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Visualizzazione dei post con l'etichetta Cinema e mafia

Il fascino discreto della mafia immaginaria

Nell’anno del centenario della nascita di Alberto Sordi, quel gran fusto dell’Albertone ce lo ritroviamo armato di pistola, coppola, baffo sicilian style e sguardo verso il bersaglio, sulla copertina de La mafia immaginaria , l’ultimo libro del critico cinematografico Emiliano Morreale (Donzelli editore, pp. 344). L’immagine è tratta da Mafioso di Alberto Lattuada, un film del 1962, e forse non c’è fotogramma migliore che possa essere scelto per sintetizzare settant’anni di Cosa Nostra nel cinema italiano. Non tanto per il valore e l’ importanza dell’opera in sé, quanto per la capacità del volto di Sordi di evocare e rimarcare il ruolo del cinema come grande cronista dell’Italia del Novecento. Una pellicola, quella di Lattuada, che ci riporta al contesto politico-culturale dei primi anni ’60, segnati dal boom economico, dalle migrazioni interne e il rapporto con gli States , dai governi di centrosinistra, dalla strage di Ciaculli (sette militari uccisi in una borgata palermitana),...

"I cento passi" compiono venti anni

“Un film è sempre un'opera d'arte e non riproduce mai la realtà così com'è ma attraverso un certo sguardo, attraverso un certo taglio interpretativo la reinventa, la trasfigura e la carica di senso”. Così recitava Luigi Lo Cascio nei panni di Peppino Impastato ne I cento passi (2000), il biopic che ne ricostruisce la vita fino al suo omicidio per mano mafiosa, consumatosi a Cinisi il 9 maggio del 1978, lo stesso giorno del ritrovamento a Roma di un esanime Aldo Moro, trucidato dalle Brigate rosse.  Peppino, giovane militante di Democrazia proletaria, si rivolgeva ai suoi compagni per dar vita a una discussione post-film. Al circolo Musica e cultura del suo paese, a due passi da Palermo e nel pieno degli anni ’70, ci si interrogava sul destino del proprio territorio, facendo controinformazione e politica in mille modi. Anche attraverso il cinema.  Quella sera un folto pubblico aveva appena terminato la visione collettiva de Le mani sulla città di Francesco Rosi, film del...

Marco Bellocchio ospite di CinemÀP

L'inaugurazione della rassegna #AltreVisioni, la consegna del premio #Restart e la nostra intervista a #MarcoBellocchio prima della proiezione de #Iltraditore #dasud #àpaccademia #cinemàp #csc

Re-visioni della trilogia de Il Padrino: anatomia di un mito nell'epoca delle serie Tv

Libro, film, visual novel, videogioco, allegoria politica. Il Padrino è questo e molto altro. Ma soprattutto, cosa vuol dire anatomizzarne la trilogia di Coppola nell'epoca delle serie Tv? Ne ho scritto per la rivista francese Cahiers de narratologie nel fascicolo Rhétorique et représentations de la culture mafieuse. Images, rituels, mythes et symboles . Grazie al professor Antonio Nicaso per avermi guidato e a Manuela Bertone per la traduzione https://journals.openedition.org/narratologie/9776

È di scena Cosa Nostra

Il cinema, il mondo dei neomelodici, il brand abbinato a prodotti commerciali: un saggio esamina l'attrazione fatale tra i boss e i media   «L'avete visto, oggi, sul giornale, a Gina Lollobrigida?». Così, secondo il racconto di Antonino Calderone, il mafioso Totò Minore parlava di Giuseppe Genco Russo. Al boss di Mussomeli (che si autodefiniva “un giudice di pace” e che nel 1957 siederà al summit siculo-americano del  Grand Hotel et des Palmes ), non si perdonava la sovraesposizione sulla stampa del tempo. Basterebbe rievocare questa battuta per giustificare il titolo del nuovo libro di Marcello Ravveduto, public historian presso l’Università di Salerno. Lo spettacolo della mafia (Edizioni Gruppo Abele) è un volume denso e ben documentato che affronta con analisi, percorsi e strumenti di orientamento − una questione democratica irrisolta dal sistema scolastico del nostro Paese: l’analisi dei fenomeni criminali nella loro dimensione mediatico-comunicativa. Lo fa mentre ...

