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Raffaele Cutolo, il boss ideologo e crossmediale

«Il camorrista è uno che ha subito sofferenze prima di delinquere». «Sono un uomo che combatte contro le ingiustizie». «Perché ci sta questa malavita organizzata? Perché c’è il ghetto: non c’è il lavoro, in Campania non c’è niente. Ecco perché». Così parlava nel 1981 al microfono Rai di Giuseppe Joe Marrazzo Raffaele Cutolo, il boss di Ottaviano scomparso ieri all’età di 79 anni nel reparto sanitario del carcere di Parma, dopo una vita trascorsa sotto il duro regime del 41-bis. Quelle da lui pronunciate sono frasi passate alla storia e che gli hanno permesso, insieme alla sua intensa, eversiva ed innovativa attività criminale, di diventare una delle figure più ambigue ed oscure del Novecento italiano. Raffaele Cutolo ha infatti fornito teoria e prassi ad una particolare forma di ideologia camorrista, capace di dare forma e sostanza alla cosiddetta NCO, la Nuova Camorra Organizzata, il sodalizio criminale di massa da lui fondata, in cui si accedeva attraverso un rito iniziatico e a cui...

Lo sguardo “straniero” di Alessandro Leogrande

La voce mite di Alessandro Leogrande si è spenta improvvisamente a Roma il 26 novembre del 2017, a soli 40 anni di età. È stata una morte ingiusta, come tutte le scomparse che colpiscono le persone nel pieno della gioventù. E si è trattato, inevitabilmente, di una perdita che ha segnato la generazione di cui l’intellettuale nato a Taranto nel 1977 faceva parte. Sì, perché Leogrande ha rappresentato uno sguardo – meridionalista e dischiuso verso il mondo – acuto ed attento sull’Italia post-Novecentesca. L’occasione propizia per riscoprire il suo verbo, la offre la casa editrice Edizioni dell’asino che ha raccolto nel volume Gli anni dello Straniero – Italia 1998-2017 (pag. 341, euro 20) gli scritti che Leogrande aveva pubblicato sulla rivista diretta da Goffredo Fofi. Il percorso, curato da Nicola Villa e arricchito da un ricordo dello stesso Fofi, è segnato da quarantesette interventi di natura profondamente politica, distribuiti in tre sezioni, che aiutano a (ri)disegnare e (ri)scri...

Le ragazze di Via Savoia

ROMA - Nel “vecchio reparto” del Cimitero del Verano, c'è la tomba di una ragazza scomparsa nel gennaio del 1951. Una foto la ritrae in abiti austeri, capelli ondulati, viso sorridente. Anna Maria Baraldi è il suo nome. Aveva 26 anni. Suo padre Giovanni era un autista del Quirinale. Anna Maria morì al Policlinico Umberto I intorno alle 22 di lunedì 15 gennaio. Aveva riportato gravi ferite in Via Savoia, nel crollo delle scale di un villino che oggi non c’è più, sostituito da un palazzo in cortina. Anna Maria aveva trovato la morte mentre cercava un posto di lavoro. La domenica aveva letto un annuncio su Il Messaggero. «Signorina giovane intelligente, volenterosissima, attiva conoscenza dattilografia, miti pretese, per primo impiego cercasi. Presentarsi in via Savoia, 31 interno 2, lunedì ore 10-11 e 16-17». La mattina del 15 si recò al colloquio, accompagnata da sua madre Amelia. Come lei, centinaia di ragazze della Roma di allora avevano raggiunto quella signorile dimora. Via Savo...

