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«Piu, piu, piu, piu, piu...»

Donna piangente mentre passa la bara di La Torre (Letizia Battaglia) Oggi è l'anniversario della morte di Pio La Torre. Colgo l’occasione per raccontare questo aneddoto. Lo scorso anno, più o meno in questi giorni, in una scuola del Sud Italia, stavo facendo una lezione sulla rappresentazione massmediatica della mafia. Stavo mostrando ai ragazzi le foto di Letizia Battaglia, Franco Zecchin e altri. «Piu, piu, piu, piu, piu...» fece uno studente nella folla dell’auditorium raccogliendo consenso fra i suoi compagni. Sullo schermo avevo appena proiettato le foto dei funerali di Pio La Torre. Da lì saremmo partiti per raccontare un po’ chi era questo uomo, cosa aveva fatto nella vita e perché lo avevano ammazzato. Ma quei ragazzi di Pio La Torre sapevano già molte cose. «Ma perché allora hai fatto il verso del pulcino?», chiesi immaginando già la sua risposta. «Perché ne “Il Capo dei capi” quando ammazzano a Pio La Torre, i killer vanno da Riina e fanno così…». «Così come?». ...

Riflessioni post derby via streaming, post special Califfo via Tv e ascolto vinilico

Il derby è finito. L’ho seguito in streaming e le immagini arrivavano con qualche minuto di ritardo. Ma le urla del condominio sono state la punteggiatura migliore della partita. Qualche ululato al gol della Lazio, clima da stadio all’errore di Hernanes e al rigore di Totti. Ho visto uno stadio con ampi settori vuoti e ho pensato agli scontri del pomeriggio, fotografia di un calcio forse inutile e di una città in sofferenza. Su Raidue è poi iniziato lo speciale su Califano e così ho messo su un paio di suoi vinili. No, Youtube non sempre è un sicuro rifugio quando si cercano musica e parole. Riflettevo sulla poetica del Califfo e ho pensato che anticipi in pieno l’individualismo libertino di Vasco Rossi, fatto di ore piccole e fegati orgogliosamente maltrattati, contraltare della libertà partecipativa di Gaber o dello spirito libertario di De Andrè. No, il Califfo non mi rappresenta ma la sua “voce malandata” mi fa riassaporare Roma, città di cui da anni cerco di scorgere un’identità ...

Tutto il resto è noia...

Il Califfo, vicino al suo faccione da maschiaccio latino e borgataro, volle quello angelico di Eros. Quel bel bambino biondo avrebbe potuto prestare il suo viso allo spot di qualche merendina o di qualche giocattolo e invece si ritrovò sulla copertina di Tutto il resto è noia . Il papà di Eros non era mica uno qualunque. Si chiamava Francis. Era un milanese amico dei Marsigliesi, rivale e sodale del bel Renè, amico di siciliani e napoletani che sapevano il fatto loro. A Francis piaceva la voce romanaccia di quel Califfo che aveva conosciuto anche le galere patrie. Si erano conosciuti a Milano e volevano darsi al cinema insieme. Un giorno però a Francis, in una prigione sarda, ‘O Animale gli strappò il cuore e forse se lo mangiò pure. Qualche tempo dopo ‘O Professore , quello che scriveva poesie ed era a capo un esercito di migliaia di uomini, da dietro la cella rivolgendosi a Joe, il giornalista dal naso aquilino, disse: “ ’O animale ? È amico mio da piccolo… ma chi va sulla sua stra...

"Non ti arrabbiare..."

Tommaso Buscetta: "Io sono molto arrabbiato con questo signore..." Pippo Calò: "Non ti arrabbiare ché si arrabbiano i cani..." Pippo Calò (a destra) e Tommaso Buscetta (di spalle) al Maxiprocesso a Cosa Nostra (1986-1987)

La voce delle Madri dice: "Amen"

“ È da anni che noi Madri di Plaza de Mayo, dal momento che abbiamo dato vita alla nostra lotta, abbiamo mantenuto relazioni solamente  con i sacerdoti terzomondisti. Noi abbiamo stilato una lista di 150 sacerdoti assassinati dalla dittatura,   che la chiesa ufficiale non ha mai rivendicato. Noi Madri abbiamo parlato della chiesa ufficiale quando nessuno ne parlava. La c hiesa ufficiale è reazionaria quella del Terzo Mondo è invece liberatrice. Continuiamo a intrattenere rapporti solo con i sacerdoti t erzomondisti e su questo Papa appena eletto possiamo solo dire: Amen ” – Hebe de Bonafini, Presidente Associazioni Madres de Plaza de Mayo, in visita in questi giorni in Italia Fonte:  Asociación Madres de Plaza de Mayo 

"Non un vero francescano..."

Traduco di mio pugno parte dell'analisi autorevole di Horacio Verbitsky oggi su Página/12, quotidiano argentino. Francesco I viene definito con la parola tedesca "ersatz", letteralmente un surrogato. Scrive Verbitsky:  "Sarà  un successore di minor qualità, tipo una pietanza fatta di sola acqua e farina che le madri povere danno ai loro figli per ingannare la loro fame .    (...)  Sul soglio pontificio non siederà un vero francescano ma un gesuita che si farà chiamare Francesco, come il poverello di Assisi. Un’amica argentina, mi scrive confusa da Berlino che per i tedeschi, che non conoscono la sua storia, il nuovo Papa è un terzomondista. Piccola confusione. (…) La sua biografia è quella di un populista conservatore, simile a quella di Pio XII e di Giovanni Paolo II: inflessibili in questioni dottrinarie ma con un’apertura verso il mondo, e in particolar modo, verso le masse diseredate. (…) Se Papa Pacelli accettò i finanziamenti dalla Cia per s...

Buon voto a tutti!

Sta per finire questa campagna elettorale per le politiche. La quarta vissuta con il senno della ragione, la terza vicino ad Alessandra.  E stasera ho deciso di buttare giù queste due righe.  Anno 1996. Quando Prodi battè Berlusconi e nel mondo si agitava il ramoscello dell'Ulivo mondiale, ero più preoccupato per le sorti del Napoli di Beto, Cruz e Boghossian che doveva affrontare il Vicenza in finale di Coppa Italia. Andò bene all'andata con una mezza rovesciata di Pecchia. 1 a 0 al San Paolo. Andò malissimo al ritorno negli ultimi minuti dei supplementari. 3 a 0 per i veneti di Guidolin. Per me un fiume lacrime, un pugno alla porta e mio padre che arrivò alla minaccia di non farmi più vedere una partita di calcio. D'altronde ero recidivo. Già nel '90, dopo Italia - Argentina, avevo lanciato in aria un cuscino rischiando di fare seri danni a un prezioso vaso. Anno 2001. Tutta un'altra storia. Ero uno che di politica "capiva" e litigava in famigl...