lunedì 28 settembre 2009

Luxuria y la pavura

Foto di Guido Fuà
Articolo pubblicato il 25 settembre 2009 su SOY, supplemento del quotidiano argentino Página12
http://www.pagina12.com.ar/diario/suplementos/soy/1-1007-2009-09-25.html
Por Andrea Meccia
Roma - La primera vez rompieron los vidrios de la entrada y tiraron líquido inflamable para que el fuego se propagara más rápidamente. La segunda fue un cóctel molotov que alguien arrojó contra la puerta de la discoteca que el sábado pasado, cuando ocurrió el ataque, aún permanecía cerrada por las refacciones debidas al primer incendio. En menos de un mes, los dos ataques contra Qube, la discoteca gay más popular de Roma, marcaron el pulso en Italia de una ola de violencia homofóbica que contabilizó, además de los incendios (por los que no hay ningún detenido), el ataque a una pareja de chicos gays que se besaban a la salida de un bar en Roma, y por la que fue detenido un joven neonazi acusado de herir con un puñal a uno de ellos; la agresión que sufrió otra pareja gay en la ciudad adriática de Rimini por parte de un grupo de desconocidos, y la golpiza que recibió un joven de 26 años a la salida de una disco gay en la ciudad de Florencia, el 10 de septiembre pasado. Una sumatoria de hechos que hizo que miembros del colectivo Arcigay anunciaran que van a realizar una solicitud de asilo colectivo ante el consulado de España en Milán para denunciar “el creciente clima de homofobia que se vive en Italia”.

Sobre éste y otros temas, Soy pudo conversar con Vladimir Luxuria, la activista trans más famosa de ese país, quien fue diputada por el distrito de Lazio entre 2006 y 2008, y el año pasado vivió un salto en su popularidad luego de ganar el reality show La isla de los famosos. “Lo que pasa en Italia es que vivimos en una sociedad cada vez más violenta con los gays, las lesbianas, los transgéneros, los transexuales, fruto de una política de seguridad que dirige hacia nosotras y nosotros su dedo acusador, de la misma manera en que lo hace con los inmigrantes”, asegura Luxuria, quien durante el período en que se desempeñó como legisladora no pudo lograr que se promulgara una ley contra la violencia homofóbica y transfóbica. “Desde 1993 en Italia hay una ley contra la discriminación por motivos étnicos o religiosos conocida como Ley Mancino. Durante mi actividad política como diputada, intenté incluir en esta ley la discriminación por orientación sexual y de género, pero no tuve éxito. La oposición de entonces (que hoy gobierna el país) y los sectores católicos del centroizquierda (que entonces estaba en el poder) se opusieron con fuerza a nuestro proyecto. Y si bien hoy hay una propuesta de ley contra la homofobia de una diputada del Partito Democrata, hay que aclarar que una ley no derrotará la homofobia, que en Italia tiene raíces muy profundas, atadas al machismo y a una idea pecaminosa de la homosexualidad. Tampoco creemos que quien comete actos de violencia contra la comunidad LGBT merezca penas más duras. Sí queremos subrayar que muchas veces los crímenes de odio se repiten, crean emulación y se cumplen con el objetivo de atacar a una cierta una categoría de ciudadanos.”

De ahí que para Luxuria su país esté a la zaga en materia de defensa de los derechos de las minorías sexuales. “Numerosos estados europeos están mucho más adelantados que Italia en materia de uniones civiles, por ejemplo. No sólo Francia y Alemania, sino también países como Eslovenia o Irlanda están más avanzados que nosotros. Puedo decir, sin sombra de duda, que somos el país más atrasado de Europa en asuntos de esta índole. Y es que en Italia el poder político está estrechamente vinculado con el poder del Papa, y las cuestiones éticamente sensibles son objeto de manejos poco claros entre el poder político y sectores de la Iglesia, los que no casualmente insisten en mirar para otro lado cuando se habla de los escándalos sexuales del premier Silvio Berlusconi.”

Con todo, para Luxuria hay razones para ser optimista. “Hasta no hace mucho, las mujeres consideraban casi un hecho natural la posibilidad de vivir situaciones de violencia doméstica, y hoy un número considerable de ellas no dudan en denunciar estos abusos. Algo parecido sucede con los gays: el sentido de culpa y de marginación en el cual vivimos durante tanto tiempo nos hacía ver la posibilidad de ser víctimas de ataques o atropellos como algo normal, y eso es algo que hoy ha cambiado radicalmente.”

venerdì 25 settembre 2009

Morte a Caracas


Caracas, Favela di Petare. Foto di Lurdes R. Basolí
Nell'ambito del Festival di Internazionale a Ferrara (2-4 Ottobre), sarà proiettato il lavoro su Caracas della fotografa spagnola Lurdes Basolí (Fonte: Internazionale)
La foto è stata acquisita via internet. Spero di non ledere i diritti di nessuno, in caso contrario rimuoverò immediatamente l'oggetto.

sabato 12 settembre 2009

La storia ci può aiutare?

