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"È stato il figlio". Considerazioni antropologiche a margine...



Considerazioni antropologiche sul film "È stato il figlio" di Daniele Ciprì:

  1. Toni Servillo ricorda Domenico Modugno e Giancarlo Giannini diretto da Lina Wertmüller (si vedano  "Travolti da un insolito destino..." e "Mimì Metallurgico…”);
  2. Il personaggio di Masino (Piero Misuraca), riccioluto e maledetto è di chiara ispirazione pasoliniana;
  3.  Le bambine che giocano nella degradata piazza  sembrano uscire dalle istantanee di Letizia Battaglia, compresa la scena della morte della piccola Serenella che sembra una sua foto in movimento;
  4. Gli anni '80 palermitani segnati dall'apocalisse mafiosa stanno tutti nel cielo plumbeo che (non sempre nel film) avvolge la città, nell'evocare un Nino D'Angelo pre e post fase neomelodica che sembra non guastare (anche se un po’ scontato risulta comunque doveroso), nel richiamare gli sfortunati protagonisti di "Mery per Sempre" e "Ragazzi Fuori", con la locandina del film "Vite perdute" in cui vennero diretti da Giuseppe Greco, figlio del boss Michele detto "Il papa", quello che citava “Il Padrino” e il film “Mosè” durante il Maxiprocesso per denigrare il pentito Contorno;
  5. Il forforoso avvocato (Mauro Spitaleri) è una citazione di "Un borghese piccolo piccolo" di Monicelli (personaggio del Dottor Spaziani interpretato da Romolo Valli), il film che chiude la stagione della commedia all'italiana. Da lì in poi "i mostri" che avevamo conosciuto in celluloide e non avrebbero invaso totalmente l'orizzonte del nostro sguardo reale e virtuale;
  6. "È stato il figlio" marcia in quella direzione, disegnare un Paese che conosciamo e vediamo tutti i giorni, di cui non solo sappiamo tutto, ma di cui abbiamo anche le prove provate del suo stato di salute.  

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