lunedì 25 giugno 2012

Un territorio che piace alle mafie Frusinate, record di beni confiscati

Nota: L'articolo che segue a mia firma, fa parte dell'inchiesta di Pasquale Notargiacomo "Fiuggi con l'acqua alla gola", apparsa su su Repubblica.it (Sezione Inchieste)

Nella provincia di Frosinone nel 2011 sequestri in aumento del 50%. E la crisi economica potrebbe spalancare ulteriormente le porte alla criminalità organizzata. La città termale fu già rifugio di Cutolo e proventi della camorra furono utilizzati per l'acquisto di alberghi. Clan legati ai casalesi attivi al confine con la Campania: a Cassino preoccupazione per il tribunale a rischio chiusura
La linea della palma disegnata da Sciascia, metafora della salita verso Nord dei clan mafiosi, ha toccato il Lazio da tempo. È cresciuta alimentandosi nel mondo dell'edilizia, dei trasporti e dell'alimentare. L'usura e il riciclaggio ne hanno irrobustito il tronco, la benevolenza dei colletti bianchi e la domanda di consumo di droga ne hanno fortificato le radici. E così di palme se ne vedono un po' in tutto il Lazio. Anche a Roma, la capitale.

Beni confiscati in aumento. Un esperto della materia come Fabrizio Feo definisce quello laziale un territorio che funge da "bivacco di manipoli di tutte le mafie". Antonio Turri, responsabile regionale Libera, nel definire "la collaborazione di più gruppi mafiosi su un territorio non tradizionalmente mafioso", parla di Quinta Mafia. Sta di fatto che fra mobili ed immobili, alla criminalità organizzata sono stati confiscati nel Lazio 582 beni (Fonte ANBSC, Maggio 2012). In questa statistica il primo posto spetta a Roma e provincia (77,5%), seguono la provincia di Latina (70 beni) e la provincia di Frosinone (53 beni).

Le operazioni degli ultimi mesi. Ma è da quest'ultima che arriva il dato più interessante, visto l'incremento del 50% di sequestri negli ultimi mesi del 2011 (Fonte Cgil Roma e Lazio). Un dato allarmante per Marco Galli, Silp-Cgil Frosinone, che porta l'attenzione su come "pur essendo le indagini di competenza delle DDA di Roma e Napoli, tutto ciò che è emerso, lo dobbiamo all'attività di uffici di altre province e non di quelli territoriali. Solo negli ultimi tempi il negazionismo che abbiamo conosciuto da noi sembra essere entrato in crisi". Condanne per associazione di stampo mafioso (art. 416 bis) qui ancora non ce ne sono state, ma diverse sono le operazioni da ricordare: "Ca-Morra" (DDA, 2009) che vede coinvolti gli imprenditori cassinati Morra (da qui il gioco di parole), "Safety Car" (GDF, 2009), "Verde Bottiglia" (DIA, 2011). Recentissima l'operazione "Lilium" (condotta dal ROS fra Campania, Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Lombardia e Lazio contro i clan Mallardo, Bidognetti e i Licciardi-Contini) che ha visto scattare le manette anche per i cassinati Rodolfo Crispino e Giovanna Mandara, Roberto Pullo di Ripi e Bruno Bobba di Fontana Liri.

Terme rifugio dei latitanti. Tradizionalmente il frusinate è zona di movimento e di rifugio per boss mafiosi. A Fiuggi, Raffaele Cutolo, dopo il "rumoroso allontanamento" dal manicomio criminale di Aversa (1978), trascorse parte della sua latitanza. Aveva il piano di un hotel tutto per sé dove incontrò anche esponenti della Banda della Magliana. Anche Don Peppino Romano, il sacerdote di fiducia di Don Raffaele e sua sorella Rosetta, era di casa a Fiuggi. Lo arrestarono qui nel 1983. Sempre in un hotel della cittadina termale è stato arrestato lo scorso aprile il camorrista Ciro Bernardo, detto Pummarola.

E' proprio il comune di Fiuggi quello in cui ci sono più beni confiscati (9). "Non è un caso se la maggior parte di questi beni fossero di proprietà di Matilde Ciarlante, ex imprenditrice vicina alla NCO e coinvolta nelle indagini per la morte di Vincenzo Casillo", ci racconta Antonio Iafano, giovanissimo responsabile Libera di Cassino. Anche il cronista Bruno De Stefano ricorda inoltre come "il denaro di provenienza illecita della camorra sia stato reimpiegato nell'acquisto di strutture alberghiere nel fiuggino".

Macchine di lusso per i casalesi. Spostandoci di 20 km da Frosinone, ci ritroviamo a Monte San Giovanni Campano. Qui nacque oltre 70 anni fa il cassiere della Banda della Magliana, Enrico Nicoletti. Nel frusinate, a Nicoletti è stata confiscata una dozzina di proprietà fra il suo paese natale, Guarcino e Pontecorvo. A Castrocielo, alle porte di Cassino, ha base l'impero dei De Angelis, storica famiglia legata al clan dei casalesi. "In Ciociaria, Gennaro De Angelis  -  scrive Angela Camuso  -  ha investito in mobilifici, commercio di bestiame, pneumatici e soprattutto import-export di macchine di lusso attraverso una famiglia di proprietari di autosaloni, i cassinati Terenzio, già legata ai Moccia e ai Giuliano di Forcella".

Cassino punto di snodo con tribunale a rischio chiusura. Ed eccoci a Cassino, dove ai Terenzio sono stati sequestrati beni per 150 milioni di euro nell'operazione "Grande Muraglia 2" (DIA, 2009). Nella città punto di passaggio e di snodo fra Napoli e Roma (con istituzioni e cittadini preoccupati in questi giorni per il tribunale a rischio chiusura), Carmine Giuliano 'O lione - amico di Maradona, fratello del boss-poeta Luigi  -  si trovava a meraviglia, pur avendo un intero quartiere di Napoli a sua disposizione. Lo arrestarono qui negli anni '80, aveva una villa a Sant'Elia Fiumerapido (sequestratagli nel 1993), ma nel 2000, sottoposto ad "arresti domiciliari in luogo di cura", evase dalla clinica Sant'Anna di Cassino. Tornò a Napoli con una 127 rubata. Disse che gli mancava la sua famiglia, ma il suo sogno nel cassetto era trasferire i suoi cari "a Cassino perché è un bellissimo posto, tranquillo, c'è una università importante, non manca niente insomma". Dovevano pensarla così anche Luigi Venosa, Giggin 'o cucchiere, esponente casalese "trasferito" a Cassino dove si era dedicato ad attività estorsive e Nicola Del Villano, uomo vicino al boss Michele Zagaria, arrestato ai piedi dell'abbazia nel 2007 dopo una decennale latitanza.

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