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Visualizzazione dei post con l'etichetta Mediamafia

“La piovra” in onda e la tv battezzò il racconto della mafia

Rai Uno, 11 marzo 1984, ore 20.30. Dopo il Tg, il primo canale della Radio televisione italiana presenta «un film in sei puntate». «Panorami siciliani profondi: un commissario venuto dal Nord indaga sulla morte di un collega, sulla figlia rapita, su una ragazza misteriosa e gattopardesca dedita alla droga, su fatti che non riesce a spiegare, su altri fatti che invece sa spiegarsi benissimo ma che non può provare». Così si legge sul Radiocorriere di quella settimana. Si tratta del primo episodio di uno sceneggiato che, ibridando generi differenti, conterà dieci edizioni. Il pubblico italiano, nell’anno del trentennale del piccolo schermo, guarda «una storia esemplare di mafia» che segnerà per sempre l’immaginario nazionale e internazionale sulla rappresentazione del grande crimine e della Sicilia. La trama di quella prima stagione l’hanno scritta Nicola Badalucco, trapanese, Lucio Battistrada e Massimo De Rita. La sceneggiatura è del premio Oscar Ennio De Concini. Le musiche di Riz Orto...

Masterclass Mediamafia, incontro con lo sceneggiatore Ezio Abbate

Ezio Abbate è tra i creatori di diverse serie Tv tra cui spiccano, nella rappresentazione della storia della criminalità organizzata, Le mani dentro la città (Mediaset, 2014), tra le prime opere a raccontare la presenza della ‘ndrangheta in Lombardia, le quattro stagioni di Suburra (Netflix), capaci di ridisegnare l’immaginario della criminalità organizzata nella città di Roma in un’epoca segnata dall’inchiesta “Mondo di mezzo” e L'Ora - Inchiostro contro piombo , le vicende ambientate negli anni ’50 dello storico quotidiano siciliano che condusse importanti inchieste su Cosa Nostra. Nel 2022, Abbate ha poi firmato Centoventisei (Mondadori), il suo primo romanzo scritto insieme a Claudio Fava, che ricostruisce le ore precedenti all’attentato contro il giudice Borsellino del 19 luglio 1992. Il romanzo è stato anche oggetto di una traduzione teatrale. Abbate ha inoltre scritto il cortometraggio sul dramma della migrazione nel Mediterraneo Frontiera , regia di Alessandro Di Gregori...

Masterclass Mediamafia, incontro con l'attrice Daniela Marra

Daniela Marra ha recitato in diverse opere audiovisive che hanno raccontato la criminalità organizzata e il terrorismo nel nostro Paese. Marra ha da poco concluso le riprese di Iddu , regia di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, opera liberamente ispirata alla figura del boss Matteo Messina Denaro. Marra ha inoltre recitato in Esterno notte del maestro Marco Bellocchio, dove ha interpretato il ruolo della brigatista Adriana Faranda. Nella sua carriera, ricordiamo poi il ruolo di Maria Marruso ne Le mani dentro la città (serie Tv Mediaset, 2014), personaggio ispirato alla figura di Lea Garofalo, quello di Assunta, vedovo di un soldato di ‘ndrangheta nel film La terra dei santi di Ferdinando Muraca (2015), le partecipazioni a Squadra antimafia (serie TV Mediaset) e Il cacciatore (serie Tv Rai) tratto dal volume Cacciatore di mafiosi del magistrato Alfonso Sabella. Daniela Marra ha recitato nella serie Tv L'Ora - Inchiostro contro piombo , in cui ha interpretato il ruolo della g...

È di scena Cosa Nostra

Il cinema, il mondo dei neomelodici, il brand abbinato a prodotti commerciali: un saggio esamina l'attrazione fatale tra i boss e i media   «L'avete visto, oggi, sul giornale, a Gina Lollobrigida?». Così, secondo il racconto di Antonino Calderone, il mafioso Totò Minore parlava di Giuseppe Genco Russo. Al boss di Mussomeli (che si autodefiniva “un giudice di pace” e che nel 1957 siederà al summit siculo-americano del  Grand Hotel et des Palmes ), non si perdonava la sovraesposizione sulla stampa del tempo. Basterebbe rievocare questa battuta per giustificare il titolo del nuovo libro di Marcello Ravveduto, public historian presso l’Università di Salerno. Lo spettacolo della mafia (Edizioni Gruppo Abele) è un volume denso e ben documentato che affronta con analisi, percorsi e strumenti di orientamento − una questione democratica irrisolta dal sistema scolastico del nostro Paese: l’analisi dei fenomeni criminali nella loro dimensione mediatico-comunicativa. Lo fa mentre ...

