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«Ho pianto, ti giuro. Mettilo sul tuo blog». Il grido sommesso di una napòlide

Non dirò il suo nome, perchè lei è timida e riservata. Ama la privacy e non essere al centro dell'attenzione. E' nata a Napoli oltre trent'anni e ha i tratti tipicamente mediterranei. Ha bisogno dell'aria di mare, di venti caldi e secchi e del sole. Qualche anno fa ha lasciato la sua città per andare a Roma. Questioni di cuore. Una scelta di vita importante e sofferta. Lei la sua città non l'avrebbe mai lasciata. L'amava e la ama troppo. Le lunghe passeggiate a Mergellina e a Posillipo, il parco virgiliano, una sfogliatella calda, un caffè come si deve, una pizza nel centro storico erano il suo sale quotidiano. Sono cose a cui non avrebbe mai rinunciato. La musicalità e lo spirito migliore di Napoli non lo ha ritrovato nella capitale e da subito ha vissuto un pò in contrasto (pregiudiziale) con Roma. Sentiva di aver tradito la città che l'aveva vista nascere. Oggi quella storia d'amore è finita e Roma per lei è diventata ancor meno vivibile.
«Anche a Roma faccio delle lunghe passeggiate solitarie. Roma è bellissima per carità, ma Napoli è un'altra cosa. Non puoi capire. Anzi un pò sì, perchè Napoli anche tu un pò ce l'hai nelle tue corde, ma non sei nato lì», mi dice sempre.
«E allora perchè non ci torni se la ami così tanto?», le dico.
«Hai letto il libro di Erri De Luca Napòlide? Una volta che uno va via da Napoli non ci può più tornare. E' triste dirlo ma è così. E poi non ce la faccio a vedere la città martoriata, sanguinante, sofferente. Non ce la faccio. Soffro troppo. Non ho letto Gomorra, non ho visto il film, non ho visto Biutiful cauntri, mi rifiuto di sapere e leggere ciò che di brutto accade. Lo so è un atteggiamento sbagliato, ma è così. Tutte quelle ferite me le porto dentro.»
«Perchè dici così? Torna a Napoli e contribuisci a migliorare la città. Dai il tuo piccolo contributo. Sarai più in pace con te stessa. Stare lontano da Napoli equivale ad abbandonarla al suo tragico destino.»
Abbiamo fatto questi discorsi centinaia di volte e giungiamo sempre alla stessa conclusione. Io la incalzo fino a sentirmi in colpa e lei si ammutolisce. Penso quasi che non rispetto il suo dolore e la lacerazione che è dentro di lei.

Stamattina ricevo una sua brevissima mail. Un link e pochissime parole.
«http://napoli.repubblica.it/multimedia/home/5914236
Ho pianto, ti giuro.
Mettilo sul tuo blog».

Ho visto quelle terribili immagini che offendono la dignità di cittadini e che ci prendono in giro. Ho accolto la sua disperazione, urlata sommessamente.
Ho voluto dedicarle queste poche righe alla sua città e a lei, ormai inguaribilmente napòlide.

www.associazionepasolini.org

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