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“Il ladro di bambini” di Amelio è il capolavoro che ci spiega il 1992, anno cruciale per l'Italia

Milano: la città che lo spot dell’Amaro Ramazzotti nel 1985 disegnava come “generosa, positiva, ottimista, efficiente”, come “una Milano da vivere, da sognare, […] da bere”. Una videocamera ci accompagna in una casa sporca e trascurata, incasellata in un grigio caseggiato popolare. Lì vive una famiglia di origine siciliana, composta da una mamma e due bambini. Rosetta (interpretata da Valentina Scalici) ha undici anni e una passione per le canzoni di Nino D’Angelo; suo fratello Luciano (Giuseppe Ieracitano) di anni ne ha nove e il suo cuore batte per l’Inter. Di loro padre non si sa nulla. Per ovviare alla miseria che li tormenta, Rosetta è costretta da sua madre a prostituirsi. Prima del rapporto, invoca sommessamente l’angelo custode. Mentre un cliente si accomoda nella sua camera, vediamo Luciano, malinconico e silenzioso, allontanarsi stringendo fra le mani una carta da mille lire. A rompere il perverso equilibrio familiare, l’intervento di una pattuglia. Da quel momento per Lucian...

Nell'antimafia a volte si infiltrano antieroi: ce lo ricorda un serial televisivo

«Se mi dovete fermare, avete due opzioni: o arrestarmi o spararmi». «Se non avessi avuto la scorta, io sarei morta sicuramente». «Ogni volta che metto in moto la macchina chiudo gli occhi. Non si sa mai... si può anche saltare in aria». «Ho dedicato tutta la mia vita a combattere il fenomeno mafioso in Sicilia». Ad esprimersi così, in una sorta di legal reality in sei puntate, sono il giornalista Pino Maniaci e l’ex magistrata Silvana Saguto. Per saperne di più, bisogna andare sulla piattaforma Netflix, dove, da settembre 2021, è disponibile la serie "Vendetta: guerra nell’antimafia", produzione Nutopia-Mon Amour Films e ottima regia a più mani (Ruggero Di Maggio, Davide Gambino, Flaminia Iacoviello, Daniela Volker, Suemay Oram). I protagonisti della “ritorsione” sono proprio loro, il direttore dell’emittente siciliana Telejato e l’ex presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. A fare da interpreti secondari in questa serie categorizzata come crim...

Il deserto del carcere

«Io e te, in comune, non abbiamo niente». Così parla l’ispettore Gaetano Gargiulo (Toni Servillo) guardando negli occhi il detenuto Carmine Lagioia (Silvio Orlando). Parole che servono a rimarcare una distanza fisica e morale tra chi è un dipendente dello Stato e chi no, proprio quando i sentimenti di entrambi iniziano ad assomigliarsi. È questo uno dei momenti più acuti e profondi di Ariaferma , l’ultimo film di Leonardo Di Costanzo. Ambientata in un immaginario carcere italiano e realmente girata nell’ex carcere dalla forma panottica di San Sebastiano di Sassari, l’opera è stata presentata nella sezione “Fuori Concorso” del 78º Festival di Venezia (1-11 settembre 2021). L’opinione pubblica ha così potuto misurarsi con le potenti immagini del regista campano ( L’intervallo , L’intrusa ) in un periodo inquieto della storia giudiziaria e istituzionale del nostro paese. Da una parte le agitazioni interne al mondo della magistratura, dall’altra l’emergere delle notizie sulle violenze comm...

Seminario "L'immagine della mafia al cinema e nella TV"

Lo scorso 25 marzo fa ho tenuto un seminario rivolto a insegnanti organizzato dagli amici del NO Mafia Memorial e del Centro Impastato di Palermo. Tema della formazione, la rappresentazione della mafia nel cinema e nella televisione. Qui è disponibile la registrazione completa dell'incontro. Buona visione!

I boss di mafia presi in giro, sessant'anni fa Franco e Ciccio aprirono un filone

Quando gli schermi italiani accolgono un film che racconta in chiave ironico-satirico-grottesca l'universo di Cosa Nostra, si grida spesso al miracolo. All'evento senza precedenti. Alla sfida che il mondo della cultura lancia al codice culturale mafioso. Da un lato vi sono ragioni di economia linguistica applicata al linguaggio giornalistico. Dall'altro il desiderio di riaffermare quel principio etico e morale che ha segnato la vita di Peppino Impastato: della mafia e dei mafiosi si deve ridere. Negli ultimi trent'anni del nostro cinema, a guadagnare l'attenzione su questo fronte sono stati Roberto Benigni con la commedia degli equivoci Johnny Stecchino (1991), Roberta Torre con il musical etno-antropologico Tano da morire (1997), le ciniche opere di Franco Maresco in coppia con Daniele Ciprì o al comando solitario di una macchina da presa predicante eresia, l'umorismo post-ideologico di Pif disegnato ne La mafia uccide solo d'estate , prima film (2013) e ...

Raffaele Cutolo, il boss ideologo e crossmediale

«Il camorrista è uno che ha subito sofferenze prima di delinquere». «Sono un uomo che combatte contro le ingiustizie». «Perché ci sta questa malavita organizzata? Perché c’è il ghetto: non c’è il lavoro, in Campania non c’è niente. Ecco perché». Così parlava nel 1981 al microfono Rai di Giuseppe Joe Marrazzo Raffaele Cutolo, il boss di Ottaviano scomparso ieri all’età di 79 anni nel reparto sanitario del carcere di Parma, dopo una vita trascorsa sotto il duro regime del 41-bis. Quelle da lui pronunciate sono frasi passate alla storia e che gli hanno permesso, insieme alla sua intensa, eversiva ed innovativa attività criminale, di diventare una delle figure più ambigue ed oscure del Novecento italiano. Raffaele Cutolo ha infatti fornito teoria e prassi ad una particolare forma di ideologia camorrista, capace di dare forma e sostanza alla cosiddetta NCO, la Nuova Camorra Organizzata, il sodalizio criminale di massa da lui fondata, in cui si accedeva attraverso un rito iniziatico e a cui...

Lo sguardo “straniero” di Alessandro Leogrande

La voce mite di Alessandro Leogrande si è spenta improvvisamente a Roma il 26 novembre del 2017, a soli 40 anni di età. È stata una morte ingiusta, come tutte le scomparse che colpiscono le persone nel pieno della gioventù. E si è trattato, inevitabilmente, di una perdita che ha segnato la generazione di cui l’intellettuale nato a Taranto nel 1977 faceva parte. Sì, perché Leogrande ha rappresentato uno sguardo – meridionalista e dischiuso verso il mondo – acuto ed attento sull’Italia post-Novecentesca. L’occasione propizia per riscoprire il suo verbo, la offre la casa editrice Edizioni dell’asino che ha raccolto nel volume Gli anni dello Straniero – Italia 1998-2017 (pag. 341, euro 20) gli scritti che Leogrande aveva pubblicato sulla rivista diretta da Goffredo Fofi. Il percorso, curato da Nicola Villa e arricchito da un ricordo dello stesso Fofi, è segnato da quarantesette interventi di natura profondamente politica, distribuiti in tre sezioni, che aiutano a (ri)disegnare e (ri)scri...