A oltre 15 anni dall'ingresso in politica di Silvio Berlusconi, sembra oggi possibile iniziare a storicizzare le condizioni storico-politiche che permisero e favorirono la sua discesa in campo?
Negli ultimi mesi ho vissuto in un paese straniero e gli argomenti di discussione per rompere il ghiaccio con chi si parla sono sempre gli stessi: il calcio, il cibo, Roma, Firenze, Napoli, Venezia etc. Ma oggi un italiano all'estero si trova inevitabilmente a parlare anche di Silvio Berlusconi e delle sue avventure con le donne. Con un sorriso che definisco ingenuo, le persone mi dicevano: «E di Berlusconi che si dice in Italia? La gente lo vota, eh? E con le donne, che combina con le donne?» Io rispondevo: «Da ridere c'è ben poco. Tutta questa storia mi sembra un qualcosa di pericoloso. Mentre noi parliamo delle escort, è probabile che in parlamento si votino cose importanti e che l'opinione pubblica non se ne accorga perchè distratta dalle foto scandalo di Berlusconi».
Poi aggiungevo: «Vi rendete conto? Vogliono distruggere l'uomo più potente d'Italia con una storia di prostituzione. Berlusconi è ormai il nostro politico più in vista da 15 anni, la sua leadership e il suo carisma hanno resistito a battaglie giudiziarie e politiche. Nessuno ha osato fare una legge che regolamentasse il suo conflitto di interessi. Il suo potere mediatico e politico è molto forte. Berlusconi gode di un forte consenso. Il fatto che oggi la sua immagine sembri vacillare per una storia mediatica di prostituzione è un qualcosa che non mi convince. Al momento non abbiamo elementi per cercare di capire ciò che sta succedendo, ma vedrete tra qualche tempo forse sapremo come e perchè è nata questa storia delle escort. E soprattutto, Berlusconi non starà con le mani in mano. La sua reazione arriverà e sarà dura».
E poi aggiungevo come una cantilena: «Vedete, Berlusconi è sceso in politica fra il 1993 e il 1994, cioè in un periodo di grande trasformazione politica dell'Italia. La sua presa del potere coincide con una serie di eventi incredibili che hanno rivoluzionato il quadro politico-economico che aveva caratterizzato l'Italia del secondo dopoguerra. Nel 1991 il Pci si frantuma in Pds e Rifondazione Comunista, nel febbraio del 1992 scoppia il terremoto politico-giudiziario di Mani pulite e Tangentopoli che trascina via con sè la Dc di Andreotti e il Psi di Craxi (amico e referente politico di Berlusconi, costretto all'esilio in Tunisia). I tre grandi partiti di massa della Prima Repubblica, quindi, non esistono più. Nel 1993 il vecchio partito fascista (l'Msi) si trasorma in Alleanza Nazionale con il sogno di diventare un partito di ispirazione gaullista e diventa il miglior alleato di Berlusconi. Nello stesso periodo viene fuori il partito della Lega Nord, lo stesso partito che oggi si batte anima e corpo contro gli sbarchi degli immigrati sulle nostre coste. Nel marzo del 1992 Salvo Lima, l'uomo politico siciliano più vicino a Andreotti e accusato di legami stettissimi con la mafia, viene ucciso a Palermo. A maggio la mafia uccide Falcone, a luglio Borsellino. Lo Stato inasprisce le condizioni carcerarie dei mafiosi (articolo 41 bis) e la mafia reagisce con una serie di attentati (una bomba a Firenze, una a Roma e una a Milano). Lo ripeto, nel giro di meno di due anni il quadro politico italiano viene completamente sconvolto, e Berlusconi scende in campo come a rimettere ordine. La caduta politica di Berlusconi sarebbe sinonimo di un grande riassetto del potere politico-economico in Italia, forse nulla di più».

