Maurizio Crosetti è proprio innamorato di Bonucci. Qualche tempo fa lo ha anche chiamato "Beckenbonucci". Guai a chi glielo tocca, insomma. Su La Repubblica di oggi - dissertando sulla filosofia del rigore - se la prende (giustamente) con Zaza e Pellè ("Quelli veniva proprio voglia di acchiappargli per le orecchie") e dice che è impossibile prendersela con Bonucci, "uno dei pochi veri campioni di questa truppa". Eppure io continuo a pensare che il gesto di Bonucci, lo sciacquarsi la bocca ogni qual volta buca il portiere avversario, non sia da campione, ma da bullo di quartiere, da sbruffone e sia degno di una interdizione antropologica e culturale dai campi di gioco. Provate a immaginare Neuer che si riscatta parando il suo penalty nella lotteria finale, si giri a turno verso il pubblico teutonico, l'avversario affranto per il rigore fallito, le telecamere di tutto il mondo e scimmiotti quel gesto insopportabile. Come l'avremmo presa noi italiani?
È la sera di venerdì 23 maggio 2025 quando allo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli, nella curva B – quella raccontata da Nino D’Angelo a metà degli anni ’80 tra musica e film – appare una tela disegnata. Un drappo che si offre ad una schiera infinita di obiettivi che riverberano in tutto il mondo quell’immagine creata con l’intelligenza artificiale. Ancora qualche secondo e, dopo una lenta ed inesorabile dissolvenza di occhi e telecamere che sposta l’attenzione verso il centro del campo, l’attesa può avere fine. Il Napoli di Antonio Conte, emigrante salentino di ritorno al Sud, è finalmente pronto a scendere in campo contro il Cagliari in vista dell’ultima gara della stagione, decisiva per la vittoria del campionato. In quegli stessi istanti l’Inter, campione d’Italia in carica, tenta inutilmente di difendere il titolo della seconda stella nella manzoniana Como. I tifosi azzurri hanno deciso di accogliere così la squadra, con una narrazione visiva di sapore ottocentesco che vede a...

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