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Visualizzazione dei post con l'etichetta Mafia

Roberta Torre, la lunga storia del gangster musical

«Ho visto Emilia Pérez e mi è piaciuto molto perché non è un musical classico. È un film con dei codici unici. Da un punto di vista tecnico, questa idea del recitare cantando l’ho trovata notevole. Il film ha questa dinamica in cui la recitazione diventa cantata con una forma particolare. Perché non è una melodia ma una sorta di dialogo musicale». A descriverci così il film francese di ambientazione messicana di Jacques Audiard (13 nominations agli Oscar 2025) è Roberta Torre, la cineasta che di gangster-musical ne sa qualcosa. Basti pensare al suo irriverente esordio cinematografico. Un musical in cui la violenza mafiosa fu lavorata a ritmo di rock and roll, rap, sonorità neomelodiche, sceneggiata e disco music. Si intitolava Tano da morire , premio «Settimana internazionale della critica» e Leone del futuro al Festival di Venezia del 1997. Cosa l’ha colpita di più della narco-opera di Audiard? Il balletto dei fucili e dei mitra che vengono presi, buttati e ripresi. È una coreografia...

Masterclass Mediamafia, incontro con lo sceneggiatore Ezio Abbate

Ezio Abbate è tra i creatori di diverse serie Tv tra cui spiccano, nella rappresentazione della storia della criminalità organizzata, Le mani dentro la città (Mediaset, 2014), tra le prime opere a raccontare la presenza della ‘ndrangheta in Lombardia, le quattro stagioni di Suburra (Netflix), capaci di ridisegnare l’immaginario della criminalità organizzata nella città di Roma in un’epoca segnata dall’inchiesta “Mondo di mezzo” e L'Ora - Inchiostro contro piombo , le vicende ambientate negli anni ’50 dello storico quotidiano siciliano che condusse importanti inchieste su Cosa Nostra. Nel 2022, Abbate ha poi firmato Centoventisei (Mondadori), il suo primo romanzo scritto insieme a Claudio Fava, che ricostruisce le ore precedenti all’attentato contro il giudice Borsellino del 19 luglio 1992. Il romanzo è stato anche oggetto di una traduzione teatrale. Abbate ha inoltre scritto il cortometraggio sul dramma della migrazione nel Mediterraneo Frontiera , regia di Alessandro Di Gregori...

Masterclass Mediamafia, incontro con l'attrice Daniela Marra

Daniela Marra ha recitato in diverse opere audiovisive che hanno raccontato la criminalità organizzata e il terrorismo nel nostro Paese. Marra ha da poco concluso le riprese di Iddu , regia di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, opera liberamente ispirata alla figura del boss Matteo Messina Denaro. Marra ha inoltre recitato in Esterno notte del maestro Marco Bellocchio, dove ha interpretato il ruolo della brigatista Adriana Faranda. Nella sua carriera, ricordiamo poi il ruolo di Maria Marruso ne Le mani dentro la città (serie Tv Mediaset, 2014), personaggio ispirato alla figura di Lea Garofalo, quello di Assunta, vedovo di un soldato di ‘ndrangheta nel film La terra dei santi di Ferdinando Muraca (2015), le partecipazioni a Squadra antimafia (serie TV Mediaset) e Il cacciatore (serie Tv Rai) tratto dal volume Cacciatore di mafiosi del magistrato Alfonso Sabella. Daniela Marra ha recitato nella serie Tv L'Ora - Inchiostro contro piombo , in cui ha interpretato il ruolo della g...

L'anno dell'odio e dei depistaggi, in odore di mafia

«Non eravamo più niente. Sin da quando dovemmo ammazzarlo tutti e tre signor giudice, benché solo uno di loro fosse il bersaglio dell’odio che ci trasmisero nello stesso istante in cui ci comandarono la strage». «Mi chiamo Gaspare, ho trentadue anni ma tutti mi chiamano Gasparo perché a Palermo i nomi devono finire con la o. Gaspare pare il nome di una pulla. Quindi io sono Gasparo». Due discorsi diretti e tesi. Due voci di killer di mafia che non indugiano. Queste le prime parole che accompagnano la lettura di Malacarne dello scrittore e giornalista Giosuè Calaciura (suo esordio pubblicato nel 1997 con Baldini&Castoldi, risorto questa primavera con Sellerio, pp. 216) e Centoventisei firmato dallo sceneggiatore Ezio Abbate (per lui debutto letterario) e dal multiforme Claudio Fava, oggi presidente della Commissione antimafia siciliana (Mondadori, pp. 132).  Due mafia-novel sugli scaffali delle librerie italiane in questa estate che non sa fare i conti con il trentennale delle...