Oggi sono tornato in Italia e vedo che Berlusconi litiga con Gianfranco Fini dopo l'articolo di Feltri sulle colonne de Il Giornale. Fini va poi a strizzare l'occhio al leader Udc Casini, contemporaneamente corteggiato anche dal democratico Rutelli. Inoltre Berlusconi "improvvisamente" (ma lui sa sempre quello che fa) rilascia una dichiarazione sulle stragi del '92 e del '93 dicendo: «So che ci sono fermenti in Procura a Palermo e a Milano. Si ricominciano a guardare fatti del '92 e del '93. Follia pura. Mi fa male che queste persone, con i soldi di tutti, facciano cose cospirando contro di noi che lavoriamo per il bene del paese». Fini vuole distinguersi dal premier e attingendo a tutto il suo stile politico, davanti al PDL esclama: «Neppure lontanamente bisogna dare il sospetto che noi non vogliamo la verità sulle stragi. Sui fatti che riguardano Borsellino e Falcone va fatta verità anche se dopo molti anni».
Il Ministro della Giustizia Alfano con senso istituzionale ha detto: «Se vi saranno elementi per riaprire i processi sulle stragi i magistrati lo faranno con zelo e coscienza e siamo convinti che nessuno abbia intenzione di inseguire disegni politici, ma solo un disegno di verità», mentre il Presidente del Senato Schifani sembra lanciare una scomunica alle procure che sulle stragi di mafia «tendono a riproporre teoremi politici». Infine il Procuratore Capo di Palermo Francesco Messineo dice: «Mi hanno onestamente sorpreso le dichiarazioni di Berlusconi su noi e sulla procura di Milano, perché noi non abbiamo indagini sulle stragi del '92 e del '93. Le indagini sulle stragi di mafia del '92 e del '93 sono di esclusiva competenza di Caltanissetta e di Firenze».

Cosa sta succendo attorno, o meglio sopra di noi? Perchè Berlusconi sorprende tutti con dichiarazioni che riguardano il periodo della sua discesa in campo? E poi lui non sapeva che le indagini non sono di competenza della procura di Palermo? Si sarà semplicemente sbagliato? Lo abbiamo frainteso per l'ennesima volta? La dichiarazione di Messineo dovrebbe chiudere il problema. Stiamo parlando di una ipotesi non praticabile. Le indagini sono a Firenze e Caltanissetta, non a Palermo. Ma Berlusconi ha parlato "urbi et orbi" e gli è scappato "Palermo"? E su questa storia delle stragi si sta consumando anche un conflitto istituzionale fra capo del governo e seconda carica dello Stato da una parte, guardiasigilli e Presidente della Camera dall'altro? Storicizzare l'ingresso di Berlusconi in politica ci aiuterebbe a capire qualcosa in più e ad avere meno paura nel futuro incerto di questo paese?

martedì 8 settembre 2009

"Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti"

Fenomenologia di Mike Bongiorno, in Diario minimo, Umberto Eco. Correva l'anno 1961...

