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Visualizzazione dei post con l'etichetta Napoli

Al Maradona, il ritorno degli scugnizzi

È la sera di venerdì 23 maggio 2025 quando allo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli, nella curva B – quella raccontata da Nino D’Angelo a metà degli anni ’80 tra musica e film – appare una tela disegnata. Un drappo che si offre ad una schiera infinita di obiettivi che riverberano in tutto il mondo quell’immagine creata con l’intelligenza artificiale. Ancora qualche secondo e, dopo una lenta ed inesorabile dissolvenza di occhi e telecamere che sposta l’attenzione verso il centro del campo, l’attesa può avere fine. Il Napoli di Antonio Conte, emigrante salentino di ritorno al Sud, è finalmente pronto a scendere in campo contro il Cagliari in vista dell’ultima gara della stagione, decisiva per la vittoria del campionato. In quegli stessi istanti l’Inter, campione d’Italia in carica, tenta inutilmente di difendere il titolo della seconda stella nella manzoniana Como. I tifosi azzurri hanno deciso di accogliere così la squadra, con una narrazione visiva di sapore ottocentesco che vede a...

Farsi una foto con Dios. L'intervista al fotografo Carlo Rainone

Sette anni fa Carlo Rainone (Palma Campania, 1989), fotografo-documentarista con un curriculum fatto di studi e collaborazioni internazionali, decide di scavare nel ventre della Napoli degli anni ’80, quelli, non solo, del dopo-terremoto, delle guerre di camorra e del contrabbando. Un immaginario che il cinema di questi anni sta riportando in superficie, dal Sorrentino di È stata la mano di Dio al Mixed by Erri di Sidney Sibilia senza dimenticare il Piano piano di Nicola Prosatore. L’obiettivo dell’indagine è assoluto, laborioso e faticoso ma il confronto costante con il fotografo Michel Campeau è di grande supporto. Bisogna infatti scovare la «foto con Maradona», il re della Napoli calcistica per sette tortuosi anni, il patrono pagano della moderna Partenope. Rainone inizia ad inseguire fotografie già scattate. Icone conservate in album di famiglia o piegate in portafogli, appese sui muri di negozi e laboratori, case, pizzerie e ristoranti. La consapevolezza sta tutta nelle parole ...

Napoli, Baires: Maradonologia. Una bella chiacchierata con Pablo Alabarces

«Fútbol y Patria». «Peronistas, Populistas y Plebeyos». «Historia mínima del fútbol en América Latina». Questi sono solo tre titoli di una ricca produzione saggistica fatta di cronache politico-culturali e indagini sociologiche e letterarie. Chi vuole sapere di calcio e cultura popolare sudamericana deve passare per gli scritti di Pablo Alabarces e capirà qualcosa di cantanti mitologici come Palito Ortega, rock, tifoserie, sistema mediatico, violenza da stadio. Sociologo, argentino classe 1961, Alabarces è titolare di cattedra presso la UBA, l’Università di Buenos Aires. Lo incontriamo a Roma, zona Stazione Termini. Pablo è da poco rientrato nella capitale al termine di un bel soggiorno in una Napoli ebbra di festa per lo scudetto e dopo aver visitato Viggianello, borgo della Basilicata ai piedi del Pollino. «È la quinta volta che sono in Italia. Non ero mai stato nel paese dove nel 1882 nacque Antonio Carmelo Oliveto, mio nonno materno», ci racconta mentre ci incamminiamo verso Piazza...

Il Napoli, la Juventus e i tifosi bianconeri come don Mimì di Filumena Marturano

Essere tifoso Non sono napoletano di origine e sono un tifoso del Napoli. Senza aggettivi. Una persona che non scandisce la propria vita sociale secondo i palinsesti del campionato di calcio e che vorrebbe andare più spesso allo stadio perché ama i riti collettivi. Non sono abbonato alle pay-tv. Non dico che mi basta sentire la partita alla radio, ma siamo quasi lì. E comunque durante i 90 minuti in cui la mia squadra scende in campo il sangue ribolle e essere aggiornato “minuto per minuto” è come l’acqua per i pesci. Se certe uscite del presidente o dell’allenatore non mi piacciono, lo ribadisco e lo sottolineo. Se il Napoli ha cadute di stile, sono il primo a riconoscerle. Non sono solito prendere in giro gli avversari. Conta quello che fa la mia squadra, non quello che succede agli altri. Tra tutte i club di serie A, quello che malsopporto è la Juventus. Per mille motivi. Quest’anno ancora di più, ovviamente, perché con ogni probabilità i bianconeri suoneranno la settima sinfoni...

Ragionando sulle lacrime del Pipita

  Con il Pipita non sono mai stato tenero. Non ho mai amato la sua argentinità, ontologicamente differente da quella fatta di rabbia e sudore callejera . L’ho considerato un atleta ostaggio di velenosi vizi aristocratici e imperdonabili irascibilità piccolo-borghesi. Ma le sue lacrime di domenica hanno toccato le corde della malinconia. La sua reazione esecrabile e giustamente punita, unita all’espulsione di Sarri, putroppo è diventata fin da subito la pietra angolare attorno a cui sviluppare la narrazione della perdita dello scudetto del Napoli. A favore di una squadra, la Juventus, che respira e mostra con orgoglio tutta la cattiveria che solo la razza padrona conosce, una organizzazione societaria capace di modificare i destini di giocatori altrove destinati a carriere mediocri, trasformandoli in parvenu delle alte sfere del triste calcio di casa nostra. Nei giorni in cui il settentrionalizzato allenatore della nazionale dall’animo juventino è diviso fra la firma con una sq...

