Passa ai contenuti principali

La vittoria di chi non conta nulla


Era la sua festa. Anzi, no. La loro festa. I 60 anni di Nino D'Angelo erano l'occasione giusta per unire il cantante con il "popolo delle sue canzoni". Doveva essere un atto d'amore reciproco. E così è stato, in uno stadio San Paolo con il sogno (malcelato) di vincere lo scudetto il prossimo anno. D'Angelo non è solo la personificazione del suo popolo, ma il suo punto di riferimento, l'esempio (nobile) da seguire. Un popolo umile, educato, generoso, innamorato, appassionato. Un popolo che conosce la fatica e il sudore del vivere quotidiano. Un popolo che il segno di esistenze precarie e vite di scarto ce l'ha disegnato sul viso. Un marchio che è un'eredità da tramandandare di padre in figlio. Un popolo che forse non ha mai conosciuto rappresentanza politica e che ieri lo ha confermato. Al comparire del volto di De Magistris sullo schermo, ha lanciato fischi sonori. Ovazioni per Merola, Troisi, Pino Daniele, De Filippo, Totò. Poco coinvolgimento e un pizzico di disorientamento allo scandire il nome di Giancarlo Siani. Un popolo che si è sentito rappresentato dalle canzoni d'amore del primo D'Angelo, in cui il consumismo sfrenato degli anni '80 diventava il rifugio per una vita sicura, tranquilla, "inclusiva", in linea con i tempi che devono essere sempre moderni. Un popolo che, quasi quattro decenni dopo, cerca ancora il re nel recinto della sua piccola patria. E Nino D'Angelo forse lo è, con il suo viso da eterno bravo ragazzo che ce l'ha fatta, aprendosi al mondo. Un Gianni Morandi tutto meridionale. Ieri D'Angelo ha rivendicato la dignità della povertà. Lo ha fatto con animo sincero, lontano da tossine populiste e paternaliste. Con trasporto, emozione, riconoscenza. E se il ragazzo di Monghidoro cantava: "Uno su mille ce la fa", l'ex caschetto biondo non poteva non confessare davanti la sua Curva B: "Io sono la vittoria di chi non conta nulla"

Commenti

Post popolari in questo blog

Al Maradona, il ritorno degli scugnizzi

È la sera di venerdì 23 maggio 2025 quando allo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli, nella curva B – quella raccontata da Nino D’Angelo a metà degli anni ’80 tra musica e film – appare una tela disegnata. Un drappo che si offre ad una schiera infinita di obiettivi che riverberano in tutto il mondo quell’immagine creata con l’intelligenza artificiale. Ancora qualche secondo e, dopo una lenta ed inesorabile dissolvenza di occhi e telecamere che sposta l’attenzione verso il centro del campo, l’attesa può avere fine. Il Napoli di Antonio Conte, emigrante salentino di ritorno al Sud, è finalmente pronto a scendere in campo contro il Cagliari in vista dell’ultima gara della stagione, decisiva per la vittoria del campionato. In quegli stessi istanti l’Inter, campione d’Italia in carica, tenta inutilmente di difendere il titolo della seconda stella nella manzoniana Como. I tifosi azzurri hanno deciso di accogliere così la squadra, con una narrazione visiva di sapore ottocentesco che vede a...

Giallorosso hurricane. Juve and Napoli do their duty. Lazio, in the name of Klose

Totti: "We have got balls!". Conte: "They are obscuring us". Perin looks like a young Buffon. Klose leaves his mark on Lazio's victory. Bologna and Livorno remember Morosini Roma are still the beautiful (and lucky) queen that are killing Serie A. Without Totti and Gervinho, the  Giallorossi win again. They did it suffering against a good Udinese that got back to lose at home after 22 matches. Luis Muriel , Colombian forward, was overwhelming but the  Giallorossi did nit concede any goal. They played in ten men for the entire second half  (red card for Maicon) and achieved the expected result with Michael Bradley, USA midfielder. Supporters crowded Fiumicino Airport. A sanguine Totti wrote on his website: "We have got balls!". Antonio Conte, Juventus coach, declared: " Giallorossi are obscuring Juve and Napoli too ". The  Partenopei and the  Bianconeri kept on doing their duty beating Torino and Genoa with the same r...

Lo sguardo di Giancarlo Siani. Un dialogo con Isaia Sales

In occasione del quarantennale dell’omicidio di Giancarlo Siani, per capire il contesto, le dinamiche sociali e criminali in cui Giancarlo si immergeva, abbiamo dialogato con lo storico Isaia Sales, tra i più importanti studiosi di camorra e crimine organizzato. Il 23 settembre del 1985 fa a Napoli veniva ucciso, a soli 26 anni, Giancarlo Siani, cronista abusivo de Il Mattino. In questi quarant’anni Siani è diventato il simbolo di un giornalismo, allo stesso tempo, precario, libero e coraggioso. A lui sono stati dedicati libri ( L’abusivo di Antonio Franchini, Scimmie di Alessandro Gallo, Un ragazzo normale di Lorenzo Marone), graphic novel ( Giancarlo Siani… e lui che mi sorride di Alessandro Di Virgilio ed Emilio Lecce), film ( E io ti seguo di Maurizio Fiume, Fortapàsc di Marco Risi).  Professor Sales, sono passati quarant’anni dall’omicidio di Giancarlo Siani. Cosa ricorda di quelle ore? Il fatto che si potesse ammazzare, a Napoli, un giovane cronista scatenò un sentimen...