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Visualizzazione dei post con l'etichetta cinema

“La battaglia elettorale”, la recensione al volume “Schermi nemici”

Affermare che un libro di storia sia sempre un’opera di storia contemporanea non basta a spiegare l’attualità di un volume che sa guardare, con un approccio interdisciplinare, ad una particolare forma di produzione audiovisiva, il fu (?) cinema di propaganda. Parola fulcro, quest’ultima, che ci serve a capire il lavoro di Mariangela Palmieri, docente di Storia del cinema all’Università di Salerno le cui ricerche vertono sugli audiovisivi come fonte storica. Ma di che oggetto stiamo parlando, dunque, e quale la contemporaneità della sua analisi? Sotto la nostra lente vi sono le pagine di Schermi nemici. I film di propaganda della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista Italiano (1948-1964) uscito per Mimesis Edizioni con la prefazione di Pierre Sorlin (Collana «Passato prossimo», pp. 182, 17 Euro). Un’opera che guarda ad un’epoca cronologicamente lontana ma storicamente ancora densa di significati per il nostro presente. Almeno per due motivi. Il primo perché viviamo nella cosidde...

Larraín, il corpo e la storia. Recensione al volume di Emanuele Rauco

Il corpo e la storia. Queste le parole chiave con cui si sviluppa l’analisi della cinematografia di Pablo Larraín, autore cileno in concorso a Venezia 2023 con  El Conde , commedia dark/horror e probabile metafora del Cile contemporaneo con il dittatore Pinochet nei panni di un vampiro. A sezionare la complessa e ricca filmografia di questo regista nato a Santiago nel 1976, tre anni dopo il golpe ai danni del Cile democratico targato Salvador Allende Gossens, è Emanuele Rauco, critico cinematografico, membro della Commissione di selezione del Festival di Venezia e da poche settimane direttore artistico della rassegna in riva al Lago Trasimeno «Castiglione del Cinema». La prefazione del suo volume ( Pablo Larraín. Il corpo e la storia , pp. 150, 16 euro, Bietti) è affidata invece alla firma di Alberto Barbera. Nelle prime pagine, il direttore artistico della Mostra di Venezia sottolinea come il lavoro compiuto vada ad indagare, attraverso un suo esponente di respiro mondiale, una ci...

Paolo Taviani: “Quella volta che la mafia proibì le bandiere rosse”

“Scoprimmo la storia di Salvatore Carnevale nel 1958, quando con mio fratello Vittorio girammo un documentario scritto da Ignazio Buttitta. Si intitolava Sicilia all'addritta ”. Così Paolo Taviani - 90 anni compiuti lo scorso novembre e in concorso all'ultima Berlinale con Leonora addio , primo film girato dopo la morte di suo fratello Vittorio e vincitore del premio Fipresci della critica internazionale - inizia il racconto di “Un uomo da bruciare”, il primo lungometraggio della coppia, scritto e diretto insieme a Valentino Orsini e uscito nelle sale italiane nel giugno del 1962. Sessant'anni fa. “Fu un viaggio che rivelò ai nostri occhi luoghi e storie che non conoscevamo. Tra gli incontri che facemmo ci fu quello con Francesca Serio, la madre di questo sindacalista ucciso nel 1955 dalla mafia. Una donna forte, capace di denunciare gli assassini di suo figlio a cui Carlo Levi aveva dedicato pagine memorabili”. Cosa ricorda di questa donna al cui caso si interessò, nelle v...

Romanzo popolare, un podcast prodotto dall'associazione daSud

Romanzo Popolare è un podcast realizzato con la regia di Stefano Campetta, prodotto dall'associazione daSud e da ÁP - Accademia Popolare dell'antimafia e dei diritti . Uno spazio sonoro in cui raccontare e provare a guardare, attraverso le lenti dell'immaginazione, storie, piccole e grandi, che hanno segnato la nostra epoca contemporanea. Sono disponibili le prime sei puntate: - 1962. L'anno del mafia-movie - 1972. Il battesimo de "Il Padrino" - 1982. Palermo, Italia - 1992. Tangentopoli e il crollo della Prima Repubblica - 1992. La strage di Capaci - 1992. La strage di Via D'Amelio Buon ascolto su Spotify  e/o Spreaker !

Mafie transmediali. Forme e generi del nuovo racconto criminale

Dal primo febbraio è disponibile Mafie transmediali. Forme e generi del nuovo racconto criminale , un volume curato da Manuela Bertone e Céline Masoni edito da Rubbettino Editore. C'è anche il mio contributo dal titolo 'Ndrangheta, la grande sconosciuta . Grazie alle curatrici e al professor Antonio Nicaso per i preziosi suggerimenti. Per saperne di più -->  https://www.store.rubbettinoeditore.it/catalogo/mafie-transmediali /

“Il ladro di bambini” di Amelio è il capolavoro che ci spiega il 1992, anno cruciale per l'Italia

Milano: la città che lo spot dell’Amaro Ramazzotti nel 1985 disegnava come “generosa, positiva, ottimista, efficiente”, come “una Milano da vivere, da sognare, […] da bere”. Una videocamera ci accompagna in una casa sporca e trascurata, incasellata in un grigio caseggiato popolare. Lì vive una famiglia di origine siciliana, composta da una mamma e due bambini. Rosetta (interpretata da Valentina Scalici) ha undici anni e una passione per le canzoni di Nino D’Angelo; suo fratello Luciano (Giuseppe Ieracitano) di anni ne ha nove e il suo cuore batte per l’Inter. Di loro padre non si sa nulla. Per ovviare alla miseria che li tormenta, Rosetta è costretta da sua madre a prostituirsi. Prima del rapporto, invoca sommessamente l’angelo custode. Mentre un cliente si accomoda nella sua camera, vediamo Luciano, malinconico e silenzioso, allontanarsi stringendo fra le mani una carta da mille lire. A rompere il perverso equilibrio familiare, l’intervento di una pattuglia. Da quel momento per Lucian...