Seminario "La rappresentazione mediatica delle mafie"

Tra qualche ora si va in Calabria, a Polistena per il campo di E!State Liberi . Saremo con i compagni di Cinemovel Foundation , persone che credono nel cinema come strumento di democrazia. A me toccherà un seminario sulla rappresentazione mediatica dei fenomeni criminali rivolto ai ragazzi che spendono un pezzo della loro estate lavorando e formandosi come cittadini responsabili.

Media e fenomeni mafiosi: le ragioni di un ritardo culturale

L'intervista a cura di Pasquale Notargiacomo (giornalista) e Giovanni Zaccaro (giudice del Tribunale di Bari) è stata pubblicata sulla rivista Questione Giustizia . Il saggio “Mediamafia. Cosa Nostra fra cinema e Tv” ricostruisce la storia della rappresentazione mediatica di Cosa Nostra. L’intervista all’autore e la sua lettura del recente dibattito che si è sviluppato attorno alla serie “Gomorra” ROMA - Ci sono libri capaci di inserirsi nel dibattito pubblico anche a distanza di tempo dalla loro pubblicazione. Ne è un esempio il saggio di Andrea Meccia “Mediamafia. Cosa Nostra fra cinema e Tv” (Di Girolamo, 2014). E davvero la cifra originale di quest’opera e la sua attualità si percepiscono intatte nel momento in cui l’opinione pubblica si sta finalmente interrogando, in maniera più consapevole e strutturata, sul tema della rappresentazione mediatica dei fenomeni mafiosi. Prova ne è il dibattito, alimentato in queste settimane da autorevoli interventi, sulla serie tv...

A #diecianni da Gomorra

Sul nuovo numero di Passato e presente , rivista di storia contemporanea edita da Franco Angeli, il focus " Le mafie rappresentate: a dieci anni da Gomorra ". Lo ha curato la professoressa Carolina Castellano (Università Federico II di Napoli). Contiene il mio saggio: " Libro, film, serie Tv. Da 'Romanzo Criminale' a 'Anime Nere'. La trasformazione delle crime stories italiane ". Gli altri autori sono Vittorio Martone e Giulio Bogani.  ‪#‎ gomorra‬ ‪#‎ diecianni‬ ‪#‎ romanzocriminale‬ ‪#‎ animenere‬ ‪#‎ suburra‬ ‪#‎ mafiamovie‬ ‪#‎ mediaeducation‬

I “mafia movie” invadono il grande e il piccolo schermo

Ho dialogato con Davide Turrini de Il Fatto Quotidiano sull'invasione dei cosiddetti "mafia movies" tra piccolo e grande schermo (19 maggio 2016). I “mafia movie” invadono il grande e il piccolo schermo: ma sono tutti da salvare? “Il rischio è “l'effetto soap”. L’esplosione dell’attenzione per i libri di Romanzo Criminale di De Cataldo e Gomorra di Saviano ha poi aperto l’ultimo capitolo della rappresentazione delle mafie al cinema e infine in tv. Ecco arrivare nel breve volgere degli ultimi dieci anni i rispettivi film di Placido e Garrone, poi le serie tv che spopolano, almeno in Italia, ben di più de I Soprano. Solo che passati i decenni e decine di prototipi che si sono fatti matrici, il rischio odierno sembra più essere l’anestetizzazione da ripetizione. di Davide Turrini “I’m gonna make him an offer he can’t refuse”. Quando dici mafia al cinema pensi a Don Vito Corleone. Non c’è politicamente corretto che tenga. La maschera cupa, sinistra e ...

Da Gomorra a Felicia, le mafie Tv nel bene e nel male

Famiglia Cristiana , a cui mio nonno era abbonato, mi ha chiesto delle dichiarazioni sul film-tv Felicia Impastato e Gomorra. Sono in ottima compagnia: il professore Nicaso e il procuratore Roberti. Non nascondo un pizzico di imbarazzo. L'articolo, firmato da Elisa Chiari, è del 13 maggio 2016. --- La seconda serie di Gomorra riaccende il dibattito sulla rappresentazione del male e sul rischio emulazione. Da Saviano a Roberti, da Meccia a Nicaso. Come la vedono quelli che ne capiscono. Il tema c’è. C’è da un tempo lungo, almeno da quando Paolo Borsellino diceva: «Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene».  Anzi da prima: da quando Peppino Impastato ne parlava alla radio in un tempo in cui anche la parola mafia era tabù. (Né si può dire che il tabù sia passato, al Nord ancora si cerca di negare. il 112 maggio sono state confermate in Cassazione venti condanne del processo Minotauro contro la ‘Ndrangheta i...