Semiologia per il gol di Insigne

Di fronte alla bellezza del gol di Insigne e al suo assist per la rete di Hamsik, ci tocca scomodare Pier Paolo Pasolini e le sue parole sul «foot-ball». E per fortuna, non dovremo usare quell’aggettivo derivato dal suo cognome, tanto abusato quanto anestetizzato. Basterà mescolare il suo verbo sulla «semiologia per il goal», e le sue categorie datate 1971 di «calcio in prosa (calcio europeo)» e «calcio in poesia (calcio latino-americano)». Ragioniamo su cosa scrisse il poeta di Casarsa. Se i «fonemi» sono «le unità minime» della lingua scritto-parlata, l’unità minima della lingua del calcio è «un uomo che usa i piedi per calciare un pallone», che prenderà il nome di «podema». La combinazione dei «podemi» dà vita alle «parole calcistiche», il cui insieme «forma un discorso, regolato da vere e proprie norme sintattiche». I «podemi», secondo regolamento, sono ventidue e le «parole calcistiche» sono infinite perché le possibilità di passaggio, di circolazione della palla tra i ca...

Un altro 2-2 tra Inter e Napoli si portò via Beppe Viola

L'articolo è apparso su Il Napolista 17 ottobre 1982. Esattamente 32 anni fa. Giorno più, giorno meno. Prima parte del campionato, Inter e Napoli pareggiano 2-2. E in quei giorni sì che un punto al Meazza profuma di oro e diamanti. I numeri a volte parlano, ma quasi sempre hanno bisogno di essere interpretati. Il 2-2 di domenica sa di immaturità, nervi poco saldi, scarsa concentrazione. Quello di allora, in epoca pre-maradoniana, ha ancora il gusto del miracolo e della fierezza. Ma quella partita è passata alla storia per altri motivi e la cronaca dei 90 minuti c'entra fino a un certo punto. Anzi quei quattro gol sono il particolare molto trascurabile di una storia molto più grande. Protagonista Beppe Viola detto Pepinoeu - giornalista, 43 anni portati con la serietà dell'umorista, «nato per sentire gli angeli» ma costretto a «frequentare i bordelli», parola di Gianni Brera - che quel giorno, dopo aver chiesto all'allenatore partenopeo Giacomini se ...

Is there a future without Cavani? Eyes on Napoli's transfer market

Last Serie A's top scorer joined for PSG for €63m. The club reinvested that huge amount to sign Gonzalo Higuain, Pepe Reina, José Maria Callejon, Dries Mertens. Is Napoli even stronger? If we want to evaluate SSC Napoli's 2013 transfer market, probably we can't use our magnifying glass to focus on this last period, in which the club received €70 million and spent €87 million . We have to produce a magnified image that includes the last two off seasons . We have to put a marker on our timeline that should start on July 2, 2012 , when Paris Saint Germain signed Ezequiel Lavezzi, the Argentinean forward, on a four-year deal (about € 30 millions for Italian club). At the time, the wonderful trio Lavezzi-Cavani-Hamšík - nicknamed The Three Tenors – was dismantled at the end of an important season, which culminated in the conquer of the Italian Cup. Lavezzi was a symbol of the Neapolitan Renaissance with Marek Hamšík, Walter Gargano ( el uruguayo ) ...

Rafa the second: Benitez tries again to win in Italy

The Spaniard coach has a great chance in Napoli after the bad experience at Inter Marca , spanish Daily paper, said: "He was born to sit on the bench". In his career, he achieved significant national and international honors with Valencia , Liverpool and Chelsea . But now, Rafael "Rafa" Benítez wants to make history in Italy, in Serie A league. This will be his second italian experience, this time as manager of Napoli. He replaces Walter Mazzarri, who won the Italian Cup against Juventus (2012) and in the last season took Napoli to the second place in Serie A. In the 2013-2014 season, Mazzarri will guide Internazionale, the first italian team of Rafa. Crossed fate. The Spaniard joined Internazionale after the departure of José Mourinho, winner of the first "treble" in Italian history (season 2009–2010). It was an hard experience to replace the unforgettable "Special one". In seven months, as coach of Nerazzurri, Rafa ...

Higuain: last heir of the Argentinian dinasty

From Sivori to el Pipita. Higuain is the last heir of the Argentinian dinasty Between Napoli and Buenos Aires there is a special feeling. We know that and probably  it's no coincidence. The I talians immigrants in Argentina were called tanos , diminutive of napolitanos . By this verbal expression it was "possible" to indicate indiscriminately all southern Italians that populated the streets of Argentinean cities. While tanos carried with them the sounds and the words of Neapolitan song , on the banks of Río de la Plata, the Tango Music took origin. Goodness knows if it's a " musical matter ". For sure  the Argentinean football players have an important places in the history of SSC Napoli. BRUNO PESAOLA - Nicknamed Petisso for his small stature, he was a very speed left winger. He was born in 1925 in Buenos Aires. His parents were immigrants from Italy. In Argentine he played for River Plate and Dock Sud. In Italy for Roma, Novara and Ge...