La verità sta in cielo. Ma non per tutti

La recensione è stata pubblicata su Questione Giustizia Se  La verità sta in cielo  fosse una docu-fiction targata Rai da mandare in prima serata, se al termine della visione, un giornalista armato di taccuino intervistasse il regista Roberto Faenza e i suoi collaboratori in uno studio TV, facendosi raccontare un po’ la genesi, lo sviluppo, la realizzazione, la tesi di questo interessante film, qualcos’altro si smuoverebbe intorno al caso di Emanuela Orlandi? Per adesso, il lavoro di Faenza sulla vicenda della cittadina vaticana  desaparecida  a Roma un pomeriggio d’estate del 1983, è “soltanto” un dignitoso film, cinematograficamente non entusiasmante, ma onesto, prezioso e carico di passione. Il cinema italiano di inchiesta – di cui Francesco Rosi è stato maestro inarrivabile - ha sempre dato i suoi risultati migliori quando, reinventando i dolorosi eventi che hanno segnato la stagione repubblicana, non pretendeva di ricostruire didasca...

Seminario "La rappresentazione mediatica delle mafie"

Tra qualche ora si va in Calabria, a Polistena per il campo di E!State Liberi . Saremo con i compagni di Cinemovel Foundation , persone che credono nel cinema come strumento di democrazia. A me toccherà un seminario sulla rappresentazione mediatica dei fenomeni criminali rivolto ai ragazzi che spendono un pezzo della loro estate lavorando e formandosi come cittadini responsabili.

Media e fenomeni mafiosi: le ragioni di un ritardo culturale

L'intervista a cura di Pasquale Notargiacomo (giornalista) e Giovanni Zaccaro (giudice del Tribunale di Bari) è stata pubblicata sulla rivista Questione Giustizia . Il saggio “Mediamafia. Cosa Nostra fra cinema e Tv” ricostruisce la storia della rappresentazione mediatica di Cosa Nostra. L’intervista all’autore e la sua lettura del recente dibattito che si è sviluppato attorno alla serie “Gomorra” ROMA - Ci sono libri capaci di inserirsi nel dibattito pubblico anche a distanza di tempo dalla loro pubblicazione. Ne è un esempio il saggio di Andrea Meccia “Mediamafia. Cosa Nostra fra cinema e Tv” (Di Girolamo, 2014). E davvero la cifra originale di quest’opera e la sua attualità si percepiscono intatte nel momento in cui l’opinione pubblica si sta finalmente interrogando, in maniera più consapevole e strutturata, sul tema della rappresentazione mediatica dei fenomeni mafiosi. Prova ne è il dibattito, alimentato in queste settimane da autorevoli interventi, sulla serie tv...

A #diecianni da Gomorra

Sul nuovo numero di Passato e presente , rivista di storia contemporanea edita da Franco Angeli, il focus " Le mafie rappresentate: a dieci anni da Gomorra ". Lo ha curato la professoressa Carolina Castellano (Università Federico II di Napoli). Contiene il mio saggio: " Libro, film, serie Tv. Da 'Romanzo Criminale' a 'Anime Nere'. La trasformazione delle crime stories italiane ". Gli altri autori sono Vittorio Martone e Giulio Bogani.  ‪#‎ gomorra‬ ‪#‎ diecianni‬ ‪#‎ romanzocriminale‬ ‪#‎ animenere‬ ‪#‎ suburra‬ ‪#‎ mafiamovie‬ ‪#‎ mediaeducation‬

I “mafia movie” invadono il grande e il piccolo schermo

Ho dialogato con Davide Turrini de Il Fatto Quotidiano sull'invasione dei cosiddetti "mafia movies" tra piccolo e grande schermo (19 maggio 2016). I “mafia movie” invadono il grande e il piccolo schermo: ma sono tutti da salvare? “Il rischio è “l'effetto soap”. L’esplosione dell’attenzione per i libri di Romanzo Criminale di De Cataldo e Gomorra di Saviano ha poi aperto l’ultimo capitolo della rappresentazione delle mafie al cinema e infine in tv. Ecco arrivare nel breve volgere degli ultimi dieci anni i rispettivi film di Placido e Garrone, poi le serie tv che spopolano, almeno in Italia, ben di più de I Soprano. Solo che passati i decenni e decine di prototipi che si sono fatti matrici, il rischio odierno sembra più essere l’anestetizzazione da ripetizione. di Davide Turrini “I’m gonna make him an offer he can’t refuse”. Quando dici mafia al cinema pensi a Don Vito Corleone. Non c’è politicamente corretto che tenga. La maschera cupa, sinistra e ...

