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Caro Leo, que no te vayas!

Caro Leo, da oggi, noi che amiamo Diego dall'eternità, rivolgeremo il nostro sguardo a te con un pizzico di affetto in più. Continueremo a guardarti come uno dei più grandi di un secolo, il ventunesimo, che facciamo fatica a interpretare. Lo faremo con la tranquillità di chi ha la coscienza a posto, di chi (neanche fosse una lotta di liberazione e di resistenza) ha saputo sempre da che parte stare, di chi non ha avuto tentennamenti di fronte ai tuoi numeri da spavento, alla tua bacheca zeppa di trofei. E ti vorremo più bene di quanto non te ne abbiamo voluto fino ad oggi.  E sai perché? Perché il nostro D10S non potrà più essere nominato invano.  Sarai una appendice della sua biografia.  Sarai quello che ha provato a superarlo, ma che non lo ha neanche raggiunto.  Noi lo sapevamo che era così, che non avevi la forza per caricarti sulle tue spalle qualcosa che andasse al di là del rettangolo di gioco e ti abbiamo sempre osservato con un pizzic...

Media e fenomeni mafiosi: le ragioni di un ritardo culturale

L'intervista a cura di Pasquale Notargiacomo (giornalista) e Giovanni Zaccaro (giudice del Tribunale di Bari) è stata pubblicata sulla rivista Questione Giustizia . Il saggio “Mediamafia. Cosa Nostra fra cinema e Tv” ricostruisce la storia della rappresentazione mediatica di Cosa Nostra. L’intervista all’autore e la sua lettura del recente dibattito che si è sviluppato attorno alla serie “Gomorra” ROMA - Ci sono libri capaci di inserirsi nel dibattito pubblico anche a distanza di tempo dalla loro pubblicazione. Ne è un esempio il saggio di Andrea Meccia “Mediamafia. Cosa Nostra fra cinema e Tv” (Di Girolamo, 2014). E davvero la cifra originale di quest’opera e la sua attualità si percepiscono intatte nel momento in cui l’opinione pubblica si sta finalmente interrogando, in maniera più consapevole e strutturata, sul tema della rappresentazione mediatica dei fenomeni mafiosi. Prova ne è il dibattito, alimentato in queste settimane da autorevoli interventi, sulla serie tv...

A lezione da Mohammad Alì

"La mia abilità di pugile, innamorato della fantasia, che condiziona l’avversario più con gli atteggiamenti irridenti che con la volontà di fargli male, non sarebbe servito a niente se io non avessi capito che dovevo utilizzare i media, invece di farmi usare. E se veramente avessi voluto far emergere il mio disagio, la protesta, il dolore, l’orgoglio degli afroamericani, dovevo utilizzare quei microfoni che mi buttavate davanti alla bocca dopo le vittorie.  Dovevo sputare le mie sentenze, le mie sfide esasperate sui vostri taccuini cercando di precedere le vostre domande, imponendo i miei argomenti ai vostri" - Mohammad Alì

A #diecianni da Gomorra

Sul nuovo numero di Passato e presente , rivista di storia contemporanea edita da Franco Angeli, il focus " Le mafie rappresentate: a dieci anni da Gomorra ". Lo ha curato la professoressa Carolina Castellano (Università Federico II di Napoli). Contiene il mio saggio: " Libro, film, serie Tv. Da 'Romanzo Criminale' a 'Anime Nere'. La trasformazione delle crime stories italiane ". Gli altri autori sono Vittorio Martone e Giulio Bogani.  ‪#‎ gomorra‬ ‪#‎ diecianni‬ ‪#‎ romanzocriminale‬ ‪#‎ animenere‬ ‪#‎ suburra‬ ‪#‎ mafiamovie‬ ‪#‎ mediaeducation‬

I “mafia movie” invadono il grande e il piccolo schermo

Ho dialogato con Davide Turrini de Il Fatto Quotidiano sull'invasione dei cosiddetti "mafia movies" tra piccolo e grande schermo (19 maggio 2016). I “mafia movie” invadono il grande e il piccolo schermo: ma sono tutti da salvare? “Il rischio è “l'effetto soap”. L’esplosione dell’attenzione per i libri di Romanzo Criminale di De Cataldo e Gomorra di Saviano ha poi aperto l’ultimo capitolo della rappresentazione delle mafie al cinema e infine in tv. Ecco arrivare nel breve volgere degli ultimi dieci anni i rispettivi film di Placido e Garrone, poi le serie tv che spopolano, almeno in Italia, ben di più de I Soprano. Solo che passati i decenni e decine di prototipi che si sono fatti matrici, il rischio odierno sembra più essere l’anestetizzazione da ripetizione. di Davide Turrini “I’m gonna make him an offer he can’t refuse”. Quando dici mafia al cinema pensi a Don Vito Corleone. Non c’è politicamente corretto che tenga. La maschera cupa, sinistra e ...

Da Gomorra a Felicia, le mafie Tv nel bene e nel male

Famiglia Cristiana , a cui mio nonno era abbonato, mi ha chiesto delle dichiarazioni sul film-tv Felicia Impastato e Gomorra. Sono in ottima compagnia: il professore Nicaso e il procuratore Roberti. Non nascondo un pizzico di imbarazzo. L'articolo, firmato da Elisa Chiari, è del 13 maggio 2016. --- La seconda serie di Gomorra riaccende il dibattito sulla rappresentazione del male e sul rischio emulazione. Da Saviano a Roberti, da Meccia a Nicaso. Come la vedono quelli che ne capiscono. Il tema c’è. C’è da un tempo lungo, almeno da quando Paolo Borsellino diceva: «Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene».  Anzi da prima: da quando Peppino Impastato ne parlava alla radio in un tempo in cui anche la parola mafia era tabù. (Né si può dire che il tabù sia passato, al Nord ancora si cerca di negare. il 112 maggio sono state confermate in Cassazione venti condanne del processo Minotauro contro la ‘Ndrangheta i...