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Il fascino discreto della mafia immaginaria

Nell’anno del centenario della nascita di Alberto Sordi, quel gran fusto dell’Albertone ce lo ritroviamo armato di pistola, coppola, baffo sicilian style e sguardo verso il bersaglio, sulla copertina de La mafia immaginaria , l’ultimo libro del critico cinematografico Emiliano Morreale (Donzelli editore, pp. 344). L’immagine è tratta da Mafioso di Alberto Lattuada, un film del 1962, e forse non c’è fotogramma migliore che possa essere scelto per sintetizzare settant’anni di Cosa Nostra nel cinema italiano. Non tanto per il valore e l’ importanza dell’opera in sé, quanto per la capacità del volto di Sordi di evocare e rimarcare il ruolo del cinema come grande cronista dell’Italia del Novecento. Una pellicola, quella di Lattuada, che ci riporta al contesto politico-culturale dei primi anni ’60, segnati dal boom economico, dalle migrazioni interne e il rapporto con gli States , dai governi di centrosinistra, dalla strage di Ciaculli (sette militari uccisi in una borgata palermitana),...