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Lionel Messi, the last dance

A ventiquattr’ore dalla chiusura di questo politicamente discusso e discutibile mondiale qatarino, da mettere in archivio per i posteri per quanto visto sul campo, vi è senza dubbio il tentativo di “maradonizzazione” di Lionel Messi. Sottolineava questo processo di mutazione della  Pulga  nata trentacinque anni fa nella città di Rosario anche Emanuela Audisio sulle colonne de  La Repubblica  l’11 dicembre. Lo faceva commentando, a freddo, la vittoria dell’Argentina ai calci di rigore contro l’Olanda nei quarti di finale. Un Messi così con la sua Argentina – tra coppe americhe e mondiali – non si era infatti mai visto. Non tanto dal punto di vista tecnico-tattico, quanto dal punto di vista caratteriale. Il mondiale del Qatar ci ha regalato una  Pulga  a tutto campo padrona indiscussa della  pelota  e un calciatore capace di “maradoneare”, di invitare alla lotta e sfidare l’avversario, caricandosi sulle spalle il peso di una squadra e di u...

Franco Franchi, calcio di poesia

Per il trentennale della morte di Franco Franchi (9 dicembre 1992) e il centenario della nascita di Ciccio Ingrassia (5 ottobre 1922), Poste italiane ha dato vita a un francobollo speciale. Nel bollettino illustrativo che ne accompagna l’emissione vi è apposta una frase di Federico Fellini: «C’è più Italia in un film di Franco e Ciccio che in tutta la commedia all’italiana». Se l’inimitabile coppia made in Palermo è riuscita ad essere specchio dell’Italia della prima Repubblica, per forza di cose si sarà dovuta misurare con la dea Eupalla, la divinità calcistica immaginata da Gianni Brera. Proviamo a vedere come. Nel 1964, ad esempio, quando in una puntata del varietà Cantatutto i due – ospiti fissi del programma – diedero vita ad uno sketch «radiofonico» sul Totocalcio . Nel 1982 poi, anno del successo italiano al mondiale spagnolo, quando incidono in un 45 giri la sigla del gioco-concorso Calcio matto (Rete 1) . Tra i due episodi consumatisi sul piccolo schermo, Franco e Ciccio ha...

Leonardo Favio, mito poliedrico

Buenos Aires, 5 novembre 2012. L’Argentina si prepara a salutare per sempre l’artista Leonardo Favio. Il popolare attore, regista e cantante capace di lasciare un segno nella cultura popolare del Paese e dell’intera America Latina con il suo corpo, il suo sguardo e la sua voce è morto all’età di 74 anni. Da diversi giorni era ricoverato nel Sanatorio Anchorena dopo un peggioramento del suo delicato stato di salute. Fuad Jorge Jury (questo il nome di battesimo) è nato il 28 maggio 1938 a Luján de Cuyo, provincia di Mendoza, sud-ovest del Paese. Poche ore dopo la scomparsa, viene allestita una camera ardente nel Congreso de la Nación. A mezzanotte, con il viso coperto da scuri occhiali da sole, nel Salón de los Pasos Perdidos del Parlamento, arriva Cristina Fernández de Kirchner. La «presidenta de la Nación Argentina» rimane per dieci minuti vicino la bara che custodisce il corpo di Favio. Con lei ci sono alte cariche dello Stato e ministri, funzionari di governo ed esponenti dell’opposi...

Romanzo popolare, le nuove puntate

  Romanzo Popolare è un podcast realizzato con la regia di Stefano Campetta, prodotto dall'associazione  daSud  e da  ÁP - Accademia Popolare dell'antimafia e dei diritti . Uno spazio sonoro in cui raccontare e provare a guardare, attraverso le lenti dell'immaginazione, storie, piccole e grandi, che hanno segnato la nostra epoca contemporanea. Sono disponibili le nuove sei puntate: - 1922. La marcia su Roma  - 1922. Nasce Pier Paolo Pasolini, il poeta scrittore di musica - 1962. Nasce Diabolik, terrore in edicola - 1972. Milano Calibro 9, il terrore corre sullo schermo - 1992. Addio a Franco Franchi, il comico che dava del tu alla fame - 2002. L'anno di Romanzo criminale Buon ascolto su  Spotify  e/o  Spreaker !

Memoriale di una fabbrica

AL CROCEVIA DI CASSINO Cassino, Piedimonte San Germano – Per osservare e tentare di capire cosa abbia voluto e cosa voglia dire ancora la presenza del sito industriale oggi Stellantis di Cassino-Piedimonte San Germano nel territorio del basso Lazio, sono disponibili un paio di opzioni che bisogna provare a tenere insieme. La prima invita a costeggiare l’infinito perimetro dello stabilimento – i cancelli di ingresso e uscita dei lavoratori e delle lavoratrici, i capannoni, la centrale termica, il centro sportivo divenuto hub vaccinale Covid-19 in tempo di pandemia, lo snodo ferroviario che comunica con l’impianto per movimentare merci e vetture – provando a immaginare cosa ci fosse lì prima che la Fiat si “meridionalizzasse”. L’alternativa, più suggestiva e seducente, è invece scegliere di guardare il tutto dall’alto, inerpicandosi lungo gli oltre 500 metri di altitudine dall’Abbazia di Montecassino, dalla cui Loggia del Paradiso si può scattare una foto forse capace di tenere insieme i...

Perché leggere “L’Orologio” di Levi risolve i nostri dubbi su chi votare alle elezioni imminenti

“La notte, a Roma, par di sentire ruggire leoni. Un mormorio indistinto è il respiro della città, fra le sue cupole nere e i colli lontani, nell’ombra qua e là scintillante; e a tratti un rumore roco di sirene, come se il mare fosse vicino, e dal porto partissero navi per chissà quali orizzonti. E poi quel suono, insieme vago e selvatico, crudele ma non privo di una strana dolcezza, il ruggito dei leoni, nel deserto notturno delle case”. Queste parole rappresentano uno dei più importanti incipit nella storia contemporanea della letteratura italiana. Le scrisse Carlo Levi – medico, pittore, intellettuale antifascista nato a Torino nel 1902 – per descrivere la Roma malata negli immediati giorni del dopoguerra. Finzione e realtà si mescolavano per restituire il clima politico di una crisi di governo, quella dell’esecutivo presieduto da Ferruccio Parri, il primo formatosi in Italia dopo il 25 aprile del 1945. Su questa immagine enfatica della città eterna Levi andò poi a costruire tutta la...

L'anno dell'odio e dei depistaggi, in odore di mafia

«Non eravamo più niente. Sin da quando dovemmo ammazzarlo tutti e tre signor giudice, benché solo uno di loro fosse il bersaglio dell’odio che ci trasmisero nello stesso istante in cui ci comandarono la strage». «Mi chiamo Gaspare, ho trentadue anni ma tutti mi chiamano Gasparo perché a Palermo i nomi devono finire con la o. Gaspare pare il nome di una pulla. Quindi io sono Gasparo». Due discorsi diretti e tesi. Due voci di killer di mafia che non indugiano. Queste le prime parole che accompagnano la lettura di Malacarne dello scrittore e giornalista Giosuè Calaciura (suo esordio pubblicato nel 1997 con Baldini&Castoldi, risorto questa primavera con Sellerio, pp. 216) e Centoventisei firmato dallo sceneggiatore Ezio Abbate (per lui debutto letterario) e dal multiforme Claudio Fava, oggi presidente della Commissione antimafia siciliana (Mondadori, pp. 132).  Due mafia-novel sugli scaffali delle librerie italiane in questa estate che non sa fare i conti con il trentennale delle...