L'uomo circuito dei mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei suoi compensi narcotici a cui ha diritto è l'evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per toglierli ogi responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose. Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il frigorifero e un televisore da 21 pollici, e cioè gli si chiede di rimanere com'è aggiungendo agli oggetti che possiede un frigorifero e un televisore; in compenso gli si propone come ideale Kirk Douglas o Superman. L'ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasticamente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di possederlo un giorno.
La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV è questa: la Tv non offre, come l'ideale in cui immedesimarsi, il
superman ma l'everyman. La TV presenta come ideale l'uomo assolutamente medio. A teatro Juliette Greco appare sul palcoscenico e subito crea un mito e fonda un culto; Joséphine Baker scatena rituali idolatrici e dà il nome a un'epoca. In TV appare a più riprese il volto magico di Juliette Greco, ma il mito non nasce neppure; l'idolo non è costei, ma l'annunciatrice, e tra le annunciatrici la più amata e famosa sarà proprio quella che rappresenta meglio i caratteri medi: bellezza modesta, sex appeal limitato, gusto casalingo, una certa casalinga inespressività. Ora, nel campo dei fenomeni quantitativi, la media rappresenta appunto un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Se, secondo la nota boutade, la statistica è quella scienza per cui se giornalmente un uomo mangia due polli e un altro nessuno, quei due uomini hanno mangiato un pollo ciascuno - per l'uomo che non ha mangiato, la meta di un pollo al giorno è qualcosa di positivo cui aspirare. Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio, si trova immediatamente a un livello minimale di evoluzione. La "medietà" aristotelica è equilibrio nell'esercizio delle proprie passioni, retto dalla virtù discernitrice della "prudenza". Mentre nutrire passioni in grado medio e aver una media prudenza significa essere un povero campione di umanità.
Il caso più vistoso di riduzione del
supermanall'everymanlo abbiamo in Italia nell figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna. Idolatrato da milioni di persone, quest'uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l'unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tal da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.
Per capire questo straordinario potere di Mike Bongiorno occorrerà procedere a una analisi dei suoi comportamenti, ad una vera e propria "Fenomenologia di Mike Bongiorno", dove, si intende, con questo nome è indicato non l'uomo, ma il personaggio.
Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all'ambiente. L'amore isterico tributatogli dalle
teen-agersva attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intravvedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.
Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all'apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all'oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.
In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l'uomo non predestinato rinunci a ogni tentativo.
Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illimitata verso l'esperto; un professore è un dotto; rappresenta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.
L'ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L'uomo mediocre si rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.
Mike Bongiorno ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore ("Pensi, ha guadagnato già centomila lire: è una bella sommetta!").
Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le impietose riflessioni che lo spettatore sarà portato a fare:"Chissà come sarà contento di tutti quei soldi, lei che è sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi così fra le mani?"
Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: "Scusi, signora guardia...") usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: "signor spazzino, signor contadino".
Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d'Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perchè si tratta di una contessa (sic).
Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È paterno e condiscendente con gli umili, deferente con le persone socialmente qualificate.
Elargendo denaro, è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosina che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l'unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza (che può occasionalmente assumere il volto della Televisione).
Mike Bongiorno parla di un
basic italian. Il suo discorso realizza il massimo della semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a rendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è rigorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neo-positivista. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all'occasione, egli potrebbe essere più facondo di lui.
Non accetta l'idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabucco e Nabucodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fermamente convinto che A è uguale ad A e che
tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di conseguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.
Mike Bongiorno è privo di senso dell'umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perchè sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintentendo che l'interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si nasconda una verità, comunque non lo considera come veicolo autorizzato d'opinione.
Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non manca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa... "Mi dica un po', si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos'è di preciso questo futurismo?"). Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l'opinione dell'altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.
Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perchè banale: "Cosa vuol rappresentare quel quadro?" "Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?" "Com'è che viene in mente di occuparsi di filosofia?"
Porta i
clichésalle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con le calze colorate e la coda di cavallo è "bruciata". Chiede alla prima se lei, che è una ragazza così per bene desidererebbe diventare come l'altra; fattogli notare che la contrapposizione è offensiva, consola la seconda ragazza mettendo in risalto la sua superiorità fisica e umiliando l'educanda. In questo vertiginoso gioco di gaffesnon tenta neppure di usare perifrasi: la perifrasi è già una agudeza, e le agudezasappartengono a un ciclo vichiano cui Bongiorno è estraneo. Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l'artificio retorico è una sofisticazione. In fondo la gaffenasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si ha gaffema sfida e provocazione; la gaffe(in cui Bongiorno eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l'uomo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta portando la gaffea dignità di figura retorica, nell'ambito di una etichetta omologata dall'ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.
Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortato sull'esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.
Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.


C'eravamo tanto amati, Regia di Ettore Scola, 1974

venerdì 4 settembre 2009

Brano tratto da "Cuando me muera quiero que me toquen cumbia", di Cristian Alarcón


El baile de los chicos que para cuando mueren quieren cumbia es una ceremonia funeraria convertida en carnaval; es dedicarle lo ganado en ese rapto de violencia que implica acercarse demasiado a la muerte, al frenesí de las pistas, a los latidos frenéticos que sólo puede dar la cocaína, a la distorsión de imágenes, colores y significados que regalan las pastillas mezcladas con alcohol. Como una reverencia hacia un paganismo villero histórico y a lo que podría definirse también como un vitalismo de suburbio extremo, o extremo vitalismo suburbano, el Frente y sus compañeros, como Manuel, entregaban gran parte del botín al consumo de alcohol en jarras y se lo mastaba en el zarandeo de cuatro mil venidos desde todos los puntos del conurbano norte, en micros que pasan por los recoveros más pobres a acarrear a la masa que viaja como sea a ver las bandas nueva sobre el escenario del Tropitango. El Tropi es el boliche de Panamericana y 202 al que han bautizado con justicia “la Catedral de la cumbia villera” y en el que se ha instituido como trago predilecto la jarra loca –todo tipo de alcohol y la cantidad de pastillas que cada uno alcance a meterle-. “Con doscientos mangos un viernes…¡Uy!: baile, mujeres, escabio, ropa”, añora Manuel desde su molesta y modesta legalidad actual.

Tratto da Cuando me muera quiero que me toquen cumbia. Vidas de pibes chorros, Cristian Alarcón, Grupo Editorial Norma