sabato 30 ottobre 2010

Diego e Rodrigo

Il Luna Park di Buenos Aires è il tempio della musica e della boxe in Argentina. Quando un artista o un pugile si esibiscono in quello stadio coperto alla fine di Avenida Corrientes, la strada che non dorme mai, vuol dire che ha raggiunto l'apice del suo successo. Maradona vi organizzò addirittura la festa del suo matrimonio con Claudia Villafañe. Anni dopo Rodrigo Bueno, el córdobes, cantò lì, nella città del tango, con il suo cuarteto. Si vestì da boxeador, petto nudo e sudore in mostra, e cantò a piena voce La mano de Dios. Oggi Diego compie 50 anni. Nel giugno del 2000 Rodrigo moriva in un incidente stradale a soli 27 anni. Oggi FBCalcio ( la prima Facebook-Review sul mondo del calcio) e questo blog li ricordano entrambi. Buon ascolto...

lunedì 25 ottobre 2010

Attenti a Nichi

Traduzione dell'articolo Attenti con Nichi pubblicato su Página/12 e apparso sul sito Malitalia


Nel 1963 Pier Paolo Pasolini realizzò il film-saggio Comizi d’amore, quel documentario-inchiesta che andava a indagare su ciò che gli italiani pensavano dell’erotismo e dell’amore. Negli ultimi giorni in Italia, i Comizi d’amore sono tornati sotto forma di una campagna di comunicazione politica. Giovani scrittori leggono i loro racconti ispirati a cinque parole (Coraggio, Cura, Libertà, Impegno e Fantasia) che caratterizzano lo stile politico di Nichi Vendola, il 52enne leader di Sinistra e Libertà e Governatore della Regione Puglia.
Nichi è comunista, cattolico e omosessuale. Qualche tempo fa ha dichiarato: «Non voglio morire senza aver vissuto l’esperienza della paternità». Volendo, potrebbe essere una bomba all’ombra del Vaticano.

Son passati 25 anni da quando La Repubblica titolava: «Il gay della FGCI». Nichi è stato il primo gay nella dirigenza del PCI, il partito che nel 1948 aveva espulso Pasolini. Di lunga data e grande l’amore di Nichi per Pier Paolo. Quando vendeva libri per mantenersi gli studi in Lettere, scelse di laurearsi con una tesi sul grande intellettuale friulano. «L’omosessualità di Pasolini è molto segnata dal suo cattolicesimo. Lui si percepisce come il Cristo della diversità: una condizione vocata al martirio, a causa del senso di colpa. Il peccato e l’espiazione del peccato, per cui la sua letteratura diventa premonizione della sua stessa morte», ricorda sempre.

Vendola non ha mai nascosto la sua omosessualità e ha sottolineato in più occasioni come dichiararla sia «carne, fatica, sangue, dolore, emarginazione, offese, violenza. Sono sempre stato anche cattolico e comunista, come la mia famiglia. Ed è stato forse più facile dire la mia omosessualità ai preti che al partito». Oggi, dopo una lunga e felice attività parlamentare sotto il simbolo della falce e martello, a Nichi, fondadore in Italia dell’Arcigay y della Lega contro l’Aids, gli piace agire così, parlando come un poeta, agendo con la concretezza di un uomo d’azione e con un rosario sempre a portata di mano, adagiato comodamente nel taschino dei pantaloni. Nonostante la dura opposizione del Partito Democratico, ha già vinto due volte le elezioni amministrative in Puglia, la stessa terra di Aldo Moro, che Nichi ama spesso citare nei suoi discorsi.

In questi anni ha costruito un consenso reale in una regione del Sud da sempre di cultura cattolica e conservatrice. È un buon amministratore che coniuga concretezza e voglia di cambiare il mondo. La gente lo segue con passione e speranza. I giovani, in balia della disoccupazione intellettuale e del lavoro precario, lo amano. I più anzianotti, orfani di leder politici degni di cotanto appellativo, si rianimano con lui. La sua lunga marcia ha l’obiettivo chiaro di realizzare un sogno, essere il primo ministro della sgangherata Repubblica italiana. 

