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Visualizzazione dei post con l'etichetta Terrorismo

Parole per orientarci/3

Enrico Baj, Guernica - 1972 Nessuna democrazia occidentale ha conosciuto, come l'Italia, l'assassinio come strumento di lotta politica. Nessuna democrazia è stata così incapace e riottosa nell'indicare alle vittime, e a se stessa, le colpe e le responsabilità. Anche per perdonarle, alla fine. Anche per dimenticarle, finalmente. Anche per trovare nell'inferno, che ha diviso il Paese per una lunga stagione, buone ragioni per sentirsi oggi uniti e fiduciosi. Giuseppe D'Avanzo, L'ultimo "tributo" ad uno Stato cieco , La Repubblica 4 Maggio 2005

Parole per orientarci

Qualsiasi massacro sarebbe loro (ai terroristi, nds) perdonato, se avesse un senso, se potesse essere interpretato come violenza storica – è questo l’assioma morale della violenza buona. Qualsiasi violenza sarebbe loro perdonata se non fosse ripresa e amplificata dai media (“il terrorismo non sarebbe nulla senza i media”). Ma tutto questo è illusorio. Non esiste uso buono dei media, i media fanno parte dell’evento, fanno parte del terrore, e giocano in un senso o nell’altro. Jean Baudrillard, Lo spirito del terrorismo , Raffaello Cortina Editore, Milano - 2002

Campo e controcampo

Molto più interessante fu il dibattito successivo. Pasolini stava sul palco, avvolto in un cono di luce. Una giacca bianca da cowboy, gli occhiali scuri, il volto rigato da solchi d'aratro. I suoi interventi erano accolti con applausi isol ati. Spesso dal silenzio. Un'ostilità gentile. A una domanda stupida, che voleva essere provocatoria senza riuscirci, cioè quanto il suo cinema avesse a che fare con la vita (e il sottinteso era poco o niente), Pasolini rispose affermando un concetto che impressionò Stefano: - Il cinema è fatto di campo e controcampo: c'è campo quando la telecamera è rivolta nella stessa direzione degli occhi degli spettatori, controcampo quando succede l'inverso. Il controcampo, alternato al campo, permette allo spettatore, per una sensazione fisiologica, di sentirsi nel vivo di qualcosa -. Lo aveva colpito questa espressione: sentirsi nel vivo di qualcosa . Per essere nel vivo di qualcosa serviva un punto di vista alternativo, spiaz...

Le associazioni segrete secondo Sciascia

Leonardo Sciascia, L'Espresso 27 Aprile 1980 Tutte le associazioni segrete che - quale ne sia il fine - usano il crimine come mezzo , si somigliano non solo nella struttura organizzativa e gerarchica, ma anche nella ricerca ed espansione, intorno a sé, di un contesto silenzioso, omertoso e di protezione. Tanto più una società si riconosce nelle leggi che le associazioni segrete vogliono ignorare o abbattere, e se ne sente garantita, tanto meno diffuso sarà, intorno al raggruppamento clandestino, il contesto direttamente o indirettamente protettivo. Nel fenomeno mafioso, cui di solito si fa richiamo a paragone di ogni altra associazione segreta criminale, il tessuto protettivo che lo circonda è così variamente intramato e complesso, così durevole e tenace, che la paura finisce con l'apparire elemento secondario. Se poi si tiene presente che la mafia non è mai stata considerata - se non dal fascismo - come fatto eversivo dell'ordine costituito ma piuttosto come sistema para...

Ragionando sulle parole e sulla figura di Ezio Tarantelli

Quando sono stato chiamato a lavorare per il documentario sulla vita di Ezio Tarantelli ( La forza delle idee , regia di Monica Repetto, realizzato in collaborazione con Luca Tarantelli) non conoscevo affatto la figura umana e intellettuale di questo economista. Il suo nome lo legavo a una piccola e macabra filastrocca che di tanto in tanto ci tocca aggiornare. Roberto Ruffilli come Ezio Tarantelli. Massimo D'Antona come Roberto Ruffilli e Ezio Tarantelli. Marco Biagi come Massimo D'Antona, Roberto Ruffilli e Ezio Tarantelli. Periodicamente nel nostro Paese un cosiddetto cervello a servizio dello Stato cade sotto i colpi delle Brigate Rosse. Questo era il punto da cui partivo. E a cadere negli ultimi venticinque anni, sono stati quattro i giuslavoristi e economisti del lavoro che insegnavano all'università, che collaboravano con il sindacato e con i ministeri. Dopo l'omicidio Moro, il terrorismo rosso non colpiva più al cuore dello Stato, ma aveva iniziato a puntare le ...

9 maggio 1978. Via Caetani, Roma

Era il 9 maggio del 1978 e giornali e televisioni di tutto il mondo avevano i loro obiettivi e le loro telecamere in Via Michelangelo Caetani a Roma, in pieno centro storico. Il bagagliaio di una Renault 4 (macchina simbolo dei giovani dei movimenti) custodiva il corpo crivellato di Aldo Moro, il presidente della Democrazia Cristiana. Per 55 giorni Moro era stato tenuto nella "prigione del popolo" delle Brigate Rosse, processato dai suoi capi e condannato a morte. Era stato rapito il 16 marzo, il giorno in cui Andreotti sarebbe diventato presidente del consiglio con i voti anche del Pci (la prima volta nella storia repubblicana). Moro e Berlinguer (segretario del Pci) erano stati i grandi artefici di quel disegno politico che aveva portato ad un definitivo coinvolgimento del Pci nell'area di governo. Un'azione politica delicatissima nel contesto geo-politico della Guerra Fredda. Le Brigate Rosse avevano portato l'attacco al "cuore dello stato", avevano a...