Paolo Taviani: “Quella volta che la mafia proibì le bandiere rosse”

“Scoprimmo la storia di Salvatore Carnevale nel 1958, quando con mio fratello Vittorio girammo un documentario scritto da Ignazio Buttitta. Si intitolava Sicilia all'addritta ”. Così Paolo Taviani - 90 anni compiuti lo scorso novembre e in concorso all'ultima Berlinale con Leonora addio , primo film girato dopo la morte di suo fratello Vittorio e vincitore del premio Fipresci della critica internazionale - inizia il racconto di “Un uomo da bruciare”, il primo lungometraggio della coppia, scritto e diretto insieme a Valentino Orsini e uscito nelle sale italiane nel giugno del 1962. Sessant'anni fa. “Fu un viaggio che rivelò ai nostri occhi luoghi e storie che non conoscevamo. Tra gli incontri che facemmo ci fu quello con Francesca Serio, la madre di questo sindacalista ucciso nel 1955 dalla mafia. Una donna forte, capace di denunciare gli assassini di suo figlio a cui Carlo Levi aveva dedicato pagine memorabili”. Cosa ricorda di questa donna al cui caso si interessò, nelle v...

La storia di Pio La Torre ci ricorda che il vero impegno politico per la pace è una responsabilità

Palermo, 2 maggio 1982. La fotografa Letizia Battaglia sta seguendo un corteo funebre lungo le strade della città. Una folla sterminata si dirige verso Piazza Politeama. Movimento pacifista e movimento antimafia si fondono in un unico corpo in dolorosa marcia. A un tratto l’obiettivo scorge la sagoma di un’anziana donna che piange e prega. Quel corpo, mani conserte e ginocchia piegate, davanti al mirino assume la forma di una scultura che racchiude, anima e corpo, i sentimenti del dolore e dello sgomento della Palermo popolare. Quel giorno, in città, ci sono il presidente della Repubblica Sandro Pertini, la presidente della Camera Nilde Iotti, il segretario del Pci Enrico Berlinguer, il futuro Capo dello Stato Sergio Mattarella. Sono ancora una volta momenti di dolore per il capoluogo siciliano che, in quelle ore, celebra i funerali del segretario del Pci siciliano e di un suo stretto collaboratore , ennesime vittime innocenti di una guerra che Cosa Nostra sta portando avanti contro la...

Romanzo popolare, un podcast prodotto dall'associazione daSud

Romanzo Popolare è un podcast realizzato con la regia di Stefano Campetta, prodotto dall'associazione daSud e da ÁP - Accademia Popolare dell'antimafia e dei diritti . Uno spazio sonoro in cui raccontare e provare a guardare, attraverso le lenti dell'immaginazione, storie, piccole e grandi, che hanno segnato la nostra epoca contemporanea. Sono disponibili le prime sei puntate: - 1962. L'anno del mafia-movie - 1972. Il battesimo de "Il Padrino" - 1982. Palermo, Italia - 1992. Tangentopoli e il crollo della Prima Repubblica - 1992. La strage di Capaci - 1992. La strage di Via D'Amelio Buon ascolto su Spotify  e/o Spreaker !

Mafie transmediali. Forme e generi del nuovo racconto criminale

Dal primo febbraio è disponibile Mafie transmediali. Forme e generi del nuovo racconto criminale , un volume curato da Manuela Bertone e Céline Masoni edito da Rubbettino Editore. C'è anche il mio contributo dal titolo 'Ndrangheta, la grande sconosciuta . Grazie alle curatrici e al professor Antonio Nicaso per i preziosi suggerimenti. Per saperne di più -->  https://www.store.rubbettinoeditore.it/catalogo/mafie-transmediali /

Nell'antimafia a volte si infiltrano antieroi: ce lo ricorda un serial televisivo

«Se mi dovete fermare, avete due opzioni: o arrestarmi o spararmi». «Se non avessi avuto la scorta, io sarei morta sicuramente». «Ogni volta che metto in moto la macchina chiudo gli occhi. Non si sa mai... si può anche saltare in aria». «Ho dedicato tutta la mia vita a combattere il fenomeno mafioso in Sicilia». Ad esprimersi così, in una sorta di legal reality in sei puntate, sono il giornalista Pino Maniaci e l’ex magistrata Silvana Saguto. Per saperne di più, bisogna andare sulla piattaforma Netflix, dove, da settembre 2021, è disponibile la serie "Vendetta: guerra nell’antimafia", produzione Nutopia-Mon Amour Films e ottima regia a più mani (Ruggero Di Maggio, Davide Gambino, Flaminia Iacoviello, Daniela Volker, Suemay Oram). I protagonisti della “ritorsione” sono proprio loro, il direttore dell’emittente siciliana Telejato e l’ex presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. A fare da interpreti secondari in questa serie categorizzata come crim...

Seminario "L'immagine della mafia al cinema e nella TV"

Lo scorso 25 marzo fa ho tenuto un seminario rivolto a insegnanti organizzato dagli amici del NO Mafia Memorial e del Centro Impastato di Palermo. Tema della formazione, la rappresentazione della mafia nel cinema e nella televisione. Qui è disponibile la registrazione completa dell'incontro. Buona visione!

