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Il "Romanzo di una strage" e le calze di Laura Chiatti

Quando ho chiesto a E.A. : «Che domanda potremmo fare a Laura Chiatti?», lui mi ha risposto così: «Porti le calze?». Il suo pestifero eloquio è il perfetto contraltare del suon buon cuore. Quanta verità però in quelle parole. In questa battuta potremmo forse sintetizzare la qualità e l'interesse suscitato in noi dalla conferenza stampa cui abbiamo assistito poche ore fa. Al cinema Adriano di Roma questa mattina, è stato presentato il nuovo film di Marco Tullio Giordana Romanzo di una strage . Un film che un Paese come il nostro dovrebbe attendere con ansia per mille e mille motivi. Dico subito che il film non l’abbiamo visto. Questione di inviti, orari, comunicazioni errate, spostamenti urbani e extraurbani, etc. Morale della favola. Del film non possiamo dir nulla e soprattutto gli assenti hanno sempre torto. Le voci di corridoio (per noi autorevoli) non erano molto soddisfatte. Qualcuno ha detto che sia mancato il Cinema, lo sguardo d’autore. Però alla conferenza stampa abbiamo a...

Il Paradiso sul rettangolo verde

«Difficilissimo cercare di spiegare una partita in cui la scuola mistica prende a calci nel culo il razionalismo»                                 La Redó, 12 Marzo 2012 La prima pagina del quotidiano "Olé" Da quelle parti, quando il pallone è messo in moto da un tocco morbido che scavalca il portiere in uscita, dicono che il giocatore ha fatto “una vaselina”. I gol così nessuno li dimentica facilmente. Ma se con quella “vaselina” qualcuno ha il diritto di portare il pallone a casa perché di gol ne ha fatti tre, se quello è il nono gol che decide un match incredibile a 10 secondi dalla fine, se in quel modo si dà il primo successo ad una squadra senza punti in cascina fino ad allora, si ribaltano i pronostici di un inedito testa-coda, si fa chiudere l’imbattibilità della squadra di casa dopo 33 partite, si fa incassare il quinto gol ad un portiere che nelle precedenti 23 ne aveva presi solo 6, le porte de...

El tranvía obrero

Era una nebbiosa mattina quella del 12 luglio del 1930. Il tram n. 105 della linea Lanús-Retiro (lo chiamavano el tranvía obrero , il tram operaio) trasportava liturgicamente decine di lavoratori dal Conurbano Sud verso Buenos Aires. Alla guida c’era Juan Vescio, un italiano di 31 anni. Alle 6.05 il tram avrebbe dovuto attraversare il ponte Bosch (ponte che unisce la città di Avellaneda con il quartiere di Barracas). In quel momento il ponte lasciava spazio al passaggio di una petroliera e le luci che segnalavano il pericolo erano accese. Il tram n.105 intanto continuava a correre verso la città. La fitta nebbia forse nascondeva nelle sue maglie i segnali di pericolo, ma il sistema frenante era difettoso (come stabilì l’inchiesta sulla tragedia). El tranvía obrero cadde nelle già inquinate acque del Riachuelo. Morirono 56 dei 60 passeggeri. « Sentii una senzazione simile a quella di un ascensore che scende rapidamente e mi trovai nell’acqua », raccontò Remigio Benadasi, un meccanico ...

NO COMMENT CON LACRIMUCCIA

Un morto sul lavoro

Leonardo Henrichsen è un cine-operatore argentino morto sul lavoro a Santiago del Cile, il 29 Giugno del 1973. In questo frammento "non solo filma la sua morte, ma registra anche, due mesi prima del colpo di Stato, la vera faccia di una parte dell'esercito cileno" (Tratto da "La Battaglia del Cile", Patricio Guzmán)

Le associazioni segrete secondo Sciascia

Leonardo Sciascia, L'Espresso 27 Aprile 1980 Tutte le associazioni segrete che - quale ne sia il fine - usano il crimine come mezzo , si somigliano non solo nella struttura organizzativa e gerarchica, ma anche nella ricerca ed espansione, intorno a sé, di un contesto silenzioso, omertoso e di protezione. Tanto più una società si riconosce nelle leggi che le associazioni segrete vogliono ignorare o abbattere, e se ne sente garantita, tanto meno diffuso sarà, intorno al raggruppamento clandestino, il contesto direttamente o indirettamente protettivo. Nel fenomeno mafioso, cui di solito si fa richiamo a paragone di ogni altra associazione segreta criminale, il tessuto protettivo che lo circonda è così variamente intramato e complesso, così durevole e tenace, che la paura finisce con l'apparire elemento secondario. Se poi si tiene presente che la mafia non è mai stata considerata - se non dal fascismo - come fatto eversivo dell'ordine costituito ma piuttosto come sistema para...

Obrigado, Doutor!