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Umberto Santino e Anna Puglisi. Quegli anni di studio e di lotta

PALERMO - Incontrare Umberto Santino e Anna Puglisi, 86 anni per entrambi, una vita insieme, vuol dire guardare negli occhi chi ha fatto dello studio e della lotta al fenomeno mafioso un pezzo di vita. Una prassi politico-civile che viene da quegli anni di piombo palermitani in cui la mafia uccideva facendo affari nei mercati della droga e dell’edilizia e le istituzioni faticavano a contrastarne il potere politico. Anna, docente di matematica, e Umberto, funzionario pubblico e dirigente de il manifesto, si conoscono nel 1971. Ad accomunarli, il desiderio di lavorare per un mondo diverso, migliore. «Oggi, detto così» – commenta Anna – «può sembrare una banalità ma non lo è perché il mondo in cui siamo è il contrario di quello in cui speravamo». Le prime battaglie a cui aderiscono nascono nel 1968, all’indomani del terremoto del Belice. «Gran parte della popolazione del centro storico cercava casa e si trasferì dove c’era un luogo da abitare. Allora era in costruzione il quartiere Zen. A...
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Un memoriale contro la mafia

PALERMO - Nel tratto di Via Vittorio Emanuele che unisce i Quattro Canti alla Cattedrale di Palermo, nel pieno del percorso arabo-normanno patrimonio Unesco, sorge Palazzo Gulì. Qui, nel 2018, Umberto Santino e Anna Puglisi, in accordo con Leoluca Orlando, sindaco della città al quinto mandato, decidono di realizzare il No mafia Memorial, uno spazio museale polisemantico. Ario Mendolia, cosa vuol dire visitare oggi il No Mafia Memorial da lei diretto? Vivere un’esperienza di memoria, non solo culturale. Con quale intento nasce il museo? Restituire memoria agli eventi più lontani nel tempo e a tutte le vittime, non solo a quelle più note. La tendenza generale ci porta su Falcone e Borsellino. È un fenomeno fisiologico. Ma la storia della mafia è più complessa. Che tipo di narrazione lo attraversa? Come è stato progettato? La cosa più interessante è proprio questa: narrazione. Nel No Mafia Memorial sono state realizzate installazioni didattiche ed emozionali. La sfida era riempire, senza...

Argentina 1976, identità ritrovate

ROMA - Daniel e Florencia sono fratello e sorella. Daniel è nato nell’ex Pozo di Banfield – un centro clandestino di detenzione, tortura e sterminio – nel 1977 nell’Argentina della dittatura cívico-militar che Videla e i suoi sodali ribattezzarono Proceso de Reorganización Nacional , semplicemente Proceso poi per necessità di sintesi e istinti di normalizzazione. Florencia è nata a Torino, nel 1980, mentre suo padre Julio era in esilio in Italia. La madre di Daniel si chiama(va) Cristina Navajas, studentessa di Sociologia all’Università cattolica dove conosce suo marito Julio con cui milita nel Partito rivoluzionario dei lavoratori (PRT). Cristina viene sequestrata, con sua cognata Manuela Santucho e una loro compagna di nome Alicia D’Ambra, il 13 luglio 1976 a Buenos Aires mentre Julio è in Europa per organizzare la resistenza. Cristina ha due figli (Camilo e Miguel) ed è incinta di due mesi. Cristina, Manuela e Alicia diventeranno desaparecidas . La madre di Florencia è Susi Fantin...

Dal delitto al processo: una guida per scrivere (e leggere) gialli. Con precisione

Giallisti sul serio è una godibile e raffinata, come recita il sottotitolo, guida rapida al sistema penale italiano per scrittori (e lettori) di gialli e noir (Morellini editore, pp. 192). L’autore è Giuseppe Battarino, docente di Comunicazione pubblica e istituzionale nell’Università dell’Insubria, già magistrato con funzioni di giudice penale e di pubblico ministero. Ha collaborato per due Legislature con la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie. Ha scritto monografie, note e saggi giuridici. Ha pubblicato romanzi, racconti, testi teatrali e saggi. letterari. È promotore di iniziative di divulgazione della Costituzione. Con lui abbiamo affrontato il delicato tema della rappresentazione della giustizia. *** Giuseppe Battarino, quando è scattata la scintilla per scrivere questo saggio? Questa idea viene abbastanza da lontano e da un certo punto di vista è preceduta dai miei romanzi e racconti gialli in cui ho tentato di fare quella che potremmo definire una “operazione ...