Nichi di fronte a una telecamera si muove con disinvoltura al punto tale che qualcuno lo chiama malignamente il Berlusconi della sinistra. È una gran icona mediatica, questo sì. E all’estero iniziano a familiarizzare con quella faccia tutta mediterranea dal color olivastro e con quell’orecchino mostrato sempre con orgoglio. Anche The Financial Times lo considera il vero avversario di Berlusconi. Imporre il proprio carisma sulle macerie della sinistra italiana non è stata operazione difficile, ma il ragazzo è senza dubbio un politico di razza. E se vogliamo dirla tutta, è l’ultimo leader che ancora non riposa nel cimitero delle icone viventi della sinistra italiana, con il vizio diabolico di non morire mai e di perdere sempre. Nichi, che è un uomo di buone letture, scomoda Nikolai Gogol per stigmatizzare i suoi vecchi compagni del PCI, chiamandoli «anime morte». Ci sono alcuni osservatori politici che banalizzano la sua popolarità in ascesa e che lo bollano come il Blair italiano o l’Obama bianco. Nichi non sembra scomporsi più di tanto, rimanendo con un piede nel ventesimo secolo e due nel ventunesimo. Il suo linguaggio non lascia dubbi. Il Novecento può ancora aiutare a comprendere questa modernità così complessa. Chi lo osserva con più attenzione, in realtà, si rende conto che il nostro potrebbe essere la migliore incarnazione politica delle due grandi culture popolari italiane, la marxista e la cattolica. Un futuro non così lontano ci dirà qualcosa di più. Il governo Berlusconi si trova in una fase critica. L’Italia, nei primi mesi del 2011, potrebbe andare alle elezioni politiche per la terza volta in cinque anni. Il PD, il maggior partito di opposizione, sembra incapace di incarnare una vera risposta alle numerose questioni irrisolte del Paese (disoccupazione, impoverimento crescente, mafie, guerra, immigrazione, scuola pubblica etc.). Le sue contraddizioni interne non lo lasciano parlare con una voce chiara e autorevole.
Nichi ha le sue idee, un suo progetto. Questo è certo. La lunga marcia verso la sua meta è iniziata e soprattutto lungo il cammino non è solo. Il centrosinistra andrà alle primarie per eleggere il suo candidato a primo ministro. Nichi scalpita. Deve far attenzione, però. In un Paese di corrotti e corruttori, di mafiosi e massoni come l’Italia le trappole sono molte. La storia italiana poi parla chiaro. Quando un soggetto politico si fa motore di un cambiamento della Storia in senso progressista, le forze reazionarie si fiondano con violenza sul suo corpo. In bocca al lupo, Nichi. La speranza di un Paese migliore sembra viaggiare con te.

sabato 23 ottobre 2010

Attenti con Nichi

Articolo pubblicato il 22 ottobre 2010 su SOY, supplemento del quotidiano argentino Página/12

Cuando Nichi va a la tele, la gente no cambia de canal. Por algo será que le dicen “el Berlusconi de la izquierda”. Nicola Vendola, el político gay y comunista que empieza a perfilarse como el verdadero adversario del statu quo italiano, es también un luchador histórico por los derechos de la comunidad y un defensor de la vida fuera del closet.

Por Andrea Meccia

Caricatura di Marco Testini 
Roma - En 1963, Pier Paolo Pasolini rodaba Comicios de amor, un ensayo en forma de película, un documental-encuesta que quería develar las ideas de los italianos sobre el erotismo y el amor. Hace algunos días que los “comicios de amor” regresan al terreno de la política italiana como idea madre de una campaña política. Jóvenes escritores leen cuentos inspirados en cinco palabras (Valor, Cuidado, Libertad, Compromiso y Fantasía) que caracterizan el estilo político de Nicola “Nichi” Vendola, 52 años, gobernador de la región Apulia y líder de Izquierda y Libertad. Nichi es comunista, católico y homosexual bien fuera del closet. “No quiero morir sin vivir la experiencia de la paternidad”, declaró hace algunos meses. Prácticamente una bomba en la sombra del Vaticano.

Han pasado 25 años desde cuando La Repubblica lo caracterizaba como “El gay de la FGCI” (Federación de los Jóvenes Comunistas Italianos). Nichi ha sido el primer gay en la dirigencia del PCI, el partido que en 1948 expulsó a Pasolini. Viejo y grande es su amor para Pier Paolo. Cuando de joven vendía libros para pagarse los estudios en letras, eligió graduarse con una tesis sobre él. En muchas entrevistas despliega su tesis de que “la homosexualidad de Pasolini fue muy marcada por su catolicismo, se percibía como un Cristo de la diversidad: una condición votada al martirio, por el sentido de culpa. Por eso su literatura se hace premonición de su muerte”. Vendola nunca ocultó su homosexualidad y le gusta subrayar que declararla “es carne, fatiga, sangre, dolor, marginación, ofensas, violencia. He sido siempre católico y comunista, como mi familia. Probablemente fue más fácil declarar mi homosexualidad a los curas que al partido”. Hoy, después una larga y exitosa actividad como diputado bajo el símbolo de la hoz y martillo, a Nichi, impulsor de la liga contra el sida y también de los primeros pasos de Arcigay (la asoción que trabaja por los derechos de gays y lesbianas y que recibe un palito en la columna de abajo) da la impresión de que nadie lo para. A pesar de la dura oposición del Partido Demócrata, ya ha ganado dos veces las elecciones administrativas en su Apulia, la misma tierra de Aldo Moro, también muy citado en sus discursos, y en estos años ha construido un consenso verdadero en una región del Sur, desde siempre conservadora y ultracatólica. Es un buen administrador que conjuga concreción y ganas de cambiar el mundo. La gente lo sigue con pasión y esperanza. Los jóvenes, rehenes del desempleo intelectual y del trabajo ocasional, lo quieren. Los viejos, huérfanos de líderes políticos dignos de tal denominación, vuelven a soñar con él. Su larga marcha para realizar su sueño tiene un objetivo claro: ser el primer ministro de la destartalada República Italiana.

