mercoledì 20 aprile 2016

Ricordando il naufragio nel Canale di Sicilia

Un anno dopo il naufragio nel Canale di Sicilia del 18 aprile 2015, pubblico alcune riflessioni scritte allora dopo averne parlato con i miei studenti.

Ho portato in classe il giornale. Abbiamo guardato la prima pagina, il titolo, i sommari, la foto di grandi dimensioni al centro del foglio. Molti erano informati. Ad altri era sfuggito. Qualcuno ieri ha pianto, altri no. C'è chi si sente un sopravvissuto, chi "un po' sì un po' no", chi attende notizie da amici che erano in partenza in quelle ore. "Ma per loro il Paradiso è sicuro?", ho chiesto. "Solo Allah può decidere", "Penso di sì", "Perché no, cosa hanno fatto male ne la vita?". Abbiamo elencato le stragi dal 1996 fino a quella di ieri. Abbiamo contato i morti degli ultimi mesi, fatto la media per mese, per giorno. Rispetto al 2014 abbiamo quasi 3/4 morti in più al giorno. Numeri per loro scioccanti. "Ho visto Papa Francesco in Tv ma no capito lui cosa detto?". Ha pregato per i vostri, nostri fratelli. "Ha detto che i migranti sono "affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre" e che cercano solo una vita migliore... Ma cosa dite ai vostri amici che vi chiedono come arrivare in Italia?". "Io dico no venire... no lavoro, Libia guerra", "Anche io dico Italia no lavoro e mare pericoloso ma poi dice: perché tu partito e io no?".

Cassino, 20 aprile 2014

È nata la "Casa Museo - Joe Petrosino"

L'undici aprile 2016, a Padula (Salerno) è stata inaugurata la "Casa Museo - Joe Petrosino".
La casa conterrà una "Galleria virtuale su mafie e antimafia", un percorso multimediale realizzato attraverso materiali audiovisivi e fotografici originali montati con tecnologie digitali di ultima generazione (la direzione scientifica è stata curata dalla cattedra di Public & Digital History dell’Università di Salerno). Un museo non mummificato, ma interattivo e destinato ad arricchirsi giorno per giorno. Le ricerche del materiale presso le Teche Rai, il Centro Sperimentale di Cinematografia, la Biblioteca Nazionale sono state curate da Andrea Meccia. Segue la nota del direttore scientifico Marcello Ravveduto.


L’inaugurazione della rinnovata Casa/Museo “Joe Petrosino”, sarà l’occasione per presentare in anteprima nazionale la “Galleria virtuale su mafie e antimafia” – parte integrante della Casa/Museo, nata grazie ad un accordo tra il comune di Padula e Rai Teche – la cui direzione scientifica è stata curata dalla cattedra di Public & Digital History dell’Università di Salerno.
La Galleria, realizzata con materiali originali montati con tecnologie digitali di ultima generazione, è uno strumento bivalente, immaginato sia per l’utilizzo didattico, sia per la ricerca scientifica. Nel primo caso i visitatori potranno approfondire la storia delle mafie e dell’antimafia grazie ad una serie di clip attivabili con touch screen; nel secondo caso ricercatori e studiosi potranno accedere alla Digital Library, attraverso un glossario di parole chiave o tramite una ricerca libera, per esaminare la documentazione integrale dei filmati Rai: una vera e propria postazione tematica dislocata nei locali del museo.
La Casa/Museo “Joe Petrosino” sarà, quindi, anche un luogo di ricerca scientifica, una “stazione” di Public & Digital History, sulle mafie e sull’antimafia, alla quale potranno accedere liberamente docenti universitari, esperti, studiosi, dottori di ricerca e laureandi per consultare e analizzare il prezioso patrimonio documentale messo a disposizione da Rai Teche.
Le stanze aperte al pubblico sono così distribuite: Cosa nostra americana, Mafia e Antimafia, Camorra e Anticamorra, Venti Liberi (ovvero la storia dei primi vent’anni dell’associane “Libera contro le mafie”). In ognuna di esse è possibile vedere e ricostruire, attraverso videoclip suddivisi per eventi e personaggi, i momenti salienti che hanno caratterizzato i processi di modernizzazione dei fenomeni mafiosi connessi al divenire della storia nazionale, ma anche, e forse soprattutto, l’impegno di donne e uomini che si sono opposti alla protervia della criminalità organizzata. L’intento è quello di sfruttare, grazie alla reinterpretazione digitale di immagini, suoni e testi (senza nulla togliere al rigore della divulgazione storica con metodo scientifico), tutte le potenzialità narrative delle fonti audiovisive e dell’immaginario collettivo sedimentatosi nel corso degli anni.

Il direttore scientifico

Marcello Ravveduto

martedì 19 aprile 2016

Cosa ho visto negli occhi di uno straniero?

