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"Non un vero francescano..."


Tapa en papel
Traduco di mio pugno parte dell'analisi autorevole di Horacio Verbitsky oggi su Página/12, quotidiano argentino. Francesco I viene definito con la parola tedesca "ersatz", letteralmente un surrogato. Scrive Verbitsky:  "Sarà un successore di minor qualità, tipo una pietanza fatta di sola acqua e farina che le madri povere danno ai loro figli per ingannare la loro fame.  (...) Sul soglio pontificio non siederà un vero francescano ma un gesuita che si farà chiamare Francesco, come il poverello di Assisi. Un’amica argentina, mi scrive confusa da Berlino che per i tedeschi, che non conoscono la sua storia, il nuovo Papa è un terzomondista. Piccola confusione. (…) La sua biografia è quella di un populista conservatore, simile a quella di Pio XII e di Giovanni Paolo II: inflessibili in questioni dottrinarie ma con un’apertura verso il mondo, e in particolar modo, verso le masse diseredate. (…) Se Papa Pacelli accettò i finanziamenti dalla Cia per sostenere la Democrazia Cristiana e impedire la vittoria comunista nelle elezioni del dopoguerra e se Wojtyla fu l’ariete che aprì il primo buco nel Muro di Berlino, il Papa argentino potrà svolgere un pari ruolo nel contesto latinoamericano. I suoi trascorsi nella “Guardia di Ferro”, il verbo populista che non ha dimenticato - e con cui potrebbe anche far sue alcune questioni storiche come quella delle Isole Malvinas - lo mettono in condizioni di dare una direzione a questo processo, così da apostrofare gli sfruttatori e predicare mansuetudine agli sfruttati"

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