A esta altura es ya un icono mediático que trasciende las fronteras de Italia con su cara aceitunada y con su arito de plata. Se nota que disfruta con esa mixtura entre las palabras de poeta y el rosario siempre a punto de salir del su bolsillo.Hasta The Financial Times lo considera el verdadero adversario del actual primer ministro italiano. No es difícil suponer su carisma sobre las ruinas de la izquierda italiana, pero el chico es sin duda un político de raza. Y sobre todo es el último líder que todavía no duerme en el cementerio de los iconos vivientes de la izquierda italiana, que nunca muere y siempre pierde. Nichi, que es un hombre de buenas lecturas, cita a Gogol para estigmatizar a sus viejos compañeros del PCI, llamándolos “las almas muertas”. Algunos observadores políticos trivializan su crecimiento y ya lo están denominan “el Blair italiano” o “el Obama blanco”. Nichi no se descompone, bien parado con un pie en el siglo XX y dispuesto a poner los dos en el siglo XXI. Su lenguaje es claro. Quien lo observa con más atención, en realidad, se da cuenta de que podría ser la mejor encarnación política de las dos culturas populares italianas, la marxista y la católica. Un futuro no así lejano nos dirá algo más cierto. El gobierno de Berlusconi está en una fase crítica. Muy probablemente Italia, en los primeros meses de 2011, vaya a elecciones nacionales por tercera vez en cinco años. El Partido Demócrata, el mayor partido de la oposición, aparece incapaz de encarnar una verdadera respuesta a las numerosas cuestiones irresueltas (desempleo, pobreza, mafias, guerra, inmigración, escuelas públicas, etcétera). Sus contradicciones internas no le permiten hablar con una voz clara y firme. Nichi, en cambio, lo consigue y no está solo. El centroizquierda convocará elecciones primarias para elegir su candidato a primer ministro. Nichi patalea. Tiene que tener cuidado, pero puede tener suerte. En un país de corruptos y corruptores, de mafiosos y masones como Italia, las trampas son muchas. La historia italiana habla claro sobre esto. Cuando un sujeto político se hace motor de un cambio de la Historia en un sentido progresista, las fuerzas reaccionarias se lanzan sobre ese cuerpo. Hoy, por lo pronto, la esperanza está en él.

venerdì 1 ottobre 2010

“STROZZATECI TUTTI” IL LIBRO – Il nostro impegno civile contro le mafie

STROZZATECI TUTTI
Ventitré scrittori del Sud uniti dall’impegno antimafia

Se trovo quelli che scrivono libri di mafia e vanno in giro in tutto il mondo a farci fare così bella figura, giuro che li strozzoSilvio Berlusconi



Gli autori: Giovanni Abbagnato, Massimiliano Amato, Vincenzo Ammaliato, Anna Bisogno, Alessandro Chetta, Corrado De Rosa, Bruno De Stefano, Emiliano Di Marco, Raffaella Ferrè, Serena Giunta, Andrea Meccia, Antonella Migliaccio, Giorgio Mottola, Iolanda Napolitano, Pietro Nardiello, Sergio Nazzaro, Claudio Pappaianni, Carmen Pellegrino, Francesco Piccinini, Marcello Ravveduto, Gianni Solino, Nello Trocchia, Francesca Viscone