Il brano che segue è stato elaborato nell'ambito del corso di formazione Radici e spaesamento -  Appunti per una scuola con i migranti (aprile 2016) organizzato dall'Associazione Asinitas all'isola di Stromboli. 
I corsisti al lavoro per un'attività sullo "sguardo"

Y. J. è arrivato in Italia dall'Africa, in compagnia dei suoi occhi a mandorla. Ha i capelli con una cresta. I suoi compagni lo chiamano Pogba. E questo non gli piace. «Io sono Y. J. e sono senegalese. Niente più». Qualche giorno fa, è venuto a scuola custodendo un foglio piegato fra le mani. I suoi occhi sempre dolci avevano un odore differente. Profumavano di soddisfazione, di orgoglio e di un pizzico di imbarazzo. Y. aveva compiuto un passo decisivo per il suo percorso di vita. Aveva gettato se stesso oltre il presente, rielaborando il suo passato. Lui, un tempo analfabeta, aveva affidato i suoi pensieri, i suoi traumi ad una pagina bianca, trasformandola in poesia. Nella sua stanza. Da solo. In autonoma volontà. Nel suo sguardo tenero, meraviglioso contrappunto di un viso spigoloso, ho visto la gioia ardente di chi è finalmente padrone della sua vita.

Stromboli, 16 Aprile 2016

mercoledì 13 aprile 2016

La leggerezza di Mauro

Ieri, nel seminario "Antimafie. L'immagine criminale fra Tv e cinema" (Università di Cassino), è stato proiettato "La Rivoluzione in onda" di Alberto Castiglione. Un documentario che ricorda - soprattutto, ma non solo - l'attività giornalistica di Mauro Rostagno in Sicilia. Ma al di là dei contenuti, ciò che rimane del film è il senso di leggerezza di Rostagno che il regista ha meravigliosamente ricostruito andando a mettere le mani nella sua produzione televisiva. Quella leggerezza che Italo Calvino ci ha soavemente descritto nelle sue "Lezioni Americane". E penso (mi piace immaginare) che ciò che la mafia non ha mai perdonato a Rostagno e a Peppino Impastato, sia stato proprio sfidarla con la levità di chi "sa planare sulle cose dall'alto", senza avere "macigni sul cuore".


giovedì 7 aprile 2016

Il problema del servizio pubblico


Il figlio di Riina a 'Porta a Porta', bufera sulla Rai. L'Antimafia convoca i vertici 
È giusto chiedere le dimissioni di Bruno Vespa. È giusto indignarsi per la presenza di Riina junior nel salotto di Porta a Porta. È altrettanto giusto chiedere una informazione diversa. Ma è molto più importante immaginare nuove forme di racconto, narrazioni che al di là dei contenuti sappiano anche mettere in scena se stesse, coniugando le une e trine esigenze del servizio pubblico: informare, educare, intrattenere. E ci sono spazi del servizio pubblico che queste cose le sa fare (vedi Rai Storia). Perché la guerra dei contenuti a volte è una battaglia senza senso. Basterà invitare in quello stesso spazio il figlio di una vittima di mafia, un magistrato sotto scorta, un poliziotto coraggioso, il presidente di una associazione antimafia per lavarsi la coscienza e dire che sulla Tv pubblica c'è spazio per tutti. E invece no, il problema più grande della messa in scena del giornalismo televisivo, è che siano spariti gli elementi scenografici e di costruzione dello spazio che lo contraddistinguono (quella che Edward T. Hall chiamava prossemica). Ma soprattutto basterebbe un elemento in più da mettere addosso al giornalista: il suo taccuino. Oggetto che non tutti indossano. Basterebbe tenerlo fra le mani con dignità e spirito di servizio, in modo da sottolineare ruolo e distanza, che in prima serata potremo fare una tavola rotonda con Adolf Hitler e i gerarchi nazisti.

martedì 5 aprile 2016

Ragionando sulle lacrime del Pipita

Udinese-Napoli 3-1: Higuain espulso perde la testa, è quasi addio allo scudetto 
Con il Pipita non sono mai stato tenero. Non ho mai amato la sua argentinità, ontologicamente differente da quella fatta di rabbia e sudore callejera. L’ho considerato un atleta ostaggio di velenosi vizi aristocratici e imperdonabili irascibilità piccolo-borghesi. Ma le sue lacrime di domenica hanno toccato le corde della malinconia. La sua reazione esecrabile e giustamente punita, unita all’espulsione di Sarri, putroppo è diventata fin da subito la pietra angolare attorno a cui sviluppare la narrazione della perdita dello scudetto del Napoli. A favore di una squadra, la Juventus, che respira e mostra con orgoglio tutta la cattiveria che solo la razza padrona conosce, una organizzazione societaria capace di modificare i destini di giocatori altrove destinati a carriere mediocri, trasformandoli in parvenu delle alte sfere del triste calcio di casa nostra. Nei giorni in cui il settentrionalizzato allenatore della nazionale dall’animo juventino è diviso fra la firma con una squadra inglese, l’imbarazzo del suo ruolo di commissario tecnico e l’onta di un processo, inutile paragonare l’episodio di Higuaín con quello di Bonucci. Quest'ultimo sarebbe quel giocatore di fronte al quale dovremmo sciacquarci la bocca quando buca le difese avversarie, e che meriterebbe per valori sportivi e agonistici professati una interdizione di carattere antropologico. Resta l’amarezza del tifoso che ha vissuto fino al maledetto pranzo di domenica una stagione entusiasmante fatta di un calcio delizioso, a metà fra prosa e poesia. Una stagione che va onorata fino in fondo con il sudore e la dignità che il grande sport conosce. Abbandonando le inutili polemiche che tanto hanno fatto male, regalando all’opinione pubblica l’immagine di una squadra dolente e poco concentrata su di sé, preoccupata e intimorita dallo strapotere avversario.