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Visualizzazione dei post con l'etichetta Diego Armando Maradona

Al Maradona, il ritorno degli scugnizzi

È la sera di venerdì 23 maggio 2025 quando allo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli, nella curva B – quella raccontata da Nino D’Angelo a metà degli anni ’80 tra musica e film – appare una tela disegnata. Un drappo che si offre ad una schiera infinita di obiettivi che riverberano in tutto il mondo quell’immagine creata con l’intelligenza artificiale. Ancora qualche secondo e, dopo una lenta ed inesorabile dissolvenza di occhi e telecamere che sposta l’attenzione verso il centro del campo, l’attesa può avere fine. Il Napoli di Antonio Conte, emigrante salentino di ritorno al Sud, è finalmente pronto a scendere in campo contro il Cagliari in vista dell’ultima gara della stagione, decisiva per la vittoria del campionato. In quegli stessi istanti l’Inter, campione d’Italia in carica, tenta inutilmente di difendere il titolo della seconda stella nella manzoniana Como. I tifosi azzurri hanno deciso di accogliere così la squadra, con una narrazione visiva di sapore ottocentesco che vede a...

1990, Italia-Argentina. La recensione al volume “Quando eravamo felici” di Corrado De Rosa

Se, camminando tra gli scaffali di una libreria, la vostra attenzione dovesse ricadere sulla copertina di un libro dallo sfondo azzurro che ospita la sagoma incompleta di un pallone e otto mattoncini tricolore disordinatamente distribuiti, la percezione del rischio di essere travolti da un’operazione editoriale costruita sulle emozioni e sui rimpianti di un tempo lontano potrebbe essere avvertita in maniera netta e decisa. Anche perché gli elementi grafici sono lì per accompagnare un titolo ( Quando eravamo felici ) e un sottotitolo ( Italia-Argentina 1990: la partita da cui tutto finisce ) che rimandano la memoria collettiva all’estate tutta italiana di trentatré anni fa. Quella delle «Notti magiche» cantate in un rock cortese e garbato da Edoardo Bennato e Gianna Nannini. La bella – fino ad un certo punto – stagione del secondo mondiale disputatosi nel nostro Paese, cinquantasei anni dopo quelli di epoca fascista che videro l’Italia conquistare la prima Coppa Rimet ai danni della Cec...

Farsi una foto con Dios. L'intervista al fotografo Carlo Rainone

Sette anni fa Carlo Rainone (Palma Campania, 1989), fotografo-documentarista con un curriculum fatto di studi e collaborazioni internazionali, decide di scavare nel ventre della Napoli degli anni ’80, quelli, non solo, del dopo-terremoto, delle guerre di camorra e del contrabbando. Un immaginario che il cinema di questi anni sta riportando in superficie, dal Sorrentino di È stata la mano di Dio al Mixed by Erri di Sidney Sibilia senza dimenticare il Piano piano di Nicola Prosatore. L’obiettivo dell’indagine è assoluto, laborioso e faticoso ma il confronto costante con il fotografo Michel Campeau è di grande supporto. Bisogna infatti scovare la «foto con Maradona», il re della Napoli calcistica per sette tortuosi anni, il patrono pagano della moderna Partenope. Rainone inizia ad inseguire fotografie già scattate. Icone conservate in album di famiglia o piegate in portafogli, appese sui muri di negozi e laboratori, case, pizzerie e ristoranti. La consapevolezza sta tutta nelle parole ...

Napoli, Baires: Maradonologia. Una bella chiacchierata con Pablo Alabarces

«Fútbol y Patria». «Peronistas, Populistas y Plebeyos». «Historia mínima del fútbol en América Latina». Questi sono solo tre titoli di una ricca produzione saggistica fatta di cronache politico-culturali e indagini sociologiche e letterarie. Chi vuole sapere di calcio e cultura popolare sudamericana deve passare per gli scritti di Pablo Alabarces e capirà qualcosa di cantanti mitologici come Palito Ortega, rock, tifoserie, sistema mediatico, violenza da stadio. Sociologo, argentino classe 1961, Alabarces è titolare di cattedra presso la UBA, l’Università di Buenos Aires. Lo incontriamo a Roma, zona Stazione Termini. Pablo è da poco rientrato nella capitale al termine di un bel soggiorno in una Napoli ebbra di festa per lo scudetto e dopo aver visitato Viggianello, borgo della Basilicata ai piedi del Pollino. «È la quinta volta che sono in Italia. Non ero mai stato nel paese dove nel 1882 nacque Antonio Carmelo Oliveto, mio nonno materno», ci racconta mentre ci incamminiamo verso Piazza...

Lionel Messi, the last dance

A ventiquattr’ore dalla chiusura di questo politicamente discusso e discutibile mondiale qatarino, da mettere in archivio per i posteri per quanto visto sul campo, vi è senza dubbio il tentativo di “maradonizzazione” di Lionel Messi. Sottolineava questo processo di mutazione della  Pulga  nata trentacinque anni fa nella città di Rosario anche Emanuela Audisio sulle colonne de  La Repubblica  l’11 dicembre. Lo faceva commentando, a freddo, la vittoria dell’Argentina ai calci di rigore contro l’Olanda nei quarti di finale. Un Messi così con la sua Argentina – tra coppe americhe e mondiali – non si era infatti mai visto. Non tanto dal punto di vista tecnico-tattico, quanto dal punto di vista caratteriale. Il mondiale del Qatar ci ha regalato una  Pulga  a tutto campo padrona indiscussa della  pelota  e un calciatore capace di “maradoneare”, di invitare alla lotta e sfidare l’avversario, caricandosi sulle spalle il peso di una squadra e di u...