«Ventitre scrittori del sud uniti dall’impegno antimafia. Provengono dal mondo del giornalismo, dell’università, dell’associazionismo e della narrativa. Tutti, anche i più giovani, hanno esperienze di scrittura su mafia, ‘ndrangheta e camorra. Strozzateci Tutti è una risposta civile a Silvio Berlusconi che, ad Olbia nel novembre 2009, ha giurato di voler «strozzare quelli che scrivono libri di mafia».
Proponiamo ai lettori un’osservazione partecipata della realtà mafiosa. Un’analisi declinata in ambienti, territori e professioni eterogenee. Un’indagine materiale e culturale che scandaglia il senso comune dei fenomeni, i riflessi psicologici e le risorse per liberare i corpi e le coscienze dalla costrizione criminale.
Ognuno, con la sua sensibilità, con la sua specializzazione, contribuisce alla “scrittura contaminata” del blog e dell’antologia. Un collettivo antimafia che riunisce saperi e competenze. Vogliamo divulgare la conoscenza dei fenomeni mafiosi stimolando curiosità e immedesimazione. Una esortazione alla discussione pubblica militante e plurale. Un utile strumento di consultazione per quanti vogliono penetrare la “normalità” mafiosa.
L’antologia – in libreria dal 30 settembre 2010 – contiene 18 saggi suddivisi in due sezioni: le Mafie quotidiane e la modernizzazione delle Mafie. Nella prima sono raccolti gli argomenti psico-sociali, le cronache, le inchieste e i racconti legati al territorio; nella seconda si concentrano gli approfondimenti di storia, sociologia, economia e i temi afferenti all’immaginario collettivo.
Le difficoltà di una scrittura civile antimafia, la violenza dei casalesi, il coinvolgimento dei migranti nelle organizzazioni criminali, l’espansione economica della ‘ndrangheta, l’oscuro lavoro dei cronisti precari, la mentalità mafiosa e i suoi risvolti psicologici, la collusione triangolare tra politica affari e mafie, la distruzione sistematica dell’ambiente, le storie dei ragazzi di periferia, la musica di malavita, i corsi e ricorsi storici di cosa nostra, le patologie dello “strano” regionalismo siciliano, le storie di donne camorriste tra Ottocento e Novecento, la penetrazione nei mercati esteri, il controllo mafioso delle celebrazioni religiose, l’anomalia dei beni confiscati, la memoria delle vittime innocenti rappresentano il magma incandescente dell’opera, scevra da luoghi comuni e stereotipi consumati.
La lotta alla criminalità organizzata non si risolve con un blog o con un libro, ma chi decide le sorti del nostro Paese non può ignorare che esistono scrittori pronti a farsi strozzati per continuare a scrivere contro le mafie. Per questo abbiamo deciso di devolvere i diritti d’autore alla fondazione Agoravox per l’apertura di una redazione a Scampia, testimoniando concretamente il nostro impegno a favore della libertà di espressione e di pensiero».

IL LIBRO:

MAFIE QUOTIDIANE

- La linea della palma. Una mappa delle mafie, di Bruno De Stefano
- La ‘ndrangheta in comune, di Nello Trocchia
- A casa del boss . Un viaggio nei beni confiscati alla camorra, di Pietro Nardiello
- Eppur si nasce. Afrodomiziani e cosmoriacesi: le seconde generazioni di immigrati in terra di mafie, di Alessandro Chetta e Giorgio Mottola
- La notte nera. Le feste della camorra, di Claudio Pappaianni
- Le vite accanto, di Raffaella R. Ferre
- Ragazzi di Casale, di Gianni Solino
- Trenta righe, trenta chilometri, di Vincenzo Ammaliato
- Scrittura Camorrae, di Sergio Nazzaro

MAFIE INTERPRETATE

- Corsi e ricorsi “sicilianisti” Tra isolazionismo e rivendicazionismo – di Giovanni Abbagnato
- Il morto che balla e il Dio mafioso. Canzoni di ‘ndrangheta e manipolazione dei media, di Francesca Viscone
- Noi non c’entriamo nulla, di Francesco Piccinini
- La mafie tra piccolo e grande schermo, di Andrea Meccia e Anna Bisogno
- Mafie e sottosviluppo psicologico, di Corrado De Rosa e Serena Giunta
- Il triangolo della camorra storia di una evoluzione, di Massimiliano Amato
- Donna camorra storie di camorriste tra Ottocento e Novecento, di Antonella Migliaccio e Iolanda Napolitano
- Terra, cemento e potere storie dalla domiziana, di Emiliano Di Marco e Carmen Pellegrino
- La religione dell’antimafia vittime, eroi, martiri e patrioti della resistenza civile, di Marcello Ravveduto

STROZZATECI TUTTI
, Aliberti editore. A cura di Marcello Ravveduto. Prefazione di Marco Travaglio. In libreria dal 30 settembre 2010, 639 pp. – € 20,00