sua carriera giornalistica nel suo Paese natale. In Argentina, iniziò a lavorare sulle frequenze di Radio El Mundo, Radio Mitre e Radio Argentina, prima di passare stabilmente a quelle di Radio Continental. Ricordare la sua carriera trentennale, non vuol dire solo parlare di un grande giornalista, ma di un grande uomo di comunicazione capace di inserirsi con forza e determinazione in importanti battaglie contro i gruppi editoriali privati e oligopolistici dell'Argentina.     

Se masticate lo spagnolo e amate il calcio prima o poi dovrete assaporare la gioia e il piacere di ascoltare alla radio un romanzo che si materializzerà in diretta secondo dopo secondo, parola dopo parola nelle vostre orecchie. Basterà collegarvi una domenica al sito dell'emittente argentina Radio Continental (www.radiocontinental.com.ar), scaricare un plug-in aggiuntivo se necessario e consegnare la vostra immaginazione alla voce calda e perfetta di Víctor Hugo Morales che vi racconterà il big match della Primera División. Forse Víctor Hugo lo conoscete già, perché cercando su Youtube le immagini del Gol del secolo, quello che Maradona segnò agli inglesi nei mondiali di Mexico '86, sarete incappati fortunatamente in una clip contenente la sua radiocronaca fatta di parole e di emozioni scolpite nella storia del calcio. Molti argentini giurano di aver visto quella partita con gli occhi incollati allo schermo della Tv e le orecchie tese alla radio. Se ve lo raccontano, credete loro. Anche Roberto Saviano, in una puntata di Che tempo che fa (Aprile 2010), parlando di Messi e Maradona ha mostrato al pubblico le magie di Diego accompagnate dalla radiocronaca di Morales, "accusandolo" però di essere incapace di seguire con le parole la velocità dei movimenti del numero 10 argentino. Secondo Saviano, Víctor Hugo fu quindi costretto a rifugiarsi in un "incomprensibile" «ta-ta-ta-ta gol!». A quell'espressione onomatopeica invece, il pubblico argentino era già avvezzo, essendo diventato l'artifizio narrativo tipico cui Víctor Hugo ricorreva per annunciare la probabile «ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità» (parole di Pier Paolo Pasolini) del gol.

Se Tutto il calcio minuto per minuto è stato la colonna sonora delle domeniche degli italiani, la domenica calcistica degli argentini e le partite dell'albiceleste sono ancora legate anima e corpo alla voce di  questo elegante signore uruguayano innamorato della musica classica. Arrivò a Buenos Aires nel 1981, mentre la dittatura dei militari iniziava a scricchiolare e l'esercito si preparava a ricevere i colpi dei cannoni britannici alle Isole Malvinas. Con il suo «racconto velocissimo, costruito sui movimenti del pallone, pieno di metafore e giochi ironici, condito da orpelli che solo la sua febbrile immaginazione e il suo talento straripante erano capaci di materializzare durante lo svolgersi di ogni partita», Víctor Hugo si oppose al «dominio opprimente» di  José María Muñoz, el gordo, il traccagnotto radiocronista di Radio Rivadavia che aveva raccontato la cavalcata vincente dell'Argentina ai Mondiali del 1978 esclamando con forza e ipocrisia «Noi argentini siamo giusti e umani».

Tornando a Víctor Hugo, ci si rende conto di come sia una figura piacevolmente complessa da definire. Se la domenica la sua voce si presta a raccontare la partita più attesa della giornata, dal lunedì al venerdì le tocca commentare per quatt'ore al giorno (dalle 9 alle 13) l'attualità, la politica, la cultura e lo sport in una seguitissima trasmissione. Ha inotre prestato la sua voce alla canzone "La Gloria" dei Gotan Proyect, contenuta nel loro ultimo album "Tango 3.0". Qualche anno fa, Morales chiese di essere ascoltato presso una Commissione del Parlamento argentino, chiedendo che le gare di qualificazione della nazionale ai mondiali del 2002 e del 2006 venissero trasmesse in chiaro e non solamente via cavo dal canale TyC (Torneos y Competencias), legato al Gruppo Clarín. E se oggi in Argentina, la televisione pubblica trasmette gratuitamente tutte le partite del campionato e il parlamento ha approvato un'importante legge di riassetto del sistema dei media, gli argentini devono anche ringraziare lui per «la sua lotta contro i monopoli». Perché come ricorda Daniel Guiñazú, Víctor Hugo «avrebbe potuto rimanere nella sua cabina, facendo crescere il suo mito di gran prestigiatore di emozioni. E invece ha preferito uscir da lì e lottare per le sue idee. E questo lo fa ancora più grande, oggi, trent'anni dopo il primo dei suoi “ta-ta-ta-ta" di quel torrido pomeriggio del febbraio '81».

lunedì 14 febbraio 2011

Il sole e la notte

Salir le scale con la solita fretta non era servito a nulla. Le porte del treno delle 08.42 infatti lottavano furiosamente con tacchi e talloni mentre il controllore donna dava voce con energia al suo fischietto richiamando tutti all'ordine. Toccava aspettare il treno successivo. Le panchine baciate da un caldo sole mattutino erano pronte ad accogliermi. Avrei letto il giornale per un quarto d'ora in santa pace in attesa della corsa successiva. Invece gli altoparlanti annunciavano ritardi e cancellazioni dei treni da e per l'aeroporto di Fiumicino per la presenza di un cadavere nei pressi della stazione di Villa Bonelli. Solo qualche ora dopo avrei saputo che si trattava di un corpo di un dominicano con un piede tranciato. Il treno delle 08.57 arrivò puntuale alla stazione Tuscolana, ma la sua corsa terminò subito alla Stazione Ostiense, dove trovai altri colleghi alle prese con lo stesso problema: raggiungere il luogo di lavoro nel minor tempo possibile. C'era solo un modo, prendere la metropolitana fino alla fermata San Paolo e poi prendere il bus n. 128 fino alla stazione di Muratella. E così fu.
L'autobus percorse tutta Via della Magliana, sbuffando fra curve strette, erbacce e canne chiamate a far da cornice al Tevere. Dietro una siepe di queste nascondeva la sua imponente sagoma il serpentone di Corviale. Un recinto di grate invece proteggeva un campo nomadi puntellato di panni stesi al sole. Un sole bello e caldo come solo i soli invernali sanno essere quando baciano la periferia maledetta da Dio e benedetta dal Diavolo.
La corsa volgeva al termine. Il grigiore stantio e la terribile anonimia del centro direzionale di Muratella stavano per averla vinta. Non so come avrebbe continuato a splendere il sole su Corviale, sulla Magliana e sul campo nomadi fino al tramonto. Per me la notte calò improvvisa e tremenda.