mercoledì 30 settembre 2015

Biglietti da visita "Vito Corleone"

Su www.moo.com, il sito che vi aiuta a relizzare il vostro biglietto da visita, c'è anche la linea "Vito Corleone", di seguito così descritta: "Offrite ai vostri contatti qualcosa che non potranno rifiutare, con biglietti da visita ispirati all'uomo d'affari più rappresentativo del cinema: Don Corleone, il personaggio interpretato da Marlon Brando nel Padrino. È un design perfetto per dirigenti, manager o chiunque abbia un ruolo di responsabilità". I mafiosi sono quello che sono. Siamo noi che rendiamo in maniera imperdonabile la mafia un fenomeno folkloristico e spettacolare.

giovedì 24 settembre 2015

Il Daily Beast accusa Saviano di plagio

Il Daily Beast accusa ‎Saviano‬ di plagio dopo l'uscita di Zero Zero Zero negli Stati Uniti. Aspettiamo di conoscere la verità. Ma una cosa va detta. Citare, fare riferimento, riportare vuol dire riconoscere un debito verso qualcuno, ringraziarlo perché con le sue parole tu ne stai scrivendo altre. Citare vuol dire studio, fatica, umiltà, ricerca. La citazione è un filo che ti è stato dato e che poi dovrai passare a qualcun altro, per non interrompere mai la catena del racconto, dell'analisi, del sapere. Quando si legge un saggio, la serietà di chi ha scritto e la solennità della sua parola si assaporano anche annusando la bibliografia e le note a piè di pagina. Anche il cinema è un'arte ricca di citazioni. Un esempio fresco fresco. Andate a vedere l'ultimo film del compianto Claudio Caligari, "Non essere cattivo". Il regista inizia il film addirittura citando se stesso, ricalcando la scena iniziale di "Amore tossico". E poi cita, omaggia P. P. P., il suo nume tutelare. La vita è la citazione continua di chi ti ha dato un esempio. E non esprimere gratitudine è un atto di disconoscenza.

mercoledì 23 settembre 2015

"Cortesemente, dimenticateci"

Ieri abbiamo visitato la mostra "Mc Mafia", la mostra sulle mafie raccontate nei fumetti (Museo di Roma in Trastevere - Associazione daSud). Nelle tavole esposte, ci hanno colpito soprattutto i sorrisi tratteggiati con candore di chi ha pagato con la vita la sua straordinaria normalità quotidiana. Per questo la tavola che ci ha fatto più male e su cui non smetteremmo mai di riflettere è quella di Mauro Biani dedicata al tema "memoria". Ci sono le sagome decollate di due uomini vestiti in giacca e cravatta. L'uomo di sinistra tende con la postura verso l'uomo di destra e viceversa. Sono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che ci invitano "cortesemente" a dimenticarli, a metterli da parte. Un disegno amaro e profondo che interroga la nostra capacità di vivere quotidianamente gli imperativi morali della memoria, che invita a riflettere sulla credibilità e sulla qualità dell'attuale azione politica, sociale e economica dell'antimafia italiana. Un disegno che ci abbatte perché reinterpretazione di una celebre foto scattata ai magistrati siciliani da Tony Gentile pochi mesi prima di essere uccisi. Falcone e Borsellino nella loro essenza umana. Giovanni che confida qualcosa a Paolo che annuisce e sorride. Giovanni e Paolo sereni e battaglieri di fronte all'opinione pubblica. Giovanni e Paolo straordinari creatori di senso. Come questo disegno amaro ma doveroso.

martedì 15 settembre 2015

Integrazione


Li vorrebbero invisibili. E quando incrociano i loro sguardi, li pretendono come quello che loro sono incapaci di essere. Precisi, puntuali, risparmiatori, frugali, dimessi, austeri, silenziosi, senza vizi e sbavature, pronti ad accontentarsi anche di un pezzo di pane andato a male, con la vita scandita da quello che loro rifiutano. Su quei visi vedono solo l'onta di colpe non commesse, e non sanno che quelle ingiurie le hanno scarabocchiate loro con l'inchiostro del rifiuto, della distrazione, dell'indifferenza, della chiusura. Si negano il gusto dell'epifania, il piacere della rivelazione, l'orgasmo della scoperta. Non sanno che anche loro, gli "extranei", sono gravidi di parole, pensieri, sogni, emozioni, speranze, paure, drammi. Per darli alla luce ci vuole tempo, attenzione, cura, ascolto, sudore, fatica. Forse, soltanto, il desiderio di un mondo diverso.


martedì 8 settembre 2015

Rosetta e Luciano...



All’alba Rosetta e Luciano si svegliano e escono dalla macchina, mentre Antonio continua a dormire. I bambini sono di spalle, seduti su di un marciapiede rosicchiato. Il piccolo Luciano sente freddo. Rosetta lo copre con una giacca di jeans, e gli dice: «Magari all’istituto c’è il campo di pallone… ti pigliano subito a giocare». Con questa speranza, si chiude il loro viaggio nell’Italia di fine Prima Repubblica.

Tratto dal capitolo dedicato a Il ladro di bambini (G. Amelio, 1992) in Mediamafia - Cosa Nostra fra cinema e TV di A. Meccia