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Quando la cultura aiuta a sconfiggere la criminalità

Dai reality non si scappa. Anche se non li guardi e un pò te ne freghi, le notizie in qualche modo ti arrivano. Ho così saputo che Ciro Petrone, uno dei protagonisti di Gomorra, sta partecipando al reality La Fattoria. Colgo l'occasione per ripubblicare queste parole scritte qualche tempo fa e pubblicate su www.associazionepasolini.org dopo aver visto questa intervista.



Marco Macor fa il muratore a Napoli. Ha 22 anni, una moglie di 16, un bambino, la voce rauca e il volto che ricorda Robert De Niro.
Ciro Petrone ha invece 21 anni, fa il fruttivendolo nel mercato della Pignasecca a Napoli.
Entrambi hanno studiato fino alla terza media e poi sono andati a lavorare.
Loro sono nati e cresciuti a Napoli, ma non sanno cos'è la camorra. Loro lavorano, hanno scelto la strada della legalità. Il Sistema non li tocca. Loro lavorano. Sono in pace con se stessi.
Fino a qualche mese fa, Ciro e Marco non li conosceva nessuno, erano solo due giovani che sognavano di avere un lavoro sicuro.
Loro con la camorra non c'entrano nulla. Loro vivono a Napoli, non vivono a Casal di Principe, anzi a "Casale", come ci ha insegnato Roberto Saviano.
Da un giorno all'altro però la Fandango di Domenico Procacci decide di girare a Napoli e dintorni un film che racconta la camorra, il Sistema, sull'onda del clamoroso successo di Gomorra, il bestseller di Saviano, di cui ne ha acquistato i diritti.
E Ciro per qualche settimana smette di fare il fruttivendolo. Ed anche per Marco la vita cambia per qualche giorno. Il muratore e il fruttivendolo diventano attori.
Il regista Matteo Garrone sceglie i loro volti per una dei cinque episodi che compongono il film, la "La storia di Marco e Ciro", ispirata ad una storia realmente accaduta nel territorio di Castelvolturno e dintorni.
Marco ha il volto da film di Scorsese, sembra Robert De Niro, lui lo sa e gioca molto su questa cosa.
Ciro ha il volto da commedia dell'arte. Sembra un Lucignolo, potrebbe essere un pò Arlecchino, certamente un Pulcinella senza maschera.
Nella storia che li vede protagonisti, i due si integrano bene. Sono una coppia perfetta, un pò come Totò e Peppino. Marco è più spavaldo e domina su Ciro, più timido e timoroso. Loro però sognano di diventare criminali in una terra dove se qualcosa ha una sua logica è solo il potere criminale, ma nonostante tutto sfidano il Sistema con presunzione ed inesperienza. Il finale che li aspetta non sorprende di certo lo spetattore.
La pellicola ha uno straordinario successo di pubblico e critica. Anche grazie alla contemporanea uscita nelle sale de Il Divo di Paolo Sorrentino, il cinema italiano della migliore tradizione neorealista e di impegno civile sembra rivivere. Gomorra va al Festival di Cannes, vince un Grand Prix e sulla Croisette sfilano anche il muratore di Napoli e il fruttivendolo della Pignasecca. Ora tocca partecipare alla Notte degli Oscar.
Per Ciro e Marco arriva il successo e il peso della notorietà. Una delle scene più suggestive del film li vede protagonisti. Loro sono però tornati ai loro vecchi mestieri, con la speranza di diventare divi dello spettacolo. Ciro si "accontenterebbe" dei cinepanettoni di De Laurentiis o di un reality, Marco invece vuole diventare come De Niro.
Ma intanto loro la camorra non la conoscono, loro pensano a lavorare. Loro vivono a Napoli, mica a "Casale".

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