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Ciao Alfredo...

Alfredo Provenzali, morto oggi nel giorno del suo 78esimo compleanno La sua severità da studio sarà da oggi un patrimonio di alto rigore giornalistico che dovremo conservare. La sua voce asciutta che apriva le danze della domenica per poi chiuderle due ore dopo tracciando il bilancio di quanto accaduto sui campi di gioco, trasmetteva al radioascoltatore sicurezza, tranquillità, fiducia. Resta il dubbio che quanto ci abbia raccontato negli ultimi anni sia stato il f rutto di una sana competizione atletica o la cronaca di un ballo in maschera di muscolosi mercenari da copertina patinata. Al di là di tutto, un radiocronista ci lascia la sua voce. E quella di Alfredo Provenzali sembrava lanciare ogni santa domenica, dallo studio di Tutto il calcio minuto per minuto , una sfida alle mille inquadrature televisive e all'eloquio spettacolarizzato e stressante delle Tv a pagamento.

Un territorio che piace alle mafie Frusinate, record di beni confiscati

Nota: L'articolo che segue a mia firma, fa parte dell'inchiesta di Pasquale Notargiacomo "Fiuggi con l'acqua alla gola", apparsa su su Repubblica.it (Sezione Inchieste) Nella provincia di Frosinone nel 2011 sequestri in aumento del 50%. E la crisi economica potrebbe spalancare ulteriormente le porte alla criminalità organizzata. La città termale fu già rifugio di Cutolo e proventi della camorra furono utilizzati per l'acquisto di alberghi. Clan legati ai casalesi attivi al confine con la Campania: a Cassino preoccupazione per il tribunale a rischio chiusura La linea della palma disegnata da Sciascia, metafora della salita verso Nord dei clan mafiosi, ha toccato il Lazio da tempo. È cresciuta alimentandosi nel mondo dell'edilizia, dei trasporti e dell'alimentare. L'usura e il riciclaggio ne hanno irrobustito il tronco, la benevolenza dei colletti bianchi e la domanda di consumo di droga ne hanno fortificato le radici. E così di palme se ne ...

Fiuggi con l'acqua alla gola

Doveva essere l'anno del rilancio, invece, per una delle più note stazioni termali d'Italia, la fine sembra vicina. Sei mesi fa gli inglesi della Vikay ltd. annunciarono investimenti milionari. Ma il contratto è stato dichiarato nullo per il mancato pagamento della prima rata. E la Vikay è sparita accompagnata da forti sospetti di scarsa affidabilità: è risultato infatti, che non può svolgere attività finanziaria né in Italia né alll'estero. Adesso è tutti contro tutti, di PASQUALE NOTARGIACOMO, con la collaborazione di ANDREA MECCIA - L'inchiesta completa su Repubblica.it (Sezione Inchieste)

"Novantadue. L'anno che cambiò l'Italia" al Festival Trame.2

Novantadue. L’anno che cambiò l’Italia (a cura di Marcello Ravveduto, Castelvecchi) è stato raccontato a Palazzo Panariti da protagonisti dell’informazione come Andrea Meccia, Manuela Iatì, Corrado De Rosa e Francesca Viscone (Festival Trame, Lamezia Terme) 

Cassino, compleanno di crisi per la ''Mirafiori del Sud''

Nell'anno del quarantennale poca voglia di festeggiare nello stabilimento di Piedimonte S.Germano: i 3900 dipendenti (5mila in tutto il sito) sono in cassa integrazione straordinaria dall'inizio del 2012 (dopo un 2011 di cassa integrazione ordinaria), mentre i sindacati chiedono da tempo nuovi modelli. Nella città che vive di Fiat, come le zone limitrofe (con 10mila posti di lavoro compreso l'indotto), anche le istituzioni sono in allarme: un futuro senza l'azienda torinese sarebbe un dramma “sociale” e rischierebbe di spalancare le porte alle infiltrazioni della camorra. Reportage di Pasquale Notargiacomo e Andrea Meccia, video di Alessandro Lacialamella e Italo Vazzana, musiche di Federico Visi

Parole per orientarci/5

Un'immagine tratta da Lamerica (Gianni Amelio, 1994) Se "Paisà" fu l’esplosione delle nostre contraddizioni ed espresse la speranza di un futuro di giustizia e solidarietà, "Lamerica" dopo la guerra miserabile  tra ricchi e riccastri in questi anni avvenuta – ma tutt’ora in atto - alla fine di una Repubblica che doveva morire e all’inizio di un’altra subito marcia, apre davvero sull’incertezza di un nuovo secolo, posto sotto il segno del nostro egoismo e del nostro rifiuto di ascoltare gli altri e, soprattutto, di ascoltare il nostro stesso passato, di riflettere sulla nostra anima perduta.  Goffredo Fofi

Parole per orientarci/4

Il 1992 è un anno che non si può eludere: è un osservatorio essenziale per guardare anche agli anni ottanta e all’esito degli anni settanta. È forse necessario chiedersi se in questo percorso il Palazzo e parti significative del paese non si siano in realtà «avvicinate», con quei tratti che Pasolini aveva delineato: lo spregio delle regole, il crescente disinteresse per i valori collettivi, un privilegiamento dell’affermazione individuale e di gruppo che considera le norme un impaccio (e tratta chi le difende come un nemico da sconfiggere o da corrompere). Nel processo conflittuale che contribuisce di volta in volta a definire l’identità di un Paese – nel nostro caso, a “fare gli italiani” – l’esito degli anni settanta e i processi degli anni ottanta hanno lasciato segni non superficiali: segni destinati a condizionare anche il decennio successivo. Guido Crainz, Il Paese mancato. Dal miracolo economico agli anni Ottanta , Donzelli - 2005