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Romanzo popolare, un podcast prodotto dall'associazione daSud

Romanzo Popolare è un podcast realizzato con la regia di Stefano Campetta, prodotto dall'associazione daSud e da ÁP - Accademia Popolare dell'antimafia e dei diritti . Uno spazio sonoro in cui raccontare e provare a guardare, attraverso le lenti dell'immaginazione, storie, piccole e grandi, che hanno segnato la nostra epoca contemporanea. Sono disponibili le prime sei puntate: - 1962. L'anno del mafia-movie - 1972. Il battesimo de "Il Padrino" - 1982. Palermo, Italia - 1992. Tangentopoli e il crollo della Prima Repubblica - 1992. La strage di Capaci - 1992. La strage di Via D'Amelio Buon ascolto su Spotify  e/o Spreaker !

Mafie transmediali. Forme e generi del nuovo racconto criminale

Dal primo febbraio è disponibile Mafie transmediali. Forme e generi del nuovo racconto criminale , un volume curato da Manuela Bertone e Céline Masoni edito da Rubbettino Editore. C'è anche il mio contributo dal titolo 'Ndrangheta, la grande sconosciuta . Grazie alle curatrici e al professor Antonio Nicaso per i preziosi suggerimenti. Per saperne di più -->  https://www.store.rubbettinoeditore.it/catalogo/mafie-transmediali /

“Il ladro di bambini” di Amelio è il capolavoro che ci spiega il 1992, anno cruciale per l'Italia

Milano: la città che lo spot dell’Amaro Ramazzotti nel 1985 disegnava come “generosa, positiva, ottimista, efficiente”, come “una Milano da vivere, da sognare, […] da bere”. Una videocamera ci accompagna in una casa sporca e trascurata, incasellata in un grigio caseggiato popolare. Lì vive una famiglia di origine siciliana, composta da una mamma e due bambini. Rosetta (interpretata da Valentina Scalici) ha undici anni e una passione per le canzoni di Nino D’Angelo; suo fratello Luciano (Giuseppe Ieracitano) di anni ne ha nove e il suo cuore batte per l’Inter. Di loro padre non si sa nulla. Per ovviare alla miseria che li tormenta, Rosetta è costretta da sua madre a prostituirsi. Prima del rapporto, invoca sommessamente l’angelo custode. Mentre un cliente si accomoda nella sua camera, vediamo Luciano, malinconico e silenzioso, allontanarsi stringendo fra le mani una carta da mille lire. A rompere il perverso equilibrio familiare, l’intervento di una pattuglia. Da quel momento per Lucian...

Nell'antimafia a volte si infiltrano antieroi: ce lo ricorda un serial televisivo

«Se mi dovete fermare, avete due opzioni: o arrestarmi o spararmi». «Se non avessi avuto la scorta, io sarei morta sicuramente». «Ogni volta che metto in moto la macchina chiudo gli occhi. Non si sa mai... si può anche saltare in aria». «Ho dedicato tutta la mia vita a combattere il fenomeno mafioso in Sicilia». Ad esprimersi così, in una sorta di legal reality in sei puntate, sono il giornalista Pino Maniaci e l’ex magistrata Silvana Saguto. Per saperne di più, bisogna andare sulla piattaforma Netflix, dove, da settembre 2021, è disponibile la serie "Vendetta: guerra nell’antimafia", produzione Nutopia-Mon Amour Films e ottima regia a più mani (Ruggero Di Maggio, Davide Gambino, Flaminia Iacoviello, Daniela Volker, Suemay Oram). I protagonisti della “ritorsione” sono proprio loro, il direttore dell’emittente siciliana Telejato e l’ex presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. A fare da interpreti secondari in questa serie categorizzata come crim...

Il deserto del carcere

«Io e te, in comune, non abbiamo niente». Così parla l’ispettore Gaetano Gargiulo (Toni Servillo) guardando negli occhi il detenuto Carmine Lagioia (Silvio Orlando). Parole che servono a rimarcare una distanza fisica e morale tra chi è un dipendente dello Stato e chi no, proprio quando i sentimenti di entrambi iniziano ad assomigliarsi. È questo uno dei momenti più acuti e profondi di Ariaferma , l’ultimo film di Leonardo Di Costanzo. Ambientata in un immaginario carcere italiano e realmente girata nell’ex carcere dalla forma panottica di San Sebastiano di Sassari, l’opera è stata presentata nella sezione “Fuori Concorso” del 78º Festival di Venezia (1-11 settembre 2021). L’opinione pubblica ha così potuto misurarsi con le potenti immagini del regista campano ( L’intervallo , L’intrusa ) in un periodo inquieto della storia giudiziaria e istituzionale del nostro paese. Da una parte le agitazioni interne al mondo della magistratura, dall’altra l’emergere delle notizie sulle violenze comm...

Seminario "L'immagine della mafia al cinema e nella TV"

Lo scorso 25 marzo fa ho tenuto un seminario rivolto a insegnanti organizzato dagli amici del NO Mafia Memorial e del Centro Impastato di Palermo. Tema della formazione, la rappresentazione della mafia nel cinema e nella televisione. Qui è disponibile la registrazione completa dell'incontro. Buona visione!

I boss di mafia presi in giro, sessant'anni fa Franco e Ciccio aprirono un filone

Quando gli schermi italiani accolgono un film che racconta in chiave ironico-satirico-grottesca l'universo di Cosa Nostra, si grida spesso al miracolo. All'evento senza precedenti. Alla sfida che il mondo della cultura lancia al codice culturale mafioso. Da un lato vi sono ragioni di economia linguistica applicata al linguaggio giornalistico. Dall'altro il desiderio di riaffermare quel principio etico e morale che ha segnato la vita di Peppino Impastato: della mafia e dei mafiosi si deve ridere. Negli ultimi trent'anni del nostro cinema, a guadagnare l'attenzione su questo fronte sono stati Roberto Benigni con la commedia degli equivoci Johnny Stecchino (1991), Roberta Torre con il musical etno-antropologico Tano da morire (1997), le ciniche opere di Franco Maresco in coppia con Daniele Ciprì o al comando solitario di una macchina da presa predicante eresia, l'umorismo post-ideologico di Pif disegnato ne La mafia uccide solo d'estate , prima film (2013) e ...