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XVI giornata della memoria. A Potenza sfila la nuova resistenza

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Si è svolta ieri a Potenza, in Basilicata, la XVI giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia organizzata dall’Associazione Libera. Circa 80 mila i partecipanti. Il corteo è stato aperto da Filomena Iemma e Gildo Claps, la madre e il fratello di Elisa, la studentessa potentina di 16 anni scomparsa il 12 settembre 1993, il cui cadavere è stato trovato il 17 marzo 2010 nel sottotetto di una chiesa (www.libera.it)

Potenza - Siamo in terra di lupi, lupi umani, ma siamo anche in terra di luce. Sono quasi le 9. È il giorno della festa del papà e l’anniversario dell’uccisione di Don Peppe Diana. Il corteo sta per mettersi in marcia. Gli scout, pantaloncini corti e fazzoletto al collo, dovranno scortarlo. Il cielo sopra Potenza è grigio e minaccia pioggia. L’aria è fredda e il vento la fa ancora più pungente. I familiari delle vittime innocenti delle mafie sono in testa al corteo e offrono dignitosamente il loro volto alle telecamere e agli obiettivi dei fotografi. È il loro momento di visibilità. Don Ciotti va a salutarli e i loro visi, tutti segnati dall’identico dolore, si rincuorano e si rilassano. Domina imponente la barbona bianca di Vincenzo Agostino, il papà dell’agente di polizia Nino, ucciso insieme alla moglie Ida Castellucci, incinta di 5 mesi, nell’agosto del 1989 a Villagrazia di Carini. Sono 22 anni che una lametta non accarezza il suo viso. Solo quando sarà fatta giustizia, Vincenzo si raderà. Si alza poi una mano coperta da un guanto bianco. “Il nostro dolore è fine pena mai” si legge sui polpastrelli di Mario Congiusta. È il papà di Gianluca, l’imprenditore 32enne di Locri ucciso dalla ‘ndrangheta nel maggio del 2006. I familiari di Dario Scherillo indossano delle casacche plastificate con la foto di questo ragazzo di 26 anni ucciso nel 2004 nella periferia di Napoli. Morì per errore. Gli errori in terra di mafia possono essere anche tragici scambi di persona. Un po’ più giù ondeggiano i gonfaloni dei Comuni che hanno aderito alla giornata. E poi un fiume di ragazzi. A fare da apripista c’è un camioncino. Sul suo cassone c’è Pino Maniaci, il giornalista di Telejato Notizie, armato di telecamera, baffi e sigaretta fra i denti. Sembra essere lui il regista di questa scena di massa post-novecentesca, in cui sventolano le bandiere colorate di Libera. Il serpentone inizia a muoversi fra i palazzoni della periferia potentina. A metà corteo una lunga bandiera della pace. Alle finestre ci sono un po’ di tricolori e parte qualche applauso. Il dolore, la sete di giustizia e il bisogno di memoria sono ormai in cammino, sulle gambe di tutti i manifestanti. Le campane suonano, il cielo si fa più minaccioso. Una ragazza inizia a leggere i nomi delle 900 vittime innocenti. Emanuele Notarbartolo, politico ucciso in Sicilia nel 1893, apre le danze del triste elenco. Comincia a piovere. Il corteo confluisce nel punto di raccolta finale, nel piazzale nei pressi del palazzo della Regione Basilicata. Le note e le parole di Bella Ciao accolgono il popolo dell’antimafia. I nuovi partigiani, i nuovi resistenti sono qui, sotto la pioggia sempre più fitta. 

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