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Il populismo dell'educazione anti-mafia

Il caso Nikita esploso alla Festa del cinema di Roma pone operatori dell’informazione, sistema scolastico-educativo, opinione pubblica, politica e istituzioni di fronte a un quesito decisivo per la crescita civile del nostro Paese: cosa vuol dire fare cultura, sensibilizzazione, istruzione rispetto al tema “mafia”? Come tutte le sfide democratiche e culturali, l’educazione su un tema così delicato e lacerante per la tenuta civile di una comunità, è una questione che probabilmente non conoscerà mai la parola fine. La banalizzazione applicata alle parole di Giovanni Falcone (“La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani etc. etc. etc…”) converrebbe infatti tenerla da parte per un po’. Quando il dibattito mai sopito sulle organizzazioni mafiose, inoltre, travalica i canoni del politicamente corretto, sfida i conformismi culturali o non viene sapientemente gestito, la questione è destinata inevitabilmente ad esplodere per incuria, malagestione, approssimazione, superfi...

La vittoria di chi non conta nulla

Era la sua festa. Anzi, no. La loro festa. I 60 anni di Nino D'Angelo erano l'occasione giusta per unire il cantante con il "popolo delle sue canzoni". Doveva essere un atto d'amore reciproco. E così è stato, in uno stadio San Paolo con il sogno (malcelato) di vincere lo scudetto il prossimo anno. D'Angelo non è solo la personificazione del suo popolo, ma il suo punto di riferimento, l'esempio (nobile) da seguire. Un popolo umile, educato, generoso, innamorato, appassionato. Un popolo che conosce la fatica e il sudore del vivere quotidiano. Un popolo che il segno di esistenze precarie e vite di scarto ce l'ha disegnato sul viso. Un marchio che è un'eredità da tramandandare di padre in figlio. Un popolo che forse non ha mai conosciuto rappresentanza politica e che ieri lo ha confermato. Al comparire del volto di De Magistris sullo schermo, ha lanciato fischi sonori. Ovazioni per Merola, Troisi, Pino Daniele, De Filippo, Totò. Poco...

Un '77 di lotta contro la mafia

Il Centro di Documentazione Peppino Impastato compie 40 anni. Umberto Santino, che lo presiede insieme alla moglie Anna Puglisi, ne ripercorre la storia e il senso. Il 2017 è un anno ricco di ricorrenze per la storia dell’Italia legata alla lotta contro la mafia. Una buona occasione per fare un po’ di storia e non solo retorica memoria. Il 16 gennaio, la Camera dei Deputati ha già ricordato, a 90 anni dalla nascita, Pio La Torre, il segretario del Pci siciliano ucciso nel 1982. Il 1° maggio 1947, saranno settant’anni dalla strage di Portella della Ginestra, il primo mistero dell’era repubblicana fatto di 11 morti e 27 feriti, colpiti nel dì di festa. Fa forse meno notizia, ma è un compleanno importante anche quello che si avvia a festeggiare con una serie di iniziative il «Centro di Documentazione Giuseppe Impastato» di Palermo. A presiederlo ci sono Umberto Santino e sua moglie Anna Puglisi, quarant’anni dedicati allo studio del fenomeno mafioso. Una parte della loro casa nel qua...

Museo per la memoria di Ustica

I resti del velivolo sono lì, rimessi insieme con cura e delicatezza. Ci puoi girare attorno quante volte vuoi. Lo sguardo non li mollerebbe per un secondo. Ma il tempo per respirarli, per farli entrare dentro l'anima scivola verso l'infinito. I secondi scorrono scanditi dalle 81 luci che "si accendono e si spengono al ritmo di un respiro". Così ha voluto l'artista Christian Boltanski. Ma ciò che ti toglie il fiato sono le 81 voci che si rincorr ono alle tue spalle. Frammenti di vita quotidiana si intrecciano. Impossibile ascoltarle e intercettarle tutte. Ma provare a trascriverle su un taccuino è un esercizio di ascolto straordinario. Il punto di incontro tra l'essenza della vita nella sua quotidianità e la follia della Storia nei suoi progetti imperscrutabili. Eccone alcune. "Vorrei tornare a Parigi quest'estate" "Da quando è morto Roberto non ho più voglia di vivere" "Che palle, è andato male l'esame. Devo ...

Presentazione di "Diario di un giudice"

Beneduce, storico del diritto presso l’Università di Cassino, in quest’opera compie un’analisi minuziosa e appassionata della vicenda letterario-giudiziaria di un libro comparso in Italia alla metà degli anni ’50:  Diario di un giudice . L’autore, Dante Troisi era in quegli anni magistrato presso il Tribunale di Cassino. Diciotto pagine di quel libro furono chiamate in causa come articoli di un codice con l’accusa di compromettere il prestigio dell’ordine giudiziario. Cosa accadde a quelle pagine incriminate? Campo estetico e immaginario di autorità si scambiarono colpi semantici in un gioco stupefacente di spostamenti e di mutazioni. E per entrambi, Troisi doveva restare un tormentato giudice di se stesso o un temerario giudice che scrive. Ma nelle sue pagine si dipanò l’autoinchiesta di entrambi questi  sacri ordini : quello della letteratura e quello della giustizia. Beneduce, dopo aver ricostruito il contesto di quegli anni, un’Italia ancora scossa dalla guerra e sul...

La verità sta in cielo. Ma non per tutti

La recensione è stata pubblicata su Questione Giustizia Se  La verità sta in cielo  fosse una docu-fiction targata Rai da mandare in prima serata, se al termine della visione, un giornalista armato di taccuino intervistasse il regista Roberto Faenza e i suoi collaboratori in uno studio TV, facendosi raccontare un po’ la genesi, lo sviluppo, la realizzazione, la tesi di questo interessante film, qualcos’altro si smuoverebbe intorno al caso di Emanuela Orlandi? Per adesso, il lavoro di Faenza sulla vicenda della cittadina vaticana  desaparecida  a Roma un pomeriggio d’estate del 1983, è “soltanto” un dignitoso film, cinematograficamente non entusiasmante, ma onesto, prezioso e carico di passione. Il cinema italiano di inchiesta – di cui Francesco Rosi è stato maestro inarrivabile - ha sempre dato i suoi risultati migliori quando, reinventando i dolorosi eventi che hanno segnato la stagione repubblicana, non pretendeva di ricostruire didasca...

Presentazione di "Randagi"

La presentazione di  Randagi  (Rizzoli, 2016), la graphic novel scritta da Alessandro Mari e Francesca Zoni presso l'Istituto E. Ferrari di Roma. Ringrazio l' Associazione daSud  per avermi coinvolto nel loro Festival  # Restart