Traduco di mio pugno parte dell'analisi autorevole di Horacio Verbitsky oggi su
Página/12, quotidiano argentino. Francesco I viene definito con la parola
tedesca "ersatz", letteralmente un surrogato. Scrive Verbitsky:
"Sarà un successore di minor qualità, tipo una pietanza fatta
di sola acqua e farina che le madri povere danno ai loro figli per ingannare la
loro fame. (...) Sul
soglio pontificio non siederà un vero francescano ma un gesuita che si farà
chiamare Francesco, come il poverello di Assisi. Un’amica argentina, mi scrive
confusa da Berlino che per i tedeschi, che non conoscono la sua storia, il
nuovo Papa è un terzomondista. Piccola confusione. (…) La sua biografia è
quella di un populista conservatore, simile a quella di Pio XII e di Giovanni
Paolo II: inflessibili in questioni dottrinarie ma con un’apertura verso il
mondo, e in particolar modo, verso le masse diseredate. (…) Se Papa
Pacelli accettò i finanziamenti dalla Cia per sostenere la Democrazia Cristiana
e impedire la vittoria comunista nelle elezioni del dopoguerra e se Wojtyla fu
l’ariete che aprì il primo buco nel Muro di Berlino, il Papa argentino potrà svolgere
un pari ruolo nel contesto latinoamericano. I suoi trascorsi nella “Guardia di
Ferro”, il verbo populista che non ha dimenticato - e con cui potrebbe anche
far sue alcune questioni storiche come quella delle Isole Malvinas - lo mettono
in condizioni di dare una direzione a questo processo, così da apostrofare gli
sfruttatori e predicare mansuetudine agli sfruttati"
È la sera di venerdì 23 maggio 2025 quando allo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli, nella curva B – quella raccontata da Nino D’Angelo a metà degli anni ’80 tra musica e film – appare una tela disegnata. Un drappo che si offre ad una schiera infinita di obiettivi che riverberano in tutto il mondo quell’immagine creata con l’intelligenza artificiale. Ancora qualche secondo e, dopo una lenta ed inesorabile dissolvenza di occhi e telecamere che sposta l’attenzione verso il centro del campo, l’attesa può avere fine. Il Napoli di Antonio Conte, emigrante salentino di ritorno al Sud, è finalmente pronto a scendere in campo contro il Cagliari in vista dell’ultima gara della stagione, decisiva per la vittoria del campionato. In quegli stessi istanti l’Inter, campione d’Italia in carica, tenta inutilmente di difendere il titolo della seconda stella nella manzoniana Como. I tifosi azzurri hanno deciso di accogliere così la squadra, con una narrazione visiva di sapore ottocentesco che vede a...
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