Il deserto del carcere

«Io e te, in comune, non abbiamo niente». Così parla l’ispettore Gaetano Gargiulo (Toni Servillo) guardando negli occhi il detenuto Carmine Lagioia (Silvio Orlando). Parole che servono a rimarcare una distanza fisica e morale tra chi è un dipendente dello Stato e chi no, proprio quando i sentimenti di entrambi iniziano ad assomigliarsi. È questo uno dei momenti più acuti e profondi di Ariaferma , l’ultimo film di Leonardo Di Costanzo. Ambientata in un immaginario carcere italiano e realmente girata nell’ex carcere dalla forma panottica di San Sebastiano di Sassari, l’opera è stata presentata nella sezione “Fuori Concorso” del 78º Festival di Venezia (1-11 settembre 2021). L’opinione pubblica ha così potuto misurarsi con le potenti immagini del regista campano ( L’intervallo , L’intrusa ) in un periodo inquieto della storia giudiziaria e istituzionale del nostro paese. Da una parte le agitazioni interne al mondo della magistratura, dall’altra l’emergere delle notizie sulle violenze comm...

Seminario "L'immagine della mafia al cinema e nella TV"

Lo scorso 25 marzo fa ho tenuto un seminario rivolto a insegnanti organizzato dagli amici del NO Mafia Memorial e del Centro Impastato di Palermo. Tema della formazione, la rappresentazione della mafia nel cinema e nella televisione. Qui è disponibile la registrazione completa dell'incontro. Buona visione!

Re-visioni della trilogia de Il Padrino: anatomia di un mito nell'epoca delle serie Tv

Libro, film, visual novel, videogioco, allegoria politica. Il Padrino è questo e molto altro. Ma soprattutto, cosa vuol dire anatomizzarne la trilogia di Coppola nell'epoca delle serie Tv? Ne ho scritto per la rivista francese Cahiers de narratologie nel fascicolo Rhétorique et représentations de la culture mafieuse. Images, rituels, mythes et symboles . Grazie al professor Antonio Nicaso per avermi guidato e a Manuela Bertone per la traduzione https://journals.openedition.org/narratologie/9776

Seminario "La rappresentazione mediatica delle mafie"

Tra qualche ora si va in Calabria, a Polistena per il campo di E!State Liberi . Saremo con i compagni di Cinemovel Foundation , persone che credono nel cinema come strumento di democrazia. A me toccherà un seminario sulla rappresentazione mediatica dei fenomeni criminali rivolto ai ragazzi che spendono un pezzo della loro estate lavorando e formandosi come cittadini responsabili.

Anime nere. Viaggio nel cuore di tenebra della 'ndrangheta

L'articolo è apparso sulla rivista Questione Giustizia . Per raccontare Anime nere di Francesco Munzi - tratto dall'omonimo romanzo di Gioacchino Criaco (Rubbettino Editore), presentato all'ultimo Festival di Venezia e da qualche settimana nelle sale italiane - partiamo da questa immagine. Provate a creare nel vostro salotto una videoteca di film dedicati alla mafia, alle camorre e alla 'ndrangheta. Vi accorgereste subito che Cosa Nostra e camorra la farebbero da padrone, relegando le opere audiovisive dedicate al sodalizio mafioso calabrese in un modesto cantuccio. Nella storia del nostro cinema è andata così. La mafia ha dominato, grazie anche alle opere romanzesche (Sciascia su tutti) divenute poi film. La camorra si è ritagliata progressivamente un po' di considerazione da parte di registi e sceneggiatori fino all'esplosione di Gomorra (2008). Per la 'ndrangheta calabrese è andata diversamente: al cinema italiano non è mai piaciuta più di ta...

Parole per orientarci/5

Un'immagine tratta da Lamerica (Gianni Amelio, 1994) Se "Paisà" fu l’esplosione delle nostre contraddizioni ed espresse la speranza di un futuro di giustizia e solidarietà, "Lamerica" dopo la guerra miserabile  tra ricchi e riccastri in questi anni avvenuta – ma tutt’ora in atto - alla fine di una Repubblica che doveva morire e all’inizio di un’altra subito marcia, apre davvero sull’incertezza di un nuovo secolo, posto sotto il segno del nostro egoismo e del nostro rifiuto di ascoltare gli altri e, soprattutto, di ascoltare il nostro stesso passato, di riflettere sulla nostra anima perduta.  Goffredo Fofi

I bambini ci guardano e qualcuno li colpisce

Che la terra ti sia lieve, Melissa… Il piccolo Luciano De Ambrosis in I bambini ci guardano I bambini ci guardano e oggi qualcuno ha deciso di colpirli. Quando c’è una guerra o un momento di crisi economica, una società vive sull’orlo del dolore e della disperazione, è quello il momento in cui la vita dei bambini, dei ragazzi diventa il termometro di ciò che stiamo attraversando. Sono i nostri sismografi. E il loro sguardo spaventa, inquieta. “I bambini ci guardano”, dicevamo. Così si intitolava un bellissimo film di Vittorio De Sica. Fu prodotto nel 1943. In Italia c’erano ancora il fascismo e i bombardamenti, ma non venne fatto nessun accenno alla guerra. La triste storia del piccolo Pricò ci aiuta ancora oggi a capire come i sogni borghesi e perbenisti dell’Italia fascista stessero per crollare. Da affrontare ci sarebbe stata la dura realtà degli ultimi anni di guerra e del primo drammatico periodo repubblicano. Passiamo ai capolavori del neorealismo. I protagonisti dei mo...