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Un '77 di lotta contro la mafia

Il Centro di Documentazione Peppino Impastato compie 40 anni. Umberto Santino, che lo presiede insieme alla moglie Anna Puglisi, ne ripercorre la storia e il senso. Il 2017 è un anno ricco di ricorrenze per la storia dell’Italia legata alla lotta contro la mafia. Una buona occasione per fare un po’ di storia e non solo retorica memoria. Il 16 gennaio, la Camera dei Deputati ha già ricordato, a 90 anni dalla nascita, Pio La Torre, il segretario del Pci siciliano ucciso nel 1982. Il 1° maggio 1947, saranno settant’anni dalla strage di Portella della Ginestra, il primo mistero dell’era repubblicana fatto di 11 morti e 27 feriti, colpiti nel dì di festa. Fa forse meno notizia, ma è un compleanno importante anche quello che si avvia a festeggiare con una serie di iniziative il «Centro di Documentazione Giuseppe Impastato» di Palermo. A presiederlo ci sono Umberto Santino e sua moglie Anna Puglisi, quarant’anni dedicati allo studio del fenomeno mafioso. Una parte della loro casa nel qua...

Museo per la memoria di Ustica

I resti del velivolo sono lì, rimessi insieme con cura e delicatezza. Ci puoi girare attorno quante volte vuoi. Lo sguardo non li mollerebbe per un secondo. Ma il tempo per respirarli, per farli entrare dentro l'anima scivola verso l'infinito. I secondi scorrono scanditi dalle 81 luci che "si accendono e si spengono al ritmo di un respiro". Così ha voluto l'artista Christian Boltanski. Ma ciò che ti toglie il fiato sono le 81 voci che si rincorr ono alle tue spalle. Frammenti di vita quotidiana si intrecciano. Impossibile ascoltarle e intercettarle tutte. Ma provare a trascriverle su un taccuino è un esercizio di ascolto straordinario. Il punto di incontro tra l'essenza della vita nella sua quotidianità e la follia della Storia nei suoi progetti imperscrutabili. Eccone alcune. "Vorrei tornare a Parigi quest'estate" "Da quando è morto Roberto non ho più voglia di vivere" "Che palle, è andato male l'esame. Devo ...

Presentazione di "Diario di un giudice"

Beneduce, storico del diritto presso l’Università di Cassino, in quest’opera compie un’analisi minuziosa e appassionata della vicenda letterario-giudiziaria di un libro comparso in Italia alla metà degli anni ’50:  Diario di un giudice . L’autore, Dante Troisi era in quegli anni magistrato presso il Tribunale di Cassino. Diciotto pagine di quel libro furono chiamate in causa come articoli di un codice con l’accusa di compromettere il prestigio dell’ordine giudiziario. Cosa accadde a quelle pagine incriminate? Campo estetico e immaginario di autorità si scambiarono colpi semantici in un gioco stupefacente di spostamenti e di mutazioni. E per entrambi, Troisi doveva restare un tormentato giudice di se stesso o un temerario giudice che scrive. Ma nelle sue pagine si dipanò l’autoinchiesta di entrambi questi  sacri ordini : quello della letteratura e quello della giustizia. Beneduce, dopo aver ricostruito il contesto di quegli anni, un’Italia ancora scossa dalla guerra e sul...

La verità sta in cielo. Ma non per tutti

La recensione è stata pubblicata su Questione Giustizia Se  La verità sta in cielo  fosse una docu-fiction targata Rai da mandare in prima serata, se al termine della visione, un giornalista armato di taccuino intervistasse il regista Roberto Faenza e i suoi collaboratori in uno studio TV, facendosi raccontare un po’ la genesi, lo sviluppo, la realizzazione, la tesi di questo interessante film, qualcos’altro si smuoverebbe intorno al caso di Emanuela Orlandi? Per adesso, il lavoro di Faenza sulla vicenda della cittadina vaticana  desaparecida  a Roma un pomeriggio d’estate del 1983, è “soltanto” un dignitoso film, cinematograficamente non entusiasmante, ma onesto, prezioso e carico di passione. Il cinema italiano di inchiesta – di cui Francesco Rosi è stato maestro inarrivabile - ha sempre dato i suoi risultati migliori quando, reinventando i dolorosi eventi che hanno segnato la stagione repubblicana, non pretendeva di ricostruire didasca...

Presentazione di "Randagi"

La presentazione di  Randagi  (Rizzoli, 2016), la graphic novel scritta da Alessandro Mari e Francesca Zoni presso l'Istituto E. Ferrari di Roma. Ringrazio l' Associazione daSud  per avermi coinvolto nel loro Festival  # Restart

"Assalto al cielo" (Fallito)

La recensione è stata pubblicata su Questione Giustizia . Nel documentario presentato all'ultimo Festival di Venezia, Francesco Munzi tenta un'operazione rischiosa e interessante: realizzare un film lavorando soltanto su materiale di archivio. L'opera che viene fuori però risulta piatta e poco convincente, senza che emerga mai il punto di vista di chi l'ha realizzata. Francesco Munzi, classe 1969, è un talentuoso regista italiano. Con il tenebroso Anime Nere (2014) era riuscito a raccontare con efficacia e sensibilità l’universo antropologico e culturale della ‘ndrangheta, la mafia italiana storicamente meno raccontata dall’industria culturale. All’ultimo Festival di Venezia (sezione Fuori Concorso), Munzi ha presentato il documentario Assalto al cielo . Una operazione interessante: realizzare un film su un pezzo di storia italiana (il periodo compreso fra il ’67 e il ’77) senza sedersi dietro una macchina da presa, ma lavorando davanti ad uno schermo, s...

Eroi nel pallone, la sfida impossibile (Intervista con Pablo Alabarces)

Pubblicata su Il Manifesto del 14 Luglio 2016. Qui la versione completa. La parabola di due miti, Maradona e Messi, in un’intervista con il sociologo Pablo Alabarces dopo la disfatta dell’Argentina contro il Cile in Coppa America. «La Pulce non è carismatico, limita la sua prestazione al copione che lo spettacolo globale vuole, sceneggiatura prevedibile» Professor Alabarces, in questi giorni – dopo la disfatta dell’Argentina contro il Cile nella finale di Coppa America, la seconda consecutiva contro La Roja dopo l’edizione del 2015, la terza finale persa negli ultimi tre anni – i media argentini hanno preferito concentrarsi sull’addio di Lionel Messi alla selección . Come spiega questo atteggiamento dell’opinione pubblica? A voler essere spiccioli, potremmo spiegarlo ricordando la mediocrità del giornalismo di oggi. Ma ovviamente, non è questo l’unico motivo. Un esempio? Discutere di un addio è meglio che ragionare su una sconfitta… Oppure, le conseguenze di questa rinu...