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Visualizzazione dei post con l'etichetta Lionel Messi

Lionel Messi, the last dance

A ventiquattr’ore dalla chiusura di questo politicamente discusso e discutibile mondiale qatarino, da mettere in archivio per i posteri per quanto visto sul campo, vi è senza dubbio il tentativo di “maradonizzazione” di Lionel Messi. Sottolineava questo processo di mutazione della  Pulga  nata trentacinque anni fa nella città di Rosario anche Emanuela Audisio sulle colonne de  La Repubblica  l’11 dicembre. Lo faceva commentando, a freddo, la vittoria dell’Argentina ai calci di rigore contro l’Olanda nei quarti di finale. Un Messi così con la sua Argentina – tra coppe americhe e mondiali – non si era infatti mai visto. Non tanto dal punto di vista tecnico-tattico, quanto dal punto di vista caratteriale. Il mondiale del Qatar ci ha regalato una  Pulga  a tutto campo padrona indiscussa della  pelota  e un calciatore capace di “maradoneare”, di invitare alla lotta e sfidare l’avversario, caricandosi sulle spalle il peso di una squadra e di u...

Eroi nel pallone, la sfida impossibile (Intervista con Pablo Alabarces)

Pubblicata su Il Manifesto del 14 Luglio 2016. Qui la versione completa. La parabola di due miti, Maradona e Messi, in un’intervista con il sociologo Pablo Alabarces dopo la disfatta dell’Argentina contro il Cile in Coppa America. «La Pulce non è carismatico, limita la sua prestazione al copione che lo spettacolo globale vuole, sceneggiatura prevedibile» Professor Alabarces, in questi giorni – dopo la disfatta dell’Argentina contro il Cile nella finale di Coppa America, la seconda consecutiva contro La Roja dopo l’edizione del 2015, la terza finale persa negli ultimi tre anni – i media argentini hanno preferito concentrarsi sull’addio di Lionel Messi alla selección . Come spiega questo atteggiamento dell’opinione pubblica? A voler essere spiccioli, potremmo spiegarlo ricordando la mediocrità del giornalismo di oggi. Ma ovviamente, non è questo l’unico motivo. Un esempio? Discutere di un addio è meglio che ragionare su una sconfitta… Oppure, le conseguenze di questa rinu...

Caro Leo, que no te vayas!

Caro Leo, da oggi, noi che amiamo Diego dall'eternità, rivolgeremo il nostro sguardo a te con un pizzico di affetto in più. Continueremo a guardarti come uno dei più grandi di un secolo, il ventunesimo, che facciamo fatica a interpretare. Lo faremo con la tranquillità di chi ha la coscienza a posto, di chi (neanche fosse una lotta di liberazione e di resistenza) ha saputo sempre da che parte stare, di chi non ha avuto tentennamenti di fronte ai tuoi numeri da spavento, alla tua bacheca zeppa di trofei. E ti vorremo più bene di quanto non te ne abbiamo voluto fino ad oggi.  E sai perché? Perché il nostro D10S non potrà più essere nominato invano.  Sarai una appendice della sua biografia.  Sarai quello che ha provato a superarlo, ma che non lo ha neanche raggiunto.  Noi lo sapevamo che era così, che non avevi la forza per caricarti sulle tue spalle qualcosa che andasse al di là del rettangolo di gioco e ti abbiamo sempre osservato con un pizzic...