Flessibilità e soldi in cassa: così le mafie italiane si preparano al new normal

L'articolo è stato pubblicato su Gli Stati Generali del 29 maggio 2020 *** “Non c’è crisi che non sia una grande opportunità per le mafie”. Così parlava lo scorso 6 aprile, in un’intervista a La Repubblica, il Procuratore nazionale antimafia e terrorismo Federico Cafiero de Raho. Le organizzazioni criminali di tipo mafioso hanno infatti storicamente dimostrato una importante abilità nell’adattarsi alle mutazioni economiche, sociali e politiche del contesto in cui operavano. TRA ARCAISMO E MODERNITÀ “In economia, le mafie hanno coniugato pubblico e privato, monopolio e concorrenza, capitalismo e mercantilismo, industria e commercio, produzione e finanza, holding e franchising”, ricorda Marcello Ravveduto, docente di Public History presso l’Università di Salerno. Grazie a questa loro capacità mafia, camorra e ‘ndrangheta hanno superato senza grossi traumi i diversi passaggi storici, “muovendosi come un pendolo in continua oscillazione tra arcaismo e modernità”. ...

Oltre la mafia. La vita e la fotografia di Letizia Battaglia

Letizia Battaglia e Franco Zecchin (Palermo, 1987) Nel suo nome la gioia, la serenità, il piacere. Nel suo cognome il conflitto, il confronto, la lotta. Letizia Battaglia, la più importante reporter che abbia mai raccontato la violenza della mafia in Italia, compie 85 anni il 5 marzo 2020. Lo fa nelle vesti di direttrice del Centro internazionale di fotografia di Palermo, la sua città, il luogo da cui è fuggita mille volte e in cui è sempre tornata. Dopo le stragi del ’92 ad esempio, quando, in preda alla disperazione per gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino, si rifugiò a Parigi. O nei primi anni ’70, quando, dopo la separazione dal marito, raggiungerà a Milano il suo collega e compagno Santi Caleca. Ma sarà il ritorno a Palermo nel 1974 e il nuovo legame con il fotografo Franco Zecchin, a segnare la sua carriera di fotoreporter. IL LAVORO PER L’ORA Letizia-e-Franco lavoravano per L’Ora (la storia di questo quotidiano diventerà presto una serie Tv prodotta da...

Seminario "La rappresentazione mediatica delle mafie"

Tra qualche ora si va in Calabria, a Polistena per il campo di E!State Liberi . Saremo con i compagni di Cinemovel Foundation , persone che credono nel cinema come strumento di democrazia. A me toccherà un seminario sulla rappresentazione mediatica dei fenomeni criminali rivolto ai ragazzi che spendono un pezzo della loro estate lavorando e formandosi come cittadini responsabili.

I “mafia movie” invadono il grande e il piccolo schermo

Ho dialogato con Davide Turrini de Il Fatto Quotidiano sull'invasione dei cosiddetti "mafia movies" tra piccolo e grande schermo (19 maggio 2016). I “mafia movie” invadono il grande e il piccolo schermo: ma sono tutti da salvare? “Il rischio è “l'effetto soap”. L’esplosione dell’attenzione per i libri di Romanzo Criminale di De Cataldo e Gomorra di Saviano ha poi aperto l’ultimo capitolo della rappresentazione delle mafie al cinema e infine in tv. Ecco arrivare nel breve volgere degli ultimi dieci anni i rispettivi film di Placido e Garrone, poi le serie tv che spopolano, almeno in Italia, ben di più de I Soprano. Solo che passati i decenni e decine di prototipi che si sono fatti matrici, il rischio odierno sembra più essere l’anestetizzazione da ripetizione. di Davide Turrini “I’m gonna make him an offer he can’t refuse”. Quando dici mafia al cinema pensi a Don Vito Corleone. Non c’è politicamente corretto che tenga. La maschera cupa, sinistra e ...

Il problema del servizio pubblico

  È giusto chiedere le dimissioni di Bruno Vespa. È giusto indignarsi per la presenza di Riina junior nel salotto di Porta a Porta. È altrettanto giusto chiedere una informazione diversa. Ma è molto più importante immaginare nuove forme di racconto, narrazioni che al di là dei contenuti sappiano anche mettere in scena se stesse, coniugando le une e trine esigenze del servizio pubblico: informare, educare, intrattenere. E ci sono spazi del servizio pubblico che queste cose le sa fare (vedi Rai Storia). Perché la guerra dei contenuti a volte è una battaglia senza senso. Basterà invitare in quello stesso spazio il figlio di una vittima di mafia, un magistrato sotto scorta, un poliziotto coraggioso, il presidente di una associazione antimafia per lavarsi la coscienza e dire che sulla Tv pubblica c'è spazio per tutti. E invece no, il problema più grande della messa in scena del giornalismo televisivo, è che siano spariti gli elementi scenografici e di costruzione dello spazio che ...