È nata la "Casa Museo - Joe Petrosino"

L'undici aprile 2016, a Padula (Salerno) è stata inaugurata la "Casa Museo - Joe Petrosino". La casa conterrà una "Galleria virtuale su mafie e antimafia", un percorso multimediale realizzato attraverso materiali audiovisivi e fotografici originali montati con tecnologie digitali di ultima generazione (la direzione scientifica è stata curata dalla cattedra di Public & Digital History dell’Università di Salerno). Un museo non mummificato, ma interattivo e destinato ad arricchirsi giorno per giorno. Le ricerche del materiale presso le Teche Rai, il Centro Sperimentale di Cinematografia, la Biblioteca Nazionale sono state curate da Andrea Meccia . Segue la nota del direttore scientifico Marcello Ravveduto. L’inaugurazione della rinnovata Casa/Museo “Joe Petrosino”, sarà l’occasione per presentare in anteprima nazionale la “Galleria virtuale su mafie e antimafia” – parte integrante della Casa/Museo, nata grazie ad un accordo tra il comune di Padula e ...

La leggerezza di Mauro

Ieri, nel seminario "Antimafie. L'immagine criminale fra Tv e cinema" (Università di Cassino), è stato proiettato "La Rivoluzione in onda" di Alberto Castiglione. Un documentario che ricorda - soprattutto, ma non solo - l'attività giornalistica di Mauro Rostagno in Sicilia. Ma al di là dei contenuti, ciò che rimane del film è il senso di leggerezza di Rostagno che il regista ha meravigliosamente ricostruito andando a mettere le mani nella sua produzione televisiva. Quella leggerezza che Italo Calvino ci ha soavemente descritto nelle sue "Lezioni Americane". E penso (mi piace immaginare) che ciò che la mafia non ha mai perdonato a Rostagno e a Peppino Impastato, sia stato proprio sfidarla con la levità di chi "sa planare sulle cose dall'alto", senza avere "macigni sul cuore".

L'intervista sul quotidiano La Città di Salerno

Cosa Nostra fra cinema e TV nel libro di Andrea Meccia. L'intervista di Davide Speranza è stata pubblicata il 21 aprile 2015 sul quotidiano La Città di Salerno. Mafia, storia, cinema, televisione, mass media. Una miscela esplosiva raccontata nel libro di Andrea Meccia (...)  Mediamafia - Cosa Nostra fra cinema e TV . (...) Uno strumento unico nel suo genere in cui si delinea la storia della mafia e della sua rappresentazione cinematografica e televisiva dagli anni '70 ai giorni nostri. Il fenomeno transmediale che si incrocia con il dato reale, in una ricostruzione antropologica e sociologica, lungo il confine liminale che sta tra fiction e cronaca. Il testo si muove fra le pieghe di film e sceneggiati. Meccia, il suo diventa un libro necessario nel nostro contemporaneo mediatico. Come nasce l'idea? Da due antologie collettive entrambe curate da Marcello Ravveduto, Strozzateci Tutti e '92. L'anno che cambiò l'Italia . All'interno mi occupavo...

Mediamafia. Un libro per riflettere e interpretare

La recensione di Marcello Ravveduto, pubblicata sulla rivista Narcomafie (Numero 1, 2015) Dal 1992 ad oggi sono stati scritti 531 libri che contengono nel titolo la parola "mafia". In gran parte (412) gli autori appartengono a circuiti extra accademici (giornalisti, magistrati e politici). Ma anche i testi riferibili a docenti universitari (119) sono stati spesso scritti con uno stile accessibile ai non addetti ai lavori, anche se basati su fonti scientifiche. La narrazione, quindi, è tesa quindi alla costruzione di una public history  (ovvero una divulgazione professionale di accadimenti e processi legati al contesto mafioso) in cui la criminalità organizzata è un elemento centrale all'interno delle vicende politiche, economiche e sociali che hanno caratterizzato la storia italiana e in particolare quella repubblicana. Una narrazione che ha sedimentato topos letterari, stratificato luoghi comuni e creato miti condizionati dagli automatismi replicanti e incontrolla...