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Visualizzazione dei post con l'etichetta Mi corazón

Estela e Diego

L'articolo è stato pubblicato su http://www.agoravox.it/Estela-e-Diego-due-sogni-da.html Nel giugno del 1978 Estela era una insegnante bella ed elegante, sposata con Guido Carlotto, un industriale chimico di origine italiana. Sua figlia Laura aveva 23 anni, studiava Storia all’Università de La Plata, militava nella “Gioventù Universitaria Peronista” e in quei giorni avrebbe dovuto mettere al mondo un bambino. Ma dal novembre del 1977, di Laura non si avevano più notizie. Era scomparsa nel nulla come altre migliaia di militanti politici. In Argentina c’era una dittatura, celata sotto il nome di “Processo di riorganizzazione nazionale”. Il 24 marzo del 1976 il generale dell'esercito argentino Jorge Rafaél Videla, l'ammiraglio della marina Emilio Eduardo Massera (iscritto alla Loggia P2) e il brigadiere dell'aeronautica Orlando Ramón Agosti avevano assunto il potere con un colpo di Stato. Nel giugno del 1978, in Argentina sarebbero arrivate centinaia di giornalisti da tutt...

Una piacevole agonia

Buenos Aires, Avenida Corrientes Agosto 2009 El humo del cigarillo hizo amarga mi boca y ácida mi saliva. Pareció nublar mi mirada, pero quería que nunca terminara... A.L'.M. Si dice che partire sia sempre un po’ morire. L’ultima notte che ho passato a Buenos Aires, la morte me la sono sentita dentro. Si dice anche che nell’agonia tutto il film della vita ti passi nella mente e davanti agli occhi. Nella lenta agonia della mia permanenza in Argentina, il film dei tre mesi vissuti nella città porteña si materializzò più volte. L’ultima sera andammo a mangiare in Avenida Corrientes, nel ristorante Los Inmortales . Alessandra era indecisa nel come salutare la città. Le opzioni erano tre: porzione di pizza che traboccasse mozzarella da Guerrin , pizzeria genovese aperta nel 1932; un bel bife de lomo o un piatto di gnocchi con il sugo alla bolognese. La scelta era ardua, perché i sapori porteñi ci avevano conquistato. Ci siamo fatti due conti e abbiamo optato per gli gnocchi. A me la p...

«E a Palermo che birra bevete?»

Palermo, ore 22 circa È sera, ma fa caldo come se fosse mezzogiorno. Siamo ad agosto. Alessandra è andata a dormire. È stanca. Oggi è stato un lungo giorno. Parecchie ore prima Dormiamo in un ostello nel cuore di Ballarò. Dalla stanza da letto si vede la cupola della chiesa del Carmine. Dalle macchine e dalle finestre la colonna sonora che attraversa la città è la musica napoletana neomelodica. Sui muri scorticati e degradati decine e decine di manifesti annunciano i concerti di Gianni Celeste, Mauro Nardi, del piccolo Patrizio, di Gianni Antonio, Gianni Nani, Marco Bologna, Gianni Vezzosi, Tony Colombo e altri ancora. Nino D’Angelo è stato qui a cantare a luglio per la festa di Santa Rosalia. La ragazza della reception ci dice che Nino è un mito a Palermo. Prendiamo la macchina. Oggi dobbiamo andare a Corleone e Portella della Ginestra. Sentivo la necessità vitale di vedere il paese di Liggio, Riina e Bagarella. Dovevo andare a vedere il luogo in cui erano stati uccisi qu...

Cromañón, una tragedia argentina

Foto di Andrea Meccia Siamo a Buenos Aires, a pochi passi dalla stazione di Once. La piazza antistante la discoteca República Cromañón si chiama Plaza Miserere. Misericordia ci vorrebbe per i disperati che la affollano tutti i giorni e per i 194 ragazzi che la notte del 30 dicembre del 2004 vi morirono asfissiati, quando scoppiò un incendio durante il concerto del gruppo Los Callejeros . Madri, fratelli, amici, cugini, fidanzati, padri, sorelle vanno lì a a baciare una foto, a portare un fiore, a fare un saluto, a far tornare alla mente un dolce ricordo. Silenziosamente. Tutti con la stessa faccia segnata dalle lacrime e dal dolore.

El gordo non si alza ma chiede scusa...

Finale di partita Gabriela camminava abbracciata ai fiori che portava per suo fratello Javier, nel cimitero della Chacarita, a Buenos Aires, quando per caso scoprí la tomba di Osvaldo Soriano. - Fiori non ne vuole, - le disse il becchino. - Lui é uno di sinistra. - Ma a noi di sinistra piacciono i fiori, - rispose Gabriela. Il becchino scosse il capo: - Qui vengono un sacco di tipi strani. Se lei potesse vedere... Se le raccontassi... E le racconto'. Mentre spazzava il terreno con la ramazza, il becchino racconto' che la' accorrevano dei tipi strani, che si mettevano a girare attorno alla tomba di Soriano, e chiacchieravano. Non stavano mai zitti. E - non c'e' proprio piú rispetto -ridevano! -Le sembra possibile? Ridono. Capisce? Ridono! Si piegano in due dalle risate, - proseguí il becchino, ma quella non era ancora la cosa peggiore. - Se lei sapesse... Se le raccontassi... - E a voce bassa: - Gli lasciano anche delle lettere! Gli seppellisono dei bigliettini! Le p...

El Zorzal Criollo...

Nel cimitero della Chacarita, dove si trovano le sue ossa bruciate, Carlos Gardel sorride, in piedi, con un braccio piegato e rivolto in avanti, come se stesse cantando o come se porgesse la mano. L'usanza impone che chi gli passa davanti deve lasciargli tra le dita una sigaretta accesa. E un fiore. Carlos Gardel: un amore argentino, tratto da Ribelli, sognatori e fuggitivi , Osvaldo Soriano, Einaudi Foto di Andrea Meccia Buenos Aires, Cimitero della Chacarita, Giugno 2009 Dedicata a Mi corazón

Gioventu' porteña...

Foto di Andrea Meccia Buenos Aires, Quartiere San Telmo, Giugno 2009 Foto di Andrea Meccia (dedicata a Mi corazón)

«¡El que no salta, no va al Mundial!»

«Fue un partido de mierda, pero teníamos que ganar y ganamos. Esto es importante». All'uscita dallo stadio Monumental di Buenos Aires, questo era l'umore che si respirava nella tifoseria argentina dopo lo striminsito successo della seleccion albiceleste contro la Colombia per le qualificazioni ai mondiali del 2010 (sabato 6 giugno 2009). Una partita brutta e noiosa soprattutto nel primo tempo. La squadra di Maradona doveva vincere per riscattare la sconfitta per 6-1 contro la Bolivia di qualche mese fa e questo ha fatto davanti a un pubblico paziente e innamorato. Il gioco non si e' visto. Speriamo sia per un'altra volta. Vedere fior fior di campioni non mostrare le loro potenzialita' fa male al calcio. Nel pre-partita i tifosi colombiani gridano malignamente: «¡Bolivia! ¡Bolivia! ¡Bolivia!», la hinchada di casa risponde con una bordata di fischi e intona il classico: «Vamos, vamos, Argentina. Vamos, vamos a ganar...» e un poco politically correct e molto machista...

Ombra porteña...

Su Buenos Aires splende spesso un sole alto e accecante... Foto di Andrea Meccia (dedicata a Mi corazón )

Gioventù porteña...

Buenos Aires, Quartiere La Boca, Maggio 2009 Foto di Andrea Meccia (dedicata a Mi corazón )