Leonardo Favio, mito poliedrico

Buenos Aires, 5 novembre 2012. L’Argentina si prepara a salutare per sempre l’artista Leonardo Favio. Il popolare attore, regista e cantante capace di lasciare un segno nella cultura popolare del Paese e dell’intera America Latina con il suo corpo, il suo sguardo e la sua voce è morto all’età di 74 anni. Da diversi giorni era ricoverato nel Sanatorio Anchorena dopo un peggioramento del suo delicato stato di salute. Fuad Jorge Jury (questo il nome di battesimo) è nato il 28 maggio 1938 a Luján de Cuyo, provincia di Mendoza, sud-ovest del Paese. Poche ore dopo la scomparsa, viene allestita una camera ardente nel Congreso de la Nación. A mezzanotte, con il viso coperto da scuri occhiali da sole, nel Salón de los Pasos Perdidos del Parlamento, arriva Cristina Fernández de Kirchner. La «presidenta de la Nación Argentina» rimane per dieci minuti vicino la bara che custodisce il corpo di Favio. Con lei ci sono alte cariche dello Stato e ministri, funzionari di governo ed esponenti dell’opposi...

L’amore di un’Argentina in ginocchio per «quello che chiamiamo un Dio»

Il popolo argentino ha dato l’ultimo saluto a Diego Armando Maradona, un peronista nato a Villa Fiorito, all’interno della Casa Rosada. Non senza polemiche e problemi di ordine pubblico. Per l’emergenza sanitaria e non solo. Nel palazzo presidenziale Maradona si sentiva di casa. Dal suo balcone si affacciò nel 1986, dopo la conquista della Coppa del mondo al mondiale messicano. Un anno fa circa, nel dicembre 2019, Diego era andato a far visita al neoeletto presidente Alberto Fernández, che in queste ore gli ha detto addio mettendo sulla bara una camiseta dell’Argentinos Juniors. La sua squadra del cuore, il primo club professionistico di Diego che da qualche anno a questa parte gioca nello stadio già intitolato al suo numero dieci più famoso. «IN QUALUNQUE LUOGO Maradona fosse stato vegliato sarebbero nate polemiche, ma il fatto che sia stata scelta la Casa Rosada è un fatto insolito nella nostra storia», racconta Fortunato Mallimaci, sociologo dell’Università di Buenos Aires, profondo...

Il Maradona politico

Populista e terzomondista. Invocato come un Dio terreno e esecrato come un Diavolo. Caro a capi di Stato e di governo ma nemico dei potenti della Fifa. Eroe popolare e amico di camorristi. Leader su un campo di calcio e prigioniero di vizi e debolezze nella vita privata. Figlio affettuoso e marito infedele. Star televisiva e eterna preda per telecamere indiscrete. Evasore fiscale e uomo generoso. Queste prime righe non sono certo sufficienti a descrivere l’indefinibile complessità di quel mostro sacro della storia del calcio che è (stato) Diego Armando Maradona e che oggi, 30 ottobre 2020, a pochi giorni dall’80esimo compleanno di Pelé, festeggia il suo genetliaco numero sessanta. E per uno che ha vissuto una vita di eccessi come el pibe de oro , non era forse così scontato arrivare a questa cifra tonda non di certo trascurabile. Sulla sua figura si è scritto, fotografato, filmato, raccontato tanto, (forse) troppo. Il suo corpo lo abbiamo visto crescere, strutturarsi, tonificarsi, info...

L'altra faccia di Argentina V Inghilterra 1986

Il 22 giugno del 1986 è una domenica, il giorno consacrato al Signore nella tradizione cristiana. Alle ore 12 ora locale di Città del Messico, su uno Stadio Azteca colmo di circa 115.000 anime, discende una luce perpendicolare che accarezza il rettangolo verde. Chissà se davvero lo sguardo di Dio, l’essere supremo che tutto sa e che tutto può, è rivolto allo stadio che sedici anni prima vide i sette gol della Partita del secolo. Perché negli anni, per raccontare ciò che accadrà nelle due ore successive al fischio d’inizio di Argentina-Inghilterra, il match valevole per i quarti di finale del mondiale di México ’86, Dio lo si è scomodato più e più volte. Si narra infatti che quel pomeriggio el Barba, così lo chiamano gli argentini, busserà due volte alle porte della Storia. La prima con la mano, come un normale essere terreno, la seconda con la nuca, come solo un ente superiore può fare. Fra le due epifanie, il gol del secolo di Diego Armando Maradona. La storia di questa partita inizia...

Eroi nel pallone, la sfida impossibile (Intervista con Pablo Alabarces)

Pubblicata su Il Manifesto del 14 Luglio 2016. Qui la versione completa. La parabola di due miti, Maradona e Messi, in un’intervista con il sociologo Pablo Alabarces dopo la disfatta dell’Argentina contro il Cile in Coppa America. «La Pulce non è carismatico, limita la sua prestazione al copione che lo spettacolo globale vuole, sceneggiatura prevedibile» Professor Alabarces, in questi giorni – dopo la disfatta dell’Argentina contro il Cile nella finale di Coppa America, la seconda consecutiva contro La Roja dopo l’edizione del 2015, la terza finale persa negli ultimi tre anni – i media argentini hanno preferito concentrarsi sull’addio di Lionel Messi alla selección . Come spiega questo atteggiamento dell’opinione pubblica? A voler essere spiccioli, potremmo spiegarlo ricordando la mediocrità del giornalismo di oggi. Ma ovviamente, non è questo l’unico motivo. Un esempio? Discutere di un addio è meglio che ragionare su una sconfitta… Oppure, le conseguenze di questa rinu...