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Visualizzazione dei post con l'etichetta Aldo Moro

Il corpo di Stato

Qualche anno fa l’attore Marco Baliani portava in scena l’intenso monologo Corpo di Stato . Era un titolo che giocava con una somiglianza verbale con ciò che l’Italia repubblicana aveva rischiato più volte di subire nella sua giovane storia, ovvero un “colpo di Stato”. L’aveva sfiorato più volte e lo aveva sempre evitato. La democrazia insanguinata e boccheggiante aveva resistito lasciando lungo il suo percorso numerosi corpi senza vita. “Corpi di Stato” appunto, che dopo essere stati pensiero e azione in carne e ossa, si erano trasformati in simboli del loro rapporto (anche inconsapevole) con il Potere. Il “corpo di Stato” che Baliani ci raccontava era la sagoma in apparenza sonnecchiante di Aldo Moro nella Renault 4. In vita, quel corpo si era mostrato mite e rassicurante all’opinione pubblica, ma nella democrazia italiana non c’era stato più spazio per la sua azione politica audace e non sopportabile.  Sappiamo che in Italia i “corpi di Stato” sono tanti, tantissimi. Impo...

9 maggio 1978. Aldo Moro e Giuseppe (Peppino) Impastato. Due tragedie nazionali

Ci sono volti, nomi, luoghi, circostanze, episodi, coincidenze, pensieri che ti entrano dentro e diventano tutt'uno con il tuo respiro fisico e mentale. La storia di Aldo Moro e Peppino Impastato e' per me un caso paradigmatico. Il corpo di Moro fu ritrovato intorno alle ore 13,30 di quel 9 maggio e fu subito tragedia nazionale. Poche ore prima a Cinisi, un paesino ad alta densità mafiosa, veniva ritrovato il corpo del giovane "terrorista suicida" Peppino Impastato. La sua morte sarebbe rimasta per anni solo una tragedia familiare. Voglio ricordare chi erano queste due vittime del Potere, ma non me la sento di metterli dentro uno stesso articolo. L’approccio con cui ho cercato di capire cosa sia successo quel 9 maggio a Roma e Cinisi è troppo diverso e non assimilabile. Il coinvolgimento emotivo è differente. Aldo Moro avrebbe potuto essere uno zio o un nonno simpatico, dalla parlata affabulante, reazionario fino al punto giusto ma comprensivo delle mie istanze di rib...

9 maggio 1978. Via Caetani, Roma

Era il 9 maggio del 1978 e giornali e televisioni di tutto il mondo avevano i loro obiettivi e le loro telecamere in Via Michelangelo Caetani a Roma, in pieno centro storico. Il bagagliaio di una Renault 4 (macchina simbolo dei giovani dei movimenti) custodiva il corpo crivellato di Aldo Moro, il presidente della Democrazia Cristiana. Per 55 giorni Moro era stato tenuto nella "prigione del popolo" delle Brigate Rosse, processato dai suoi capi e condannato a morte. Era stato rapito il 16 marzo, il giorno in cui Andreotti sarebbe diventato presidente del consiglio con i voti anche del Pci (la prima volta nella storia repubblicana). Moro e Berlinguer (segretario del Pci) erano stati i grandi artefici di quel disegno politico che aveva portato ad un definitivo coinvolgimento del Pci nell'area di governo. Un'azione politica delicatissima nel contesto geo-politico della Guerra Fredda. Le Brigate Rosse avevano portato l'attacco al "cuore dello stato", avevano a...