Pablito e il mondiale. Un calcio alla storia nell'anno dei boss

Paolo Rossi non c’è più. Da un paio di giorni, intanto, Pablito si è incamminato lungo i viottoli della Storia. Del mito. Della gloria eterna. Lo ha fatto esalando gli ultimi respiri fra le braccia di sua moglie Federica, su di un letto d’ospedale nella città di Siena. Una volta diffusasi la notizia della sua comparsa, ci hanno pensato i media di tutto il mondo a ricordarne le gesta eroiche, condensate in quella copiosa mezza dozzina di gol distribuiti in ordine decrescente (3-2-1) a Brasile, Polonia e Germania Ovest nel mondiale di Spagna di trentotto anni fa. Paolo Rossi capocannoniere, Pallone d’oro e Italia campione del mondo per la terza volta nella sua storia, la prima in epoca democratica e repubblicana. Era l’anno del signore 1982. Già, il 1982. Un momento non certo qualunque nella recente storia del nostro Paese. Molto probabilmente, un numero a quattro cifre ancora incapace di graffiare l’immaginario collettivo con le vicende che porta nel suo grembo. Se il biennio ’68-’69 e ...

L’amore di un’Argentina in ginocchio per «quello che chiamiamo un Dio»

Il popolo argentino ha dato l’ultimo saluto a Diego Armando Maradona, un peronista nato a Villa Fiorito, all’interno della Casa Rosada. Non senza polemiche e problemi di ordine pubblico. Per l’emergenza sanitaria e non solo. Nel palazzo presidenziale Maradona si sentiva di casa. Dal suo balcone si affacciò nel 1986, dopo la conquista della Coppa del mondo al mondiale messicano. Un anno fa circa, nel dicembre 2019, Diego era andato a far visita al neoeletto presidente Alberto Fernández, che in queste ore gli ha detto addio mettendo sulla bara una camiseta dell’Argentinos Juniors. La sua squadra del cuore, il primo club professionistico di Diego che da qualche anno a questa parte gioca nello stadio già intitolato al suo numero dieci più famoso. «IN QUALUNQUE LUOGO Maradona fosse stato vegliato sarebbero nate polemiche, ma il fatto che sia stata scelta la Casa Rosada è un fatto insolito nella nostra storia», racconta Fortunato Mallimaci, sociologo dell’Università di Buenos Aires, profondo...

Il caso Dante Troisi

Nel bel mezzo dell’Italia degli anni ’50, nel tribunale di provincia di «C.», «situato a metà strada tra due grandi città», lavora un giudice che prima di indossare la toga partì volontario per la Seconda guerra mondiale e rientrò in patria nel ’46 dopo un periodo di prigionia in Texas. La città cosparsa di bombe che lo vede «sacerdote» della giustizia è Cassino, fornace ardente nei giorni di guerra e ancora oggi crocevia fra Napoli e Roma. Il giudice si chiama Dante Troisi, era nato a Tufo (Avellino) nel 1920 e nella da poco sorta Repubblica italiana, pratica anche il mestiere della scrittura. Nel 1955, pubblica per Einaudi, nella collana I gettoni di Elio Vittorini, Diario di un giudice , l’autocronaca di un «uomo oppresso dalla solitudine cui lo costringe l’esercizio stesso della sua professione». Il libro sarà un successo diventando allo stesso tempo, per Troisi, un corpo di reato per aver compromesso, secondo l’art. 18 della Legge sulle guarentigie della magistratura, «il prestig...

Il Maradona politico

Populista e terzomondista. Invocato come un Dio terreno e esecrato come un Diavolo. Caro a capi di Stato e di governo ma nemico dei potenti della Fifa. Eroe popolare e amico di camorristi. Leader su un campo di calcio e prigioniero di vizi e debolezze nella vita privata. Figlio affettuoso e marito infedele. Star televisiva e eterna preda per telecamere indiscrete. Evasore fiscale e uomo generoso. Queste prime righe non sono certo sufficienti a descrivere l’indefinibile complessità di quel mostro sacro della storia del calcio che è (stato) Diego Armando Maradona e che oggi, 30 ottobre 2020, a pochi giorni dall’80esimo compleanno di Pelé, festeggia il suo genetliaco numero sessanta. E per uno che ha vissuto una vita di eccessi come el pibe de oro , non era forse così scontato arrivare a questa cifra tonda non di certo trascurabile. Sulla sua figura si è scritto, fotografato, filmato, raccontato tanto, (forse) troppo. Il suo corpo lo abbiamo visto crescere, strutturarsi, tonificarsi, info...