A proposito del film-Tv "Felicia Impastato"

Ieri sera il film-Tv "Felicia Impastato" (Rai Uno). Un prodotto che inquadra un momento importante della storia di Peppino: la battaglia per la verità sulla sua morte. Il regista Gianfranco Albano lo ha fatto attraverso il coraggio di sua madre (interpretata da Lunetta Savino), di suo fratello e dei suoi compagni di lotta. L'inizio è interessante. La voce radiofonica di Peppino come colonna sonora per riprendere un tema caro legato alla rappresentazione cinematografica della mafia: i paesini siciliani come villaggi western in cui domina la paura. Nel suo complesso artistico però, non l'ho trovata un'opera degna di nota, ovvero capace di restituirci la complessità di quanto accaduto a partire dal 10 maggio del 1978. Passaggi troppo rapidi, poco problematizzati. Il film accenna mille temi, situazioni, personaggi, passioni, battaglie, ma non ce li spiega mai fino in fondo. Forse, sarebbe troppo chiedere alla Rai di restituirci il pensiero che ha animato i compagni d...

È nata la "Casa Museo - Joe Petrosino"

L'undici aprile 2016, a Padula (Salerno) è stata inaugurata la "Casa Museo - Joe Petrosino". La casa conterrà una "Galleria virtuale su mafie e antimafia", un percorso multimediale realizzato attraverso materiali audiovisivi e fotografici originali montati con tecnologie digitali di ultima generazione (la direzione scientifica è stata curata dalla cattedra di Public & Digital History dell’Università di Salerno). Un museo non mummificato, ma interattivo e destinato ad arricchirsi giorno per giorno. Le ricerche del materiale presso le Teche Rai, il Centro Sperimentale di Cinematografia, la Biblioteca Nazionale sono state curate da Andrea Meccia . Segue la nota del direttore scientifico Marcello Ravveduto. L’inaugurazione della rinnovata Casa/Museo “Joe Petrosino”, sarà l’occasione per presentare in anteprima nazionale la “Galleria virtuale su mafie e antimafia” – parte integrante della Casa/Museo, nata grazie ad un accordo tra il comune di Padula e ...

La leggerezza di Mauro

Ieri, nel seminario "Antimafie. L'immagine criminale fra Tv e cinema" (Università di Cassino), è stato proiettato "La Rivoluzione in onda" di Alberto Castiglione. Un documentario che ricorda - soprattutto, ma non solo - l'attività giornalistica di Mauro Rostagno in Sicilia. Ma al di là dei contenuti, ciò che rimane del film è il senso di leggerezza di Rostagno che il regista ha meravigliosamente ricostruito andando a mettere le mani nella sua produzione televisiva. Quella leggerezza che Italo Calvino ci ha soavemente descritto nelle sue "Lezioni Americane". E penso (mi piace immaginare) che ciò che la mafia non ha mai perdonato a Rostagno e a Peppino Impastato, sia stato proprio sfidarla con la levità di chi "sa planare sulle cose dall'alto", senza avere "macigni sul cuore".

Il problema del servizio pubblico

  È giusto chiedere le dimissioni di Bruno Vespa. È giusto indignarsi per la presenza di Riina junior nel salotto di Porta a Porta. È altrettanto giusto chiedere una informazione diversa. Ma è molto più importante immaginare nuove forme di racconto, narrazioni che al di là dei contenuti sappiano anche mettere in scena se stesse, coniugando le une e trine esigenze del servizio pubblico: informare, educare, intrattenere. E ci sono spazi del servizio pubblico che queste cose le sa fare (vedi Rai Storia). Perché la guerra dei contenuti a volte è una battaglia senza senso. Basterà invitare in quello stesso spazio il figlio di una vittima di mafia, un magistrato sotto scorta, un poliziotto coraggioso, il presidente di una associazione antimafia per lavarsi la coscienza e dire che sulla Tv pubblica c'è spazio per tutti. E invece no, il problema più grande della messa in scena del giornalismo televisivo, è che siano spariti gli elementi scenografici e di costruzione dello spazio che ...