Paesaggi del crimine

Per narrare l’avventurosa storia del crime film italiano, Matteo Santandrea – Università di Roma Tre, già autore di È stata Roma – La criminalità capitolina dal «poliziottesco» a Suburra (Rubbettino) – ha deciso di (ri)geolocalizzare il suo sguardo allargandolo anche ad altre città, circoscrivendo la sua riflessione in un arco temporale lungo quattordici anni. E così, guidati dalle sue analisi e armati, tra le altre, della teoria degli specchi di Pierre Sorlin – «come gli specchi, che incorniciano, delimitano e a volte distorcono, ma in fondo riflettono ciò che hanno di fronte, i film illustrano vari aspetti della società che li produce», scriveva lo studioso francese scomparso un anno fa – temporalmente ci ritroviamo, grazie al suo Paesaggi del crimine. Milano, Roma, Napoli nel crime film italiano: 1966-1980 (Marsilio), tra il 1966 (anno dell’omicidio all’Università La Sapienza di Roma dello studente socialista Paolo Rossi) e il tragico 1980 (strage di Ustica, bomba alla stazione di...

Lenzuoli e fiaccolate. Così il piombo mafioso creò una coscienza

Negli ultimi anni, intorno alle commemorazioni del 23 maggio non sono mancati fatti eclatanti. Uno su tutti. Le violenze della polizia su un gruppo di studenti in corteo insieme alla Cgil nel 2023 a Palermo. Un episodio «gravissimo» per il giudice Di Matteo. Quanto accaduto due anni fa, ci costringe a indagare la relazione con il passato alla luce del presente. Ed a prendere consapevolezza di come la «memoria» sia un ingranaggio, un fatto sociale «legato a riassetti continui». Soprattutto quando al centro della narrazione ci sono «caduti» il cui ricordo richiede una «negoziazione continua» e «conflittuale» influenzata da «fattori» nel tempo mutevoli. Intorno a questi meccanismi prende forma Bandiere e lenzuoli. La nascita dell’antimafia, la politica, le memorie (Donzelli) dello storico Matteo Di Figlia (Università di Palermo).  Un saggio che studia la nascita dell’antimafia come «spazio politico e culturale» collocandolo negli ultimi scorci del XX secolo concentrandosi su quanto ac...

Lo sguardo di Giancarlo Siani. Un dialogo con Isaia Sales

In occasione del quarantennale dell’omicidio di Giancarlo Siani, per capire il contesto, le dinamiche sociali e criminali in cui Giancarlo si immergeva, abbiamo dialogato con lo storico Isaia Sales, tra i più importanti studiosi di camorra e crimine organizzato. Il 23 settembre del 1985 fa a Napoli veniva ucciso, a soli 26 anni, Giancarlo Siani, cronista abusivo de Il Mattino. In questi quarant’anni Siani è diventato il simbolo di un giornalismo, allo stesso tempo, precario, libero e coraggioso. A lui sono stati dedicati libri ( L’abusivo di Antonio Franchini, Scimmie di Alessandro Gallo, Un ragazzo normale di Lorenzo Marone), graphic novel ( Giancarlo Siani… e lui che mi sorride di Alessandro Di Virgilio ed Emilio Lecce), film ( E io ti seguo di Maurizio Fiume, Fortapàsc di Marco Risi).  Professor Sales, sono passati quarant’anni dall’omicidio di Giancarlo Siani. Cosa ricorda di quelle ore? Il fatto che si potesse ammazzare, a Napoli, un giovane cronista scatenò un sentimen...