domenica 20 marzo 2011

XVI giornata della memoria. A Potenza sfila la nuova resistenza

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Si è svolta ieri a Potenza, in Basilicata, la XVI giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia organizzata dall’Associazione Libera. Circa 80 mila i partecipanti. Il corteo è stato aperto da Filomena Iemma e Gildo Claps, la madre e il fratello di Elisa, la studentessa potentina di 16 anni scomparsa il 12 settembre 1993, il cui cadavere è stato trovato il 17 marzo 2010 nel sottotetto di una chiesa (www.libera.it)

Potenza - Siamo in terra di lupi, lupi umani, ma siamo anche in terra di luce. Sono quasi le 9. È il giorno della festa del papà e l’anniversario dell’uccisione di Don Peppe Diana. Il corteo sta per mettersi in marcia. Gli scout, pantaloncini corti e fazzoletto al collo, dovranno scortarlo. Il cielo sopra Potenza è grigio e minaccia pioggia. L’aria è fredda e il vento la fa ancora più pungente. I familiari delle vittime innocenti delle mafie sono in testa al corteo e offrono dignitosamente il loro volto alle telecamere e agli obiettivi dei fotografi. È il loro momento di visibilità. Don Ciotti va a salutarli e i loro visi, tutti segnati dall’identico dolore, si rincuorano e si rilassano. Domina imponente la barbona bianca di Vincenzo Agostino, il papà dell’agente di polizia Nino, ucciso insieme alla moglie Ida Castellucci, incinta di 5 mesi, nell’agosto del 1989 a Villagrazia di Carini. Sono 22 anni che una lametta non accarezza il suo viso. Solo quando sarà fatta giustizia, Vincenzo si raderà. Si alza poi una mano coperta da un guanto bianco. “Il nostro dolore è fine pena mai” si legge sui polpastrelli di Mario Congiusta. È il papà di Gianluca, l’imprenditore 32enne di Locri ucciso dalla ‘ndrangheta nel maggio del 2006. I familiari di Dario Scherillo indossano delle casacche plastificate con la foto di questo ragazzo di 26 anni ucciso nel 2004 nella periferia di Napoli. Morì per errore. Gli errori in terra di mafia possono essere anche tragici scambi di persona. Un po’ più giù ondeggiano i gonfaloni dei Comuni che hanno aderito alla giornata. E poi un fiume di ragazzi. A fare da apripista c’è un camioncino. Sul suo cassone c’è Pino Maniaci, il giornalista di Telejato Notizie, armato di telecamera, baffi e sigaretta fra i denti. Sembra essere lui il regista di questa scena di massa post-novecentesca, in cui sventolano le bandiere colorate di Libera. Il serpentone inizia a muoversi fra i palazzoni della periferia potentina. A metà corteo una lunga bandiera della pace. Alle finestre ci sono un po’ di tricolori e parte qualche applauso. Il dolore, la sete di giustizia e il bisogno di memoria sono ormai in cammino, sulle gambe di tutti i manifestanti. Le campane suonano, il cielo si fa più minaccioso. Una ragazza inizia a leggere i nomi delle 900 vittime innocenti. Emanuele Notarbartolo, politico ucciso in Sicilia nel 1893, apre le danze del triste elenco. Comincia a piovere. Il corteo confluisce nel punto di raccolta finale, nel piazzale nei pressi del palazzo della Regione Basilicata. Le note e le parole di Bella Ciao accolgono il popolo dell’antimafia. I nuovi partigiani, i nuovi resistenti sono qui, sotto la pioggia sempre più fitta. 

martedì 15 marzo 2011

Ferrara gioca con la paura

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La prima puntata della trasmissione Qui Radio Londra è andata in onda. La rubrica quotidiana che Giuliano Ferrara condurrà su Rai Uno dal lunedì al venerdì ha esordito parlando del terremoto che ha colpito il Giappone e della conseguente paura del nucleare di cui si dibatte in queste ore.  

Il volto di Giuliano Ferrara è apparso più luciferino che mai. La luce degli occhi azzurri si è fatta strada fra i capelli eternamente sudati e la barba ormai più grigia che rossa. Quando la regia ha prediletto inquadrature strette e ammiccanti primi piani, la scenografia d'altri tempi è scivolata via. Il faccione occupava così metà schermo, ma l'omelia dal ritmo calmo e suadente portava ossigeno laddove non c'erano vie di fuga per lo spettatore. Il potente telepredicatore da 3.000 euro a sermone ha confessato subito di avere "paura". Lo ha detto chiaramente presentandosi al pubblico. E se ha paura lui, figurarsi chi vive il Paese reale. Ma la sua paura è fisicamente lontana e mediaticamente vicina, per questo ha voluto portarci nel Giappone devastato dal terremoto e spaventato dal nucleare. Prima di gigioneggiare con la cultura giapponese, aprendo subdolamente la provinciale informazione italiana al mondo, ci ha mostrato le immagini del maremoto, immagini che mettono in crisi la scienza dell'uomo. La forza della natura ripresa da una telecamera è però un'ottima arma nelle mani di chi è chiamato adesso a riportare ordine laddove regna il caos. La sua telepredica ha infatti esordito con lo sguardo fintamente rivolto al Giappone e la testa ben concentrata alla paura che attraversa il nostro Paese, alla precarietà che lo soffoca, all'incertezza politica ed economica che lo attanaglia. Sarà forse questo il leitmotiv della sua Qui Radio Londra. Parlare con la calma e la serenità del Potere alla nostra insicurezza e al nostro smarrimento. Stati d'animo che quando prendono il sopravvento, invocano macabramente uomini forti